Madre!

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Madre!

La tranquilla vita di una coppia viene compromessa dalle inopportune ingerenze di alcuni ospiti.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: mother!
Attori principali: Jennifer LawrenceJavier BardemEd HarrisMichelle PfeifferBrian GleesonDomhnall Gleeson, Jovan Adepo, Patricia Summersett, Eric Davis, Raphael Grosz-Harvey, Kristen Wiig, Stephen McHattie, Cristina Rosato, Xiao Sun, Marcia Jean Kurtz, Hamza Haq, Gregg Bello, Stanley B. Herman, Sabrina Campilii, Amanda Chiu, Emily Hampshire, Abraham Aronofsky, Luis Oliva, Stephanie Ng Wan, Ambrosio De Luca, Arthur Holden, Henry Kwok, Alexander Bisping, Koumba Ball, Robert Higden, Elizabeth Neale, Scott Humphrey, Anton Koval, Carolyn Fe, Pierre Simpson, Mylene Savoie, Gitz Crazyboy, Shaun O'Hagan, Mizinga Mwinga, Genti Bejko, Andreas Apergis, Julianne Jain, Julien Irwin Dupuy, Bronwen Mantel, Amanda Warren, Mason Franklin, Laurence Leboeuf, Sarah-Jeanne Labrosse, Melissa Toussaint, Fred Nguyen, Danny MAlin, Adam Bernett, Bineyam Girma, Oliver Koomsatira, Mercedes Leggett, Alain Chanoine, Kimberly Laferriere, Deena Aziz, Izabela Dąbrowska, Hamza Haq, Vitali Makarov, Daniela Sandiford, Nathaly Thibault, Chloë Bellande, Serge Martineau
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura/Autore: Darren Aronofsky
Colonna sonora: Jóhann Jóhannsson
Fotografia: Matthew Libatique
Costumi: Danny Glicker, Erick Martinez
Produttore: Darren Aronofsky, Ari Handel, Jeff G. Waxman, Scott Franklin
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Horror, Thriller
Durata: 121 minuti

M / 30 Luglio 2019 in Madre!

Allegoria religiosa (con sostrati di metafora artistica e politica, invero non esattamente sviscerati) tagliata con un’accetta che più spessa è difficile da immaginare.
Se la prima metà è tutto sommato un discreto film di tensione (al di là della nauseante mdp attaccata ai corpi), la seconda, ovvero dal momento in cui la parte simbolica diviene preponderante, è a dir poco insopportabile: una miriade di personaggi secondari fintissimi che rispondono all’esigenza allegorica ma che dimenticano di essere anche parte di una storia hic et nunc, un Bardem passivo o iperattivo alla bisogna (come il dio veterotestamentario, lo concedo, ma si poteva renderlo decisamente più credibile), Jennifer Lawrence che scopre di essere incinta a poche ore dall’amplesso (perché se lo sente), due lunghe scene praticamente identiche (il funerale prima, l’incontro coi fan poi, che ne è l’estrema e ridicola evoluzione) e soprattutto tanta tanta noia.
Fischiato a Venezia, deriso a Toronto, se ne capisce bene il motivo.

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Voto 8 / 2 Febbraio 2019 in Madre!

Una coppia, composta da marito (Javier Bardem) e moglie incinta (Jennifer Lawrence), vive in una grande casa isolata collocata in quella che parrebbe una campagna. Lei si occupa della ristrutturazione di questa, in attesa dell’arrivo del nuovo figlio, mentre lui, scrittore, lavora al suo prossimo libro. Tutto sembra procedere in modo tranquillo finché una bizzarra coppia di sconosciuti non fa il suo ingresso nelle vite dei due sposini.

Ho letto tantissimi pareri contrastanti a riguardo, ma io invece sono profondamente convinta che questo sia un film pazzesco, sconvolgente, disturbante e intenso. Sono passata dalla rabbia, alla confusione per arrivare al dolore e ad un finale stupore.
Lo spettatore si trova catapultato in un incubo delirante ed è spinto, fino alla fine, a dubitare di tutto quello che accade sullo schermo. Jennifer Lawrence è strepitosa ed è, secondo me, questa, fino ad ora, la sua migliore interpretazione. Il modo in cui esprime rabbia e sofferenza restano facilmente impressi tra mente e cuore. Io sono rimasta letteralmente senza parole.

