Recensione su Madre!

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Il racconto biblico dell’arte / 15 Gennaio 2019 in Madre!

Premessa: non amo particolarmente questo regista dal nome impronunciabile e inscrivibile mi sono piaciuti veramente tanto solo un paio i film, in più il suo ultimo lavoro era stato quella porcheria immonda di Noah: quindi non avevo grandi aspettative.
Invece è un bel film, un po’ pretenzioso ma efficace. Ha diviso molto il pubblico c’è chi grida al capolavoro e c’è chi lo ha odiato.
Il racconto è palesemente sia una rilettura della Bibbia (Partendo da Adamo ed Eva, Caino ed Abele e infine proprio Cristo , il bimbo mangiato) sia allegoria del percorso artistico con Jennifer Lawrence che rappresenta sia la terra, che la musa entrambe usate sfruttate fino al massimo e poi abbandonate. Ritengo che le metafore usate non siano così criptiche e nemmeno così originali, ma sicuramente interessanti
Aronofsky usa molta macchina a mano, specialmente all’inizio dove riprende soprattuto la Madre con soggettive poi sempre distorte. Il film è molto cupo e va dalla tragedia all’horror con un senso di ineluttabilità tipico della prima, infatti già dall’inizio sappiamo come andrà a finire. In questo mi ha riordato Melacholia del già Lars von Trier, dove nella prima inquadratura ti mostrava la fine del film, come a sottolineare l’impossibilità di cambiare il corso degli eventi.
Stessa cosa succede in questo film la madre (una ottima Jennifer Lawerence che di solito non mi piace) subisce il suo destino, pur cercando di combattere ne soccombe come la terra(rappresentata dalla casa) è in balia di un’umanità peccaminosa.
Questo film s’inscrive perfettamente nella filmografia del suo regista, che si manifesta come indagatore della psiche umana nei suoi lati più perversi, tortura quasi i suoi personaggi (Basti pensare al Cigno nero o a Requiem for a dream), indagano nelle zone più losche dell’umanità, la sua natura maligna dell’umo.
E’ sicuramente un regista interessante e in crescita, ecco la mia sensazione è sempre quella di voler essere sì distruttivo, si perverso ma di riuscirci fino ad un certo punto.
Qui l’intento gli è riuscito e ci sono delle scene davvero forti, come quella del bambino.
Tra le vari chiavi di lettera quella che ho trovato più interessante non è stata quella biblica ma quella dell’ispirazione artistica.
L’artista usa la sua musa, che può essere la sua vita stessa, e tutto è messo in funzione dell’arte, poi la sua stessa opera (rappresentata dal bimbo) viene data al pubblico e fagocitata da esso, come se non appartenesse più a nessuno. Forse anche per questo film è accaduta la stessa identica cosa.

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