Recensione su Mia madre

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18 aprile 2015

Delicato e malinconico, più onirico del solito, Mia Madre è un opera morettiana molto personale, pacata, infarcita di contrasti netti tra una scena e l’altra e sempre di buon gusto, sia che si tratti di riprendere una scena intensamente drammatica sia che si tratti di un ballo mediorientale in fabbrica. La trama, nella sua apparente semplicità, è in realtà veicolo di molti temi ed accanto a quello dell’elaborazione anticipata e dolorosa del lutto si ritrova la riflessione sul rapporto tra cinema e realtà, sul ruolo del cinema e del suo regista, così come vi sono molteplici elementi che puntano l’attenzione sulla difficoltà di comunicare, sulla incapacità e, prima ancora, sulla voglia o meno di comunicare . Margherita, la protagonista a cui Nanni fa un po’ fare sè stesso, è una donna complessa, difficile, sicuramente un personaggio che non si ama subito, ma che la Buy interpreta tanto bene, dandole moltissima potenza emotiva, sfruttando lo sguardo e svettando decisamente nell’ultima bellissima scena. Una colonna sonora variegata, tanto semplice quanto d’effetto, usata con garbo e intelligenza e il giusto contrappunto umoristico in certi passaggi (grazie soprattutto a Turturro, azzeccato veramente) si uniscono a sequenze che rimangono impresse, come quella del sogno della coda al cinema o quella, tenera, del taccuino della madre in ospedale.

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