Recensione su Hereafter

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l’immanenza oltre il titolo / 18 maggio 2011 in Hereafter

Film spiazzante, molto semplice e complesso alla stesso tempo che passa per essere un film sull’aldilà, dato il titolo, ma che è efficace solo nel raccontare la vita comune ed è molto più pieno di vita comune che di elucubrazioni sulla morte. Le tre storie infatti ci dicono di cosa è fatto il mondo, violenza famigliare, crisi economica, attentati, droga ed assistenti sociali, malattia, eventi naturali disastrosi, incomprensioni etc.il tutto con un tono piano e pacato, girando attorno ad un macgaffin che è giustamente inspiegato. La giornalista francese sembra scrivere un libro velatamente scientifico sulle esperienze di premorte, ma in tutto il film non si spiega mai cosa sia, non può essere fatto, c’è solo l’evidenza di una esperienza personale e largamente condivisa che non si distacca minimamente dalla vulgata comune ( e che è anch’essa spiegata scientificamente (luci, calma, ombre) senza bisogno di appellarsi a una sorta di limbo). Ma il tema principale è appunto la contemporaneità, gli intrecci fra le vicende di persone colpite da eventi estremi, ma non improbabili, anzi e così vengono raccontati, con la proverbiale asciuttezza del regista. Basti guardare al segmento del ragazzino, molto efficace per come rappresenta la disarticolazione del suo nucleo famigliare e l’affetto e l’unione che vi convive.
Detto questo non ho apprezzato molto i “racconti” dei morti, mi domando anzi perchè i morti con cui entra in contatto il vero medium siano così saggi, perchè abbiano tanto equilibrio, soprattutto il padre violento della ragazza incontrata alle lezioni di cucina che chiede scusa: cosa succede una volta morti che si diventa tutti così “perfetti”? Se Eastwood impone al film un approccio totalmente laico davvero questo migliorare pot morte non riesco a capirlo.
Una piccola menzione a Dickens che è personaggio vivo, l’unica panacea all’insonnia del protagonista, l’obiettivo della sua fuga in europa, la chiave per far incrociare tutti i personaggi, il mezzo di una vita che taglia con il passato e comincia a immaginarsi un futuro.

Tutto ciò che è legato al soprannaturale lo trovo debole in questo in questo film, certo non porta bene per un film con quel titolo. Ma il cappello cade per un movimento dell’aria, il ragazzino è fortunato, come tutti noi quando perdiamo il bus o la metro malediremmo chissà cosa, ma poi il bus si incasina nel traffico e…fortuna, siamo arrivati a casa prima perché siamo stati costretti a fare scelte diverse. In questo caso c’è l’attentato a Londra, è uno degli avvenimenti del caso “contemporanei”, potevano rompersi i freni, ci ha messo il terrorismo, pensa te come una cosa del genere si sposa bene per poi credere di avere un angelo custode o un fratello deceduto che lo protegge (ma il fratello non lo protegge per nulla, voleva solo togliergli il cappello, senti l’ironia).
In generale mi sembra l’asciutta rappresentazione della vita, scaramucce amorose comprese, solitudini o meno. Non è un film tragico alla greca, è un film molto immanente che narra della quotidianità.

1 commento

  1. tonystark / 13 luglio 2011

    Ciao Oscar, l’immanenza e` palese ma e` la trascendenza che non si coglie facilmente.

    Penso che la vera forza di questo film molto semplice ( trama) ma molto complesso (per usare parole tue) sia in realta` la profondita` e la maturita` davvero toccanti con cui il maestro CLint ha raccontato un tema cosi` tanto abusato .

    Gabriele

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