2002

The Hours

/ 20027.5358 voti
The Hours
The Hours

Tre donne, tre diverse epoche, lo stesso tema portante, le stesse coincidenze. Attorno al romanzo La signora Dalloway di Virginia Woolf ruotano le vite della sua stessa autrice, depressa e votata al suicidio (Nicole Kidman), di un'insoddisfatta casalinga che trascorre una vita apparentemente perfetta (Julianne Moore), di un'emancipata newyorkese di mezza età (Meryl Streep) indaffarata nell'organizzare una festa per l'amico scrittore colpito dall'AIDS (Ed Harris). La pellicola è valsa l'Oscar a Nicole Kidman come miglior attrice protagonista ed ha ottenuto la nomination per il miglior film.
Anonimo ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Hours
Attori principali: Nicole KidmanJulianne MooreMeryl StreepStephen DillaneMiranda RichardsonGeorge Loftus, Charley Ramm, Sophie Wyburd, Lyndsey Marshal, Linda Bassett, Christian Coulson, Michael Culkin, John C. Reilly, Toni Collette, Ed Harris, Allison Janney, Claire Danes, Jeff Daniels, Jack Rovello, Eileen Atkins, Margo Martindale
Regia: Stephen Daldry
Sceneggiatura/Autore: David Hare
Colonna sonora: Philip Glass, Richard Strauss
Fotografia: Seamus McGarvey
Costumi: Ann Roth
Produttore: Mark Huffam, Robert Fox, Scott Rudin, Ian MacNeil, Mark Huffam
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 114 minuti

Non l’ho capito / 2 Agosto 2015 in The Hours

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sul serio. Non l’ho capito qualcuno me lo spieghi. Ok che Virginia Woolf era lesbica ma perché in questo film sono tutti gay? Queste donne dovrebbero rappresentare una situazione della donna triste e depressa. Posso capire anche che trovino conforto nel leggere Virginia Woolf, ma perché tutte e tre di punto in bianco baciano una donna? Perché il compagno della Streep e gay ma sta con lei e poi ha anche AIDS? Nessun si è reso conto che ogni parvenza di realismo si stava dissolvendo mentre guardavano questo film?
Ognuno ha solo pensato : guarda! Nicole Kidman non è più bella, diamole un Oscar! Quella protesi al naso è la cosa più esagerata che si sia mai vista. Posso capire lo sforzo di ricercare la somiglianza con Virginia Woolf, ma mi chiedo se fosse per la somiglianza o per sottolineare l’enorme sacrificio che fa la Kidman quando rinuncia alla sua bellezza. Senza contare che continua per tutto il film a guardare fisso e a girare nevroticamente la testa.
Meryl Streep si ritrova a sostenere un dialogo sopra le righe con l’ex fidanzato del suo ex amante. Lamentandosi della sorte che gli è toccata a doverlo curare. E Julianne Moore! Che personaggio. Che torna al funerale del figlio dopo che lo ha abbandonato invecchiata solo ed esclusivamente sulla bocca. E si scopre che nella camera d’albergo ci è andata per decidere di partire. Ma solo io ho pensato: ma che razza di senso ha?
E ovviamente racconta alla ex amante del figlio gay morto suicida ammalato di AIDS tutto quello che ha fatto. Che nella camera d’albergo ha deciso di far nascere la sua bambina per abbandonarla, (ma quale madre ragiona così?) e poi di andarsene per lavorare in una bibilioteca tutta allegra e felice senza rimorso. E io mi sono chiesta quanto possa fregarne alla Streep di tutto ciò. Sarò io che non capisco questo genere di film. Ma proprio non né seguo né la logica né il messaggio.
A mio parere è stato celebrato immeritatamente.
Perché nove nomination all’Oscar? Mistero

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L’intera vita di una donna, in un giorno, un solo giorno; e in quel giorno tutta la sua vita. / 28 Maggio 2015 in The Hours

Non ho mai apprezzato troppo Virginia Woolf, ma leggendo “Mrs Dalloway” e andando oltre la pