2016

Julieta

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Julieta
Julieta

Ispirato a tre racconti di Alice Munro. Madrid. Dopo aver incontrato casualmente una vecchia amica di sua figlia che le racconta di aver incontrato Antìa in Svizzera, Julieta rinuncia a trasferirsi in Portogallo con il fidanzato, lascia il suo appartamento e si trasferisce nel condominio dove ha abitato a lungo con Antìa quando era adolescente. Sistematasi in un appartamento molto simile a quello occupato tempo prima, inizia a scrivere una sorta di memoriale indirizzato alla figlia, con cui non ha alcun rapporto da molto tempo.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Julieta
Attori principali: Emma SuárezAdriana UgarteDaniel GraoInma CuestaDarío GrandinettiMichelle Jenner, Pilar Castro, Nathalie Poza, Susi Sánchez, Joaquín Notario, Priscilla Delgado, Blanca Parés, Ariadna Martín, Rossy de Palma, Sara Jiménez, Tomás del Estal, Mariam Bachir, Luis Iglesia, Lupe Roda, Monti Castiñeiras, Agustín Almodóvar, María Mera, Paqui Horcajo, Cecilia Rivera, Ramón Ibarra, Mari Carmen Sánchez, Oscar Rus, Jorge Pobes, Cuco Usín, Fernando Iglesias, Carlos García Cambero, Liliana Niespial, Bimba Bosé, David Delfín, Elena Benarroch, Charles Centa, Toni Novella, Lola García, Esther García, Jimena Solano, Ramón Agirre
Regia: Pedro Almodóvar
Sceneggiatura/Autore: Pedro Almodóvar
Colonna sonora: Alberto Iglesias
Fotografia: Jean-Claude Larrieu
Costumi: Sonia Grande
Produttore: Agustín Almodóvar, Esther García
Produzione: Spagna
Genere: Drammatico
Durata: 96 minuti

6 / 15 Dicembre 2017 in Julieta

Per quanto abbia apprezzato il fatto che finalmente Almodovar abbandona i suoi soliti personaggi gay e trans, questo film pecca in profondità psicologica. Gli attori son bravissimi e non ne ha saputo sfruttare le qualità. Film con una bella storia mal sviluppata

Dolorosamente intrigante / 17 Giugno 2016 in Julieta

Più “ingessato” che in altre occasioni, soprattutto per quel che riguarda la definizione dei personaggi e delle vicende di contorno, Almodóvar dedica ancora un film a figure femminili caratterizzate da un passato complesso e da un presente inevitabilmente inficiato da esso in maniera totalizzante.
Mentre talune dinamiche sono ben sviluppate, altre, purtroppo, sembrano solo abbozzate (vedi, il rapporto di Julieta con i genitori), ma la storia, nel complesso, risulta sufficientemente efficace e dolorosamente intrigante, mostrando impietosamente alcuni dei (dis)equilibri esistenti nel rapporto genitore (anzi, genitrice)-figli e illustrando una parabola affatto scontata sul senso del possesso e, viceversa, dell’appartenenza.

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Stesso / 28 Maggio 2016 in Julieta

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Le donne hanno sempre abitato le inquadrature di Pedro Almodóvar, definendo lo spazio e il tempo, così la forma, del suo cinema. Donne da caratteri forti, con personalità evidenti e dominanti, contrastate tra sorrisi e dolore, costruite su macerie interiori che spesso riflettono un presente isterico e sproporzionato, melodrammatico. E l’ultimo film dell’autore spagnolo, presentato in concorso al Festival di Cannes 2016, Julieta, non tradisce fin dal titolo questa natura del cinema di Almodóvar, ponendo al centro dell’opera la storia di una donna, Julieta, e del suo rapporto con la figlia Antía (Blanca Parés): un legame però quasi ideale ed astratto, perché le due donne hanno frapposto tra loro distanze assolute e dosi massicce di silenzio. 12 anni di un’assenza pressante e tangibile per Julieta, che riempie e distrugge più di una presenza. Il colore rosso che apre il film, e che ritorna su indumenti, oggetti, arredamenti vari, a colorare la scenografia e i dettagli poetici del cinema di Almodóvar qui si carica di significato passionale e di dolore struggente: nonché di realtà, di vita vera. Come passionale e di vitalità riflessiva è il volto della Julieta giovane, reso da Adriana Ugarte, che troviamo sul palco quando va in scena il passato della donna: un passato che come Lorenzo (Darío Grandinetti), compagno della Julieta presente, lo spettatore indaga con interesse perché gli riveli le cause e i motivi di tale lacerazione, che le espressioni del viso di una splendida ed intensa Emma Suárez impiastrano su sul suo personaggio in ogni dettaglio di sofferenza, mestizia, quasi melanconia.
Scopriremo poi la causa scatenante, per mano di quel “caso” che come dice lo stesso regista “è più forte di lei”, e ne ha condizionato il futuro: la perdita del marito, e padre di Antía. Una figlia che accusa sua madre, l’amica del babbo, e arriverà ad accusare anche se stessa, entrando in un vortice di pensiero da cui difficilmente potrà uscire. È lo stesso vortice dove ricasca Julieta che come per una drogata, dopo essere riuscita a disintossicarsi dal pensiero costante della figlia, facendone a meno e piano piano dimenticandosi, è bastato l’incontro con la migliore amica di lei e ricevere quelle due-tre notizie per ritornare nella dipendenza del desiderio totalizzante di un incontro e di un riavvicinamento. La Julieta di Almodóvar è un naufrago-viaggiatore, come l’Ulisse che da novella professoressa insegna ai suoi studenti, e nell’attesa di un “approdo” felice, per dare sfogo ad un solo lancinante pensiero, e rifondare quanto meno un senso alla sua storia, scrive una lunga lettera alla figlia, ritornando indietro a raccontare il suo passato, e i tanti puntuali appuntamenti con il caso che ne hanno segnato il corso, e l’attuale presente.
Per questo Julieta oltre alla sceneggiatura principale, che è quella che vediamo, sebbene nei tempi sincopati del racconto, e fondata principalmente su meccanismi, anche strutturali, del melodramma, nasconde ed inscena una sceneggiatura sotterranea, più ideale, che racconta l’assenza, qualcosa che non c’è, ed è velata dal mistero, perciò anche compromessa da certi automatismi da genere giallo: è una sceneggiatura che Almodóvar lascia che nasca da sé partendo da quella principale, e lascia agire nella testa del suo spettatore, non solo a ricercare, anch’egli, un senso, ma a rimestare nel suo passato, e nella sua vita personale. Un binario parallelo, questo, che l’autore spagnolo aveva già voluto accennare con la poetica immagine del cervo maschio che correva accanto al treno dove viaggiava Julieta, sempre nell’esordio narrativo del film.
Seppur non arrivi a toccare le punte massime del suo cinema, sebbene non si affranchi da svolte narrative prevedibili, e si adagi spesso su facili patetismi da telenovela spagnola, Julieta risulta un prodotto godibile, perché tenuto registicamente e visivamente con sapienza e con amorevole trasporto.

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