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Recensione su La bottega dei suicidi

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4 gennaio 2013

E’ un tentativo riuscito a metà. Tutta la parte “mortifera” è resa in maniera efficace non solo visivamente: Leconte moltiplica le spiegazioni della volontà al suicidio, se inizialmente sembra sposare il tema dominante della crisi, poi i soggetti che si suicidano o pongono mille altre motivazioni o nessuna, la morte è un fatto privato. Dove il film funziona pienamente è in alcune belle inquadrature verticali di parigi (è parigi?), sotto la pioggia, nelle bella scena del suicida anziano che riecheggia tanto cinema americano anni 40 da Quarto potere per la profondità dell’inquadratura della stanza da letto, a molti altri con l’incombenza efficace dell’orologio a rosone (Mister Hula Hop) che scandisce il tempo e domina la scena, nella citazione di De Chirico nel siparietto musicale di Mishima in cui la tensione all’addio alla vita si riflette in una solitudine metafisica (i personaggi hanno tutti nomi di famosi suicidi). Dopo aver teso la corda così tanto era davvero difficile trovare una soluzione positiva e Leconte annaspa, prima l’autostima che Alan instilla nella sorella, poi la musica e l’erotismo, poi di nuovo la musica, poi la cucina, ma è tutto molto frettoloso, quasi come se ci fosse una relazione di causa effetto automatica fra i suggerimenti ottimisti di Alan e il sorridere alla vita. D’altronde l’instancabile serenità del ragazzino e di alcuni suoi amici è decisamente misteriosa come la voglia di morire di alcuni clienti della bottega. Inoltre se nella sezione cupa la fantasia ha un suo slancio, le citazioni sono molte e direi feconde, nella parte del risveglio verso la felicità è tutto molto scontato e molto poco incisivo, basta guardare il florilegio delle possibilità di uccidersi e la piattezza della svolta culinaria che alla fine riguarda solo le crepes. In generale lascia un sorriso, anche se la piccola zampata finale con l’ultimo cliente l’ho molto apprezzata, un realismo equilibrato all’interno dello scontato lieto fine.
Molto belli i titoli di coda che si suicidano

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