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Recensione su Inland Empire

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25 marzo 2013

Una vera e propria macedonia in cui Lynch inserisce non solo tutte le sue creazioni ma anche sé stesso.
In questo film sembrano esserci tanti elementi irrisolti ma vorrei provare a considerare il tutto come una rappresentazione di quel famoso e ricorrente numero “47”.
Studiato per dimostrare che ogni avvenimento, ogni serie ed ogni tradizione riporta esattamente a queste due cifre.
E così si aprono tanti mondi in un mondo solo assieme ad una critica del regista.
Pare voglia farci vedere come è davvero la realtà del cinema/del lusso, contrariamente a qualsiasi idea consolidata nella mentalità di ciascuno di noi.
“Nascondo un segreto” -quel segreto mai svelato è proprio ciò che ci resta in testa dopo un film sin troppo lungo ed a tratti estenuante.
Nello stesso stato (impero) convivono moltissime realtà distanti tra loro -lo notiamo anche solo facendo caso a determinate inquadrature : lo spettatore è ripreso separatamente dalla televisione e viceversa. Noi conosciamo reazioni “ingiustificate” a qualcosa di invisibile -ovvero, tutti gli elementi spiazzanti del film.
Oserei dire che, quasi, compone un teatrino per prenderci in giro -per confonderci e lasciarci ugualmente incollati allo schermo, nella speranza di trovare almeno una sola parola che possa aiutarci a risolvere quella serie di nodi.

Lynch, nonostante tutto, ha deciso di rappresentare anche se stesso.
Credo si celi in quella persona anonima occhialuta con cui la protagonista parla verso il termine del film.
E’ proprio a questo uomo che vengono raccontati i vari flash e le mille realtà coesistenti.

La vecchia “vicina di casa” è semplicemente un collante nonché un’introduzione al film, a mio vedere, per giustificare gli evidenti salti nel tempo. (Come da previsione).

Nonostante il significato dato da ciascuno di noi, mi è ancora oscuro quello reale e penso sia lo stesso gioco messo in atto da Jodorowsky in “La montagna sacra” -ovvero: ognuno vede ciò che gli pare.
Il film è troppo lungo e cattura l’attenzione solo per rari ma intensi “colpi di scena”.
Grandioso il cast.

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