Mia madre

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Mia madre

Una regista cinematografica è alle prese con alcuni problemi professionali e personali: mentre non riesce a portare a termine il suo nuovo film e incontra notevoli difficoltà anche sul set, a casa non riesce ad instaurare alcun dialogo con la figlia adolescente e, insieme al fratello, deve prendersi cura dell'anziana madre malata.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Mia madre
Attori principali: Margherita BuyNanni MorettiJohn TurturroPietro RagusaAntonio ZavatteriGianluca Gobbi, Giulia Lazzarini, Beatrice Mancini, Stefano Abbati, Enrico Ianniello, Anna Bellato, Davide Iacopini, Camilla Semino Favro, Toni Laudadio
Regia: Nanni Moretti
Sceneggiatura/Autore: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Valia Santella
Fotografia: Arnaldo Catinari
Costumi: Valentina Taviani
Produzione: Francia, Italia
Genere: Drammatico
Durata: 106 minuti

. / 2 Settembre 2017 in Mia madre

Moretti elabora un film delicato, dal sapore malinconico , che non lascia spazio alla teatralità del dramma.
Il personaggio della Buy è “veicolo” di numerosi temi. La sua vita è costruita sul falso, su una realtà immaginaria lontanissima dalla veridicità del mondo.
Cruciale in questo senso è il suo lavoro: la regista. Che rapporto c’è tra il mondo reale e quello descritto dalle immagini di un film? Forse il cinema non riesce più ad immaginare la realtà per quello che è?
Anche i suoi rapporti sociali sono finti, tranne uno: quello con la madre. Madre che andrà via, lasciando tutti in un amplesso di emozioni e dubbi irrisolti, in primis il figlio, consapevole che non potrà avere la stessa vita di prima.

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Troppi dubbi… / 24 Dicembre 2015 in Mia madre

Forse avevo grandi aspettative in questo film. Quindi ero decisamente entusiasta nel vederlo e poi…
Il racconto di Margherita, del suo lavoro di regista, madre di un’adolescente ma soprattutto figlia di una madre che purtroppo è molto malata e senza possibilità di cura. La realtà della protagonista viene confusa con il suo passato e con le sue fantasie per questo prossimo lutto che non vuole accettare.
Un argomento molto delicato, intimo, personale e ovviamente drammatico.
Cosa non va? Beh, non me ne voglia ma Margherita Buy l’ho trovata totalmente fuori ruolo. Nanni Morettii ha voluto far interpretare a lei un suo ruolo e fare lui la spalla (il fratello) della protagonista ma personalmente sbagliando totalmente.
Non mi è piaciuta proprio come ha interpretato questo ruolo. Non che la consideri una grande attrice, molto forzata e poche volte ho apprezzato la sua arte. Ma in questo film credo sia stata pessima. Come pessimo è stata la partecipazione di John Turturro, attore americano strampalato chiamato dalla regista per fargli fare un ruolo importante nel suo film; forse decisamente voluto ma il buon John era veramente inappropriato, tutto ciò che faceva era forzato e nulla di naturale. Non è il suo e si è decisamente visto.
Bravissima la madre (Giulia Lazzarini) come anche la figlia della regista, veramente brave…
Peccato perché come tema non era sicuramente brutto ma l’interpretazione della protagonista ha fatto perdere praticamente tutto…
Aspettiamo un remake con attori più adeguati.
Ad maiora!

