2012

Argo

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Argo
Argo

Nel 1979, l'agente della CIA Tony Mendez organizza un piano per liberare sei ostaggi canadesi in Iran: simulerà l'arrivo a Teheran di una troupe cinematografica in cerca di location per girare un film di fantascienza, Argo, di cui faranno parte gli ostaggi sotto falsa identità, per poi portarli in patria alla fine del sopralluogo.
Anonimo ha scritto questa trama

Titolo Originale: Argo
Attori principali: Ben Affleck, Alan Arkin, Bryan Cranston, John Goodman, Scoot McNairy, Tate Donovan, Christopher Denham, Kerry Bishé, Clea DuVall, Victor Garber, Rory Cochrane, Kyle Chandler, Chris Messina, Zeljko Ivanek, Titus Welliver, Richard Kind, Taylor Schilling, Keith Szarabajka, Bob Gunton, Page Leong, Omid Abtahi, Sheila Vand, Karina Logue, Ryan Ahern, Bill Tangradi, Jamie McShane, Roberto Garcia, Christopher Stanley, Jon Woodward Kirby, Victor McCay
Regia: Ben Affleck
Sceneggiatura/Autore: Chris Terrio
Colonna sonora: Alexandre Desplat
Fotografia: Rodrigo Prieto
Costumi: Jacqueline West, Pamela Wise, Jeeda Barford
Produttore: Ben Affleck, George Clooney, Grant Heslov, Chris Brigham, Chay Carter, Tim Headington, Graham King, David Klawans, Nina Wolarsky
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Storia
Durata: 120 minuti

“La storia inizia come tragedia e finisce come farsa” / 13 Agosto 2017 in Argo

Terza opera per il novello "Batman" Ben Affleck, più regista che attore. Affleck ci sa fare con la cinepresa, i movimenti di macchina sono accattivanti e la fotografia suggestiva. Tuttavia, come già detto, come attore, il povero Ben non riesce ad essere carismatico nemmeno per 2 minuti, ciò ricade inevitabilmente sulla riuscita di un film dove il... continua a leggere » protagonista è davvero il film stesso. Il Tony Mendez del nativo di Berkeley è infatti piatto, sterile, monoespressivo, privo di emozioni, proprio come i 6 "ospiti" USA dell'ambasciatore canadese, ridotti per lo più a comparsate e mai veri "cardini" della vicenda (come in realtà fu..). Argo , sommariamente, ammette le responsabilità USA nel clima di tensione che si creò in Iran a fine anni 70', ma comunque finisce per essere il solito patriottico film "made in USA", che dipinge l'America come la nazione "democratica e perfetta" che tutto il mondo sogna. Gli ultimi 30 minuti, seppur totalmente distanti dalla veridicità dell'operazione, sono i più emozionanti, ricchi di "pathos" e di adrenalina che, mescolata al sentimento di speranza che lo spettatore ha covato per tutta la durata precedente del film, trovano la sua "spannung" nella chiamata allo "Studio 6" degli ottimi John Goodman e Alan Arkin. Riassumendo, Argo è un film confusionario ma solido, che, nonostante i numeri difetti, racconta come "la storia inizi come tragedia e finisca come farsa".

Bellissimo / 17 Settembre 2015 in Argo

Capolavoro di Ben Affleck che non solo dirige ma interpreta il ruolo di protagonista. Un film che ti prende. Di lancinante bellezza.

2 Maggio 2014 in Argo

Bel film basato su una storia vera. Nel film si trova tutto: tensione (per la situazione in Iran), ritmo, azione e anche qualche sprazzo di commedia per alleviare la tensione (soprattutto grazie a qualche battuta ironica sul mondo di Hollywood). Ben Affleck alla terza regia (dopo l'ottimo debutto di "Gone baby gone" dal romanzo di Lehane e "The town"), se... continua a leggere » la cava benissimo anche come attore. Ottimo anche il resto del cast su cui spiccano il simpatico John Goodman (il truccatore di Hollywood) e Alan Arkin (il produttore). Pur sapendo l'esito finale, si mantiene la trepidazione per i rischi corsi nell'operazione di salvataggio.