Tutto si svolge all’interno di quella casa che i due stavano trasformando nel loro nido d’amore e che invece diventa, via via, un claustrofobico, affollato, inferno.
Il film, mi permetto di dire, è di impossibile interpretazione certa. Tutto scorre senza un perché, tutto è simbologico e spiazzante e a noi non resta che godere delle fortissime immagini e della bravura del cast.
“Mother!” non è solo un film, è un’esperienza indimenticabile e scioccante, è un’opera d’arte che, purtroppo, non tutti sono destinati ad amare. Ma d’altra parte tutti i film del regista sono intricati e, per un verso o un altro, sconvolgenti.

Per quanto concerne me, confermo il mio profondo amore per Aronofsky.

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Il racconto biblico dell’arte / 15 Gennaio 2019 in Madre!

Premessa: non amo particolarmente questo regista dal nome impronunciabile e inscrivibile mi sono piaciuti veramente tanto solo un paio i film, in più il suo ultimo lavoro era stato quella porcheria immonda di Noah: quindi non avevo grandi aspettative.
Invece è un bel film, un po’ pretenzioso ma efficace. Ha diviso molto il pubblico c’è chi grida al capolavoro e c’è chi lo ha odiato.
Il racconto è palesemente sia una rilettura della Bibbia (Partendo da Adamo ed Eva, Caino ed Abele e infine proprio Cristo , il bimbo mangiato) sia allegoria del percorso artistico con Jennifer Lawrence che rappresenta sia la terra, che la musa entrambe usate sfruttate fino al massimo e poi abbandonate. Ritengo che le metafore usate non siano così criptiche e nemmeno così originali, ma sicuramente interessanti
Aronofsky usa molta macchina a mano, specialmente all’inizio dove riprende soprattuto la Madre con soggettive poi sempre distorte. Il film è molto cupo e va dalla tragedia all’horror con un senso di ineluttabilità tipico della prima, infatti già dall’inizio sappiamo come andrà a finire. In questo mi ha riordato Melacholia del già Lars von Trier, dove nella prima inquadratura ti mostrava la fine del film, come a sottolineare l’impossibilità di cambiare il corso degli eventi.
Stessa cosa succede in questo film la madre (una ottima Jennifer Lawerence che di solito non mi piace) subisce il suo destino, pur cercando di combattere ne soccombe come la terra(rappresentata dalla casa) è in balia di un’umanità peccaminosa.
Questo film s’inscrive perfettamente nella filmografia del suo regista, che si manifesta come indagatore della psiche umana nei suoi lati più perversi, tortura quasi i suoi personaggi (Basti pensare al Cigno nero o a Requiem for a dream), indagano nelle zone più losche dell’umanità, la sua natura maligna dell’umo.
E’ sicuramente un regista interessante e in crescita, ecco la mia sensazione è sempre quella di voler essere sì distruttivo, si perverso ma di riuscirci fino ad un certo punto.
Qui l’intento gli è riuscito e ci sono delle scene davvero forti, come quella del bambino.
Tra le vari chiavi di lettera quella che ho trovato più interessante non è stata quella biblica ma quella dell’ispirazione artistica.
L’artista usa la sua musa, che può essere la sua vita stessa, e tutto è messo in funzione dell’arte, poi la sua stessa opera (rappresentata dal bimbo) viene data al pubblico e fagocitata da esso, come se non appartenesse più a nessuno. Forse anche per questo film è accaduta la stessa identica cosa.

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L’Apocalisse nel labirinto / 2 Marzo 2018 in Madre!

