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Recensione su Il segreto dei suoi occhi

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9 marzo 2011

E’ davvero un bel film in cui funziona tutto. C’è una sceneggiatura magnifica che amalgama i due piani temporali come un unico flusso di coscienza di Esposito, l’uomo qualunque che ha vissuto a cavallo della dittatura e per il quale il ricordo è quasi un’agoscia. C’è la storia d’amore che è un insieme di atti mancati e una storia giudiziaria che è un insieme di atti negati, di tentativi falliti, come se gli uni e gli altri fossero così tanto legati che l’impossibilità di sciogliere il nodo dell’omicidio portasse all’impossibilità di vivere l’amore.
Un omicidio efferato muove la storia, la sua soluzione è nascosta nello sguardo dell’omicida, ma non solo, lo sguardo di tutti rivela la vera essenza di ognuno, gli occhi sono davvero qui lo specchio dell’anima e denuncia le emozioni e le passioni di ogni perona.
E’ un bel film che parla di giustizia guardando dentro la macchina burocratica, dove il lavoro del piccolo funzionario, l’intesa con il superiore, gli screzi con il capo fanno poi realisticamente una indagine. E quella giustizia è debole e indifesa, bisognosa sempre di un accudimento: basterà poco perchè venga aggirata, ignorata, poi, infine, totalmente soppressa.
Su tutti si staglia la figura di Sandoval burocrate ubriacone e irriverente, ma con un senso dello stato enorme, quel senso dello stato che è senso di giustizia e verità che quasi tutti perderenno di lì a breve in Argentina. Figura perfettamente delineata e interpretata che attraverso i fumi dell’alcol riesce a guardare dentro l’animo di tutti, dentro i limiti, le emozioni, le passioni di ciò che è l’uomo, forse proprio perchè non mente a se stesso

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