Stanca moralità USA / 8 Gennaio 2014 in Argo

Ben Affleck alle prese con la regia. Come attore l'ho sempre odiato, ma chissà che non possa stupirmi in un'altra veste. Mi accingo a vedere Argo con le aspettative al minimo e devo dire che l'impostazione iniziale mi piace. Peccato per il resto.
Lo sforzo c'è e alcune scene rendono, ma non ci siamo proprio per quanto riguarda il protagonista, UNA... continua a leggere » MUMMIA. Caro Ben, non mi piacevi prima e non mi piaci neanche adesso anche se quella barbetta sicuramente ti dona. L'aspetto c'è, manca lo spessore.
Il difetto più grande resta la moralità sottesa a tutto il film, talmente trita che probabilmente ha stancato anche gli americani più patriottici. Non c’è ambiguità, ma un finale piatto e senza sfumature che non rispecchia dovutamente i fatti intrecciati della Storia e della Politica.
Fotografia eccellente comunque, quasi compete con le più autentiche atmosfere anni 80. Non a caso Rodrigo Prieto è lo scenografo di film come Wall Street: il denaro non dorme mai (anche senza saperlo, Argo mi ha fatto subito pensare al film di Stone) e La Venticinquesima Ora.
Tutto sommato una possibilità gliela darò ancora.

Qui la mia recensione: http://elisewinrigby.wordpress.com/2013/08/03/argo-si-argo-no/

31 Ottobre 2013 in Argo

Di solito é la vita che entra dentro Hollywood.
Nella vicenda dell'assalto all'ambasciata americana a Teheran del 1979 e di come la CIA riuscì nella disperata impresa di liberare una parte degli ostaggi (che erano riusciti a rifugiarsi a casa dell'ambasciatore canadese), é invece Hollywood a entrare dentro la realtá.
La storia ha dell'incredibile,... continua a leggere » eppure andò proprio (o quasi) come viene descritto nel film: la CIA mise su una finta produzione hollywoodiana, arrivando a convincere gli iraniani che alcuni produttori canadesi si erano decisi a girare un film di fantascienza a Teheran, portando via loro da sotto il naso 6 ostaggi, fatti passare per membri della produzione che erano venuti a fare un sopralluogo per la location.
Nella sceneggiatura però gli americani (che proprio non sanno resistere alla tentazione di spettacolarizzare qualsiasi cosa) romanzano parecchio le cose per creare maggiore suspence (il salvataggio sembra concretizzarsi per il rotto della cuffia, ma non andò affatto così). Non sono le uniche inesattezze presenti nella pellicola (ad esempio non é vero che i 6 furono respinti dalle ambasciate britannica e neozelandese: la cosa fu un tantino più complicata); né le uniche omissioni (per dirne qualcuna, Mendez non andò da solo a recuperare i 6; inoltre viene sminuito il ruolo dei canadesi, che invece fu assai importante).
A parte ciò, il profilo storico è comunque trattato con insolita schiettezza, senza risparmiare (soprattutto nella parte iniziale) critiche pesanti alla gestione di certe vicende da parte della CIA (aver messo al potere in Iran lo sciah di Persia, che massacrò la sua gente per poi fuggirsene con un aereo carico di lingotti d'oro).
Forse, però, perché si preparava un finale riconciliante, in cui gli Usa ne escono, come al solito, nella qualitá di buoni che alla fine districano le matasse anche più intricate.
Del resto però, se l'intenzione fosse stata quella di un prodotto storicamente ineccepibile, ne sarebbe venuto fuori un docu-film, cosa che non ritengo rientrasse tra i desideri dei finanziatori del progetto.
E allora ecco che la pellicola rischia di farsi ricordare più che altro come film d'azione, di spionaggio, su sfondo storico. Aspetto che indubbiamente aiuta a tenere incollate le persone alle poltrone (e la suspence é in ciò magistralmente orchestrata), ma che rischia di svalorizzare l'importanza storica dei fatti narrati.
Un film che dunque avrebbe potuto, potenzialmente, offrire molto di più, ma che, per i binari su cui é stato portato, ha finito per cavarsela egregiamente. Merito di Affleck (e chi l'avrebbe mai detto!), che offre una regia all'altezza di cineasti ben più affermati; ma che però, a mio avviso, non convince del tutto nell'interpretazione del protagonista.
Certo che da ciò a meritare l'oscar come miglior film però ce ne corre!
Meno bene la sceneggiatura, la quale, oltre alle pecche di eccessiva romanzatura e le inesattezze di cui sopra, non riesce a emanciparsi da alcuni clichè hollywoodiani, risultando nel complesso un costante senso di dejavù (vedi il ritorno a casa nel finale o la situazione familiare del protagonista, o ancora le scene al quartier generale della Cia... Scene giá viste più e più volte... Nessuno sforzo di originalitá, insomma).
Il continuo richiamo a Star Wars mi é piaciuto particolarmente: come a sostenere un ruolo utilitaristico dell'immaginazione e della fantascienza (spesso bistrattata, un pò come la fisica, dai praticoni di turno). La fantasia a volte é il quid che ci vuole per risolvere situazioni apparentemente inestricabili.