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Viva viva Aronofsky, che mi intriga, che mi conturba e che mi turba, che mi lascia giorni a soffriggere nelle riflessioni, che stimola la mia fantasia e la mia memoria, che mi porta su una strada e poi su un’altra e su un’altra ancora.
Di tutti sentieri che Madre! invita a percorrere, a me è piaciuto imboccare quello lastricato dal concetto di creazione artistica.
Esulando dalla metafora religiosa che lo stesso regista, secondo me sardonicamente, ha suggerito sia la chiave di lettura univoca (?) del film, sono rimasta affascinata dalla rappresentazione dell’artista, del processo creativo e delle implicazioni a livello sociale che si appaiano al tema.

In quest’ottica, il personaggio della Lawrence è perlomeno trino: musa (“Ispirazione, dov’eri finita?”, le domanda l’editrice/Kristen Wiig, appellandola con un’apposizione precisa), dea (lo scrittore-poeta/Bardem, la chiama spesso così), compagna.
Con la sua sola presenza, questa donna fornisce la materia creativa all’artista e, per amor suo (“Lo ami davvero. Che Dio ci aiuti”, dice l’intrusa/Michelle Pfeiffer) e della sua Arte, capace di commuoverla, accetta più o meno consciamente limitazioni, costrizioni (nel film, è l’unico personaggio che non può uscire dalla casa), sacrifici e ingerenze.
Non è lei a partorire: lei è il veicolo transeunte e incosciente dell’Idea/dell’Opera che germina grazie all’artista, che prende forma in lei, ma è lui a porre il seme, a vedere ciò che gli altri non scorgono se non quando tutto (l’Opera artistica) si è compiuto, per essere cannibalizzato dal pubblico in un rito isterico di consumo collettivo.

Quanto e perché l’Opera merita di essere condivisa?
La Lawrence chiede insistentemente a Bardem di restare solo con lei, ma lui è inebriato dalla notorietà, dal successo, dall’investitura a eroe della cultura concessagli da critica e pubblico.
Immagino che con questo film Aronofsky abbia rappresentato le sue inquietudini sul suo stesso mestiere. Il risultato di unatto intimo (l’unione tra la musa e l’artista) diventa oggetto di speculazione, critica, irrisione, esaltazione da parte di una platea ignorante (tale poiché non può conoscere appieno la genesi e le motivazioni della creatura artistica e non perché non sia sufficientemente colta o intelligente).

Il ruolo invidiato e odiato della compagna dell’artista si esplica nella furia che la gente riversa sul personaggio della Lawrence: lei, forse, conosce i segreti dell’Opera; certamente, lei ha preso parte alla sua creazione; un giorno, desiderosa di esclusiva intimità, potrebbe convincere l’artista a non lavorare più (l’editrice è pronta a spararle); è una figura privilegiata e, in quanto tale, merita disprezzo e accanimento fisico violento.

Il suo sacrificio finale è l’apice della sua comunione autodistruttiva con l’artista.
La rinascita del mondo domestico dello scrittore-poeta con una donna di aspetto diverso che si risveglia nel letto occupato inizialmente dalla Lawrence, in questo senso, la intendo come la trasposizione su carta dell’esperienza vissuta, la trasformazione della Vita in Opera.

Il tema della metamorfosi e del sacrificio supremo nel nome dell’Arte, già esplicitatosi ampiamente ne Il cigno nero, trova in Madre! un’ottima rappresentazione circocentrica, labirintica, apocalittica.
Un cortocircuito stimolantissimo.

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Filosofia, arte, vita / 19 Febbraio 2018 in Madre!

Se l’arte è il fluire incontenibile delle proprie emozioni, Aronofsky con questo film ha toccato vette artistiche altissime: l’eterno ritorno dell’uguale, il ciclo ineluttabile della vita, la morte disgregante e la vita rigenerante sono tutti elementi che si mescolano, portando alla luce un film denso, angosciante, ricco. Intrattenere significa anche e, mi auguro, soprattutto portare lo spettatore a porsi delle domande, a riflettere sul proprio essere io nel mondo, io del mondo. Io lo farei vedere ai miei (ancora ipotetici) studenti di Filosofia.

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