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22 Aprile 2015 in Mia madre

Il film di Nanni Moretti parla di molte cose e lo fa in modi diversi. Per quanto riguarda ciò che concerne il titolo, esplora il momento in cui una madre sta per spegnersi: il tono è pacato, rifiuta la teatralità o il pathos che dà adito a moralismi o facili sentimenti, e l’empatia con lo spettatore è sottile, ma non sottile per essere provocatorio, sottile per essere sottile. È un moto continuo fatto di atteggiamenti e riflessioni che disegnano un certo tipo di metodo cinematografico, che si concreta subito in atmosfera e contenuto, quello tipico morettiano di rifiuto della mistificazione, critica della teatralità che spettacolarizza il significato. Laddove invece la sobrietà diventa citazione è nei dialoghi più politici o riguardo alla professione, e la battuta diventa rimando colto, pur rifiutando sempre l’artificio. Fanno un po’ fatica queste “due anime del sottile” a convivere nello stesso film, ed emergono di conseguenza due spinte antitetiche che sembrano invadersi a vicenda, disturbandosi.
Vi è un altro punto debole nel film: il protagonista. Margherita ci viene più di una volta descritta dai personaggi di contorno come una persona difficile, dotata di un carattere che ne compromette i rapporti. Ciò che lo spettatore vede, invece, è quasi precisamente il contrario, e la Buy non dà mai il sospetto di interpretare una donna che non sia accondiscendente, premurosa, paziente. Questa incoerenza emerge quasi come una svista, una mancata presa di coscienza del regista che si dimentica di porsi nei panni dello spettatore, creando una grave incongruità, l’autocritica forzata che sarebbe stata meglio, in questo caso, evitare. Moretti dà per scontata una trasmutazione del sé che invece non lo è, regalando piani di lettura al di fuori del contesto filmico che però non trovano giustificazione nel girato. Altri personaggi inoltre vivono solo per confermare ciò che doveva mostrarsi in altro modo (Vittorio, l’ex compagno di Margherita, presente solo per mal criticare la protagonista) o assumono ruoli di cui a fine visione, ancora, ci si chiede la motivazione (la figlia Livia compare a metà film e, nonostante una buona recitazione, non riesce a ritagliarsi in sceneggiatura una funzione contributiva ai fini dello sviluppo narrativo).
Si pone ben presto la questione del rapporto tra realtà e cinema, la cui lente di confronto è il regista Moretti. Il film nel film che Margherita sta dirigendo incespica, è palesemente artificioso, pretestuoso nella riproposizione di tematiche sociali seppur ancora attuali da tempo soppiantate: la lotta di classe è come un vecchio libro da ristampare ma che non ha null’altro da aggiungere al già detto. Il vizio, la falsità del cinema è arrivata ad essere scomoda e si è impossessata della realtà per coloro i quali ne hanno fatto un lavoro; “bring me back to reality” urla Huggins (John Turturro) nel passaggio più esplicito, o Margherita che in più di un’occasione rimprovera i truccatori, come a prendersela contro la mistificazione di cui, però, lei stessa è artefice consapevole. È un messaggio chiaro, per chi conosce Moretti, di rivendicazione contro se stesso e il suo mestiere di regista, che su tutto posa un velo di responsabilità sociale o morale. È questa la riflessione più preziosa del film, oltre al rapporto madre-figlia su cui il regista riesce a dire quel poco che basta da creare l’empatia necessaria allo spettatore per far nascere gli allacci emotivi al proprio vissuto reale, in relazione a ciò che nella pellicola è sempre, e ancora, sottilmente affrontato.

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18 Aprile 2015 in Mia madre

Delicato e malinconico, più onirico del solito, Mia Madre è un opera morettiana molto personale, pacata, infarcita di contrasti netti tra una scena e l’altra e sempre di buon gusto, sia che si tratti di riprendere una scena intensamente drammatica sia che si tratti di un ballo mediorientale in fabbrica. La trama, nella sua apparente semplicità, è in realtà veicolo di molti temi ed accanto a quello dell’elaborazione anticipata e dolorosa del lutto si ritrova la riflessione sul rapporto tra cinema e realtà, sul ruolo del cinema e del suo regista, così come vi sono molteplici elementi che puntano l’attenzione sulla difficoltà di comunicare, sulla incapacità e, prima ancora, sulla voglia o meno di comunicare . Margherita, la protagonista a cui Nanni fa un po’ fare sè stesso, è una donna complessa, difficile, sicuramente un personaggio che non si ama subito, ma che la Buy interpreta tanto bene, dandole moltissima potenza emotiva, sfruttando lo sguardo e svettando decisamente nell’ultima bellissima scena. Una colonna sonora variegata, tanto semplice quanto d’effetto, usata con garbo e intelligenza e il giusto contrappunto umoristico in certi passaggi (grazie soprattutto a Turturro, azzeccato veramente) si uniscono a sequenze che rimangono impresse, come quella del sogno della coda al cinema o quella, tenera, del taccuino della madre in ospedale.

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Il dolore è l’ombra fedele dell’amore / 17 Aprile 2015 in Mia madre

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Lo spettatore si trova dinnanzi a un passaggio della vita obbligato: Il doloroso distacco dalla propria madre.
Moretti arriva a toccare, con questo film, i punti più profondi e spigolosi del tema con estrema naturalezza e semplicità.
Il film ripropone crudamente la spirale emozionale da cui i personaggi tutti vengono travolti. E’ evidente il minuzioso lavoro di ricostruzione del dolore compiuto dal regista. Un lavoro parzialmente autobiografico, che , inevitabilmente, poteva essere realizzato e compreso solo da chi era stato, in prima persona, attraversato da questo passaggio.
La ciclicità della vita col suo continuo affiancamento di amore e dolore sono il perfetto quadro d’azione per una magistrale Buy, ormai nel pieno della sua maturità artistica.
Al fianco della protagonista un più sommesso Moretti, nei panni del fratello, rivela una certa volontà di porsi in secondo piano, regista fuori dalle scene e occhio scrutatore al loro interno. Un lavoro veramente notevole che, senz’altro, ha meritato di concorrere al festival di Cannes.

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