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Recensione su Lincoln

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29 gennaio 2013

Sono appena tornata, me ne sono andata prima che il film finisse.
E’ la seconda volta che vado a vedere un film da sola ed è la seconda volta che vado a vedere un film dopo le 22 (ovviamente durante la settimana, non nei fine settimana).
C’è da precisare che non mi sarei mai sognata di andarmene prima, se non altro perché il biglietto l’ho pagato, ma c’erano due ragazzi in sala che stavano copulando (in maniera molto rumorosa), quindi ad un certo punto la situazione è diventata insostenibile.
Eravamo giusto 5 persone in sala, io, due ragazzi, e la coppietta in questione. Non ho retto e me ne sono andata. C’è anche da dire che ad un certo punto del film (più o meno quando è arrivato il figlio di Lincoln) mi sono appisolata e, non per essere melodrammatica, ma sono stati i versetti della coppietta a svegliarmi.
Che trauma.
Non so come è finito e nemmeno mi interessa, a questo punto. E’ stata una bella lezione di storia, finché e durata.
(Le quattro stelle sono per la resistenza del ragazzo. Un’ora e mezzo di film con i suoi versetti in sottofondo)
Adieu.

9 commenti

  1. Stefania / 30 gennaio 2013

    Lincoln muore.
    E non è stato il maggiordomo.

    Gh! 😀

    • Naima / 30 gennaio 2013

      Questo lo sapevo ahah è storia. Ma volevo com’era reso cinematograficamente.

      • Stefania / 30 gennaio 2013

        😉

      • mat91 / 30 gennaio 2013

        Avresti dovuto sederti nel settore non fornicatori. Peccato, a me il film intrigava, però sentirne parlare male da parecchi (non soltanto per il doppiaggio di Favino, sul quale mi sarei aspettato critiche…) mi ha un po’ smontato…

        • Naima / 30 gennaio 2013

          Il doppiaggio è davvero pessimo. Non dico che il doppiatore non sia abbastanza espressivo, ma è proprio la voce che non calza bene sul personaggio, è ridicolo.

      • Naima / 30 gennaio 2013

        *vedere

      • Noloter / 30 gennaio 2013

        Purtroppo è reso malissimo (secondo me). Per farla breve:
        Lincoln lascia la Casa Bianca per andare al teatro con la moglie; nell’accomiatarsi dallo staff si lascia sfuggire la scontatissima frase fatta “preferirei non andare, ma devo” mentre un domestico lo osserva incamminarsi lungo il corridoio (metafora, immagino, del commiato dalla vita terrena; tra l’altro il domestico ha anche uno strano sguardo, quasi presagisse di non rivederlo mai più…). La scena si sposta in teatro. Durante la rappresentazione lo spettacolo viene interrotto da un tipo che, accorso sul palco dalle quinte, grida “hanno sparato al presidente!”. La scena torna alla Casa Bianca. Lincoln è sul letto in camicia da notte, già morto, mentre ministri, domestici e collaboratori lo osservano, esprimono commenti e ne elogiano la memoria.
        Ecco, così è stata resa la cosa. Senza rendere partecipe lo spettatore. Capisco l’effetto sorpresa (tutti si sarebbero aspettati la drammatica e intensa scena dell’attentato, magari con rallenty che fa sempre fiquo, così da toccare le emozioni del pubblico) di non realizzare una scena banale, ma trattandosi di un film retorico e celebrativo si afferte davvero la mancanza di una sequenza del genere, è come se da un film romantico si eliminasse il bacio finale tra i protagonisti…Tutto ciò mi lascia molto perplesso.

  2. Naima / 30 gennaio 2013

    @noloter in breve: non mi sono persa niente.

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