Recensione su La mafia uccide solo d'estate

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1 Dicembre 2013

Palermo è bella, ma è anche orribile e frustrante. Rivederla attraverso gli occhi di un bambino dalla vita scandita dalle stragi mafiose degli anni 70-80-90 è qualcosa di bellissimo: perchè la sua dolce storia d’amore, trascinata per 20 anni, si mescola alle tragedie più nere, in un alternarsi di registri, comico e drammatico ( si ride e si piange come niente, merito di battute sarcastiche e dissacratorie e di momenti terribili fusi con le vicende dei protagonisti) , tra finzione e realtà; realtà al cui interno Pif inserisce gli stessi personaggi di finzione nei video di archivio originali che riempono il film, senza mai strafare e risultare forzato ma con una naturalezza apprezzabile e fino ad un finale che è emotivamente potentissimo. Inutile dire che mi sono emozionata più volte e che il finale sopracitato è un momento in cui si scioglie il cuore, forse dalla morale scontata ma non per questo meno forte e vera ( anzi no, perchè la mafia non si insegna a scuola, neanche in Sicilia e invece dovrebbe). Un momento emozionante per tutti e soprattutto per chi vive quotidianamente la Palermo sporca e menefreghista, illuminata saltuariamente da sprazzi di bellezza.
Un’opera prima sorprendente, fresca e piacevolissima, con bravi attori ( non male l’accento della Capotondi) e una colonna sonora tanto carina, che ridicolizza i mafiosi attraverso battute esilaranti ( non so quanto alcune possano essere comprensibili, per il dialetto) ma lascia qualcosa a cui pensare. Un film che tutti dovrebbero vedere.

1 commento

  1. MrMacchia / 31 Agosto 2014

    Pif sembra diventato la versione maschile e moderna di Santa Rosalia, patrona di Palermo, osannato da Piazza Garraffaello alla Vucciria (quella dei frequentatori della Taverna Azzurra of course…) passando dai Chiavettieri a Piazza Magione (ad esclusione degli artisti (!!) del Teatro Garibaldi Occupato che storcono il naso…brutta bestia l’invidia).
    Nel vedere il film, da palermitano, seppur bambino nel periodo degli anni ’80 – ’90, è stato impossibile non commuoversi e provare una fitta al cuore, rivivendo alcune tra le pagine più buie della città e d’Italia, ma questo è tutto merito della furbizia del regista.
    Il film in se stesso è una furbata, Pif utilizza la storia (quella reale) per far commuovere e celare i limiti della storia dei protagonisti della pellicola, lui sembra uno “sparacio vintiato”, non è verosimile che un bambino vissuto nella Palermo di quegli anni, qualsiasi fosse il suo background, potesse essere così ingenuo…e stendo un velo pietoso su quando lo ritroviamo adulto, una storia ai limiti del ridicolo.
    Vero, strappa qualche risata (amara…), divertente la storia del suo concepimento, spassosissimo Ninni Bruschetta nel frate colluso; vero, dà qualche spunto di riflessione, tanto breve quanto intensa è l’interpretazione di Claudio Gioè, ma manca quello che ci si aspetterebbe da un film “innovativo” e cioè la Palermo bella, orribile e frustrante descritta con occhio sarcastico e dissacratorio e molto lontana dalla Palermo stereotipata della maggior parte della filmografia.
    Da parte mia credo sia meglio che Pif continui a fare quello che gli riesce bene, approfondire temi in maniera lieve e pseudo sarcastica come ne “Il Testimone”, altrimenti più che come la Santuzza rischia di fare la fine di un’altra figura mistica di Palermo…il Sinnaco Ollando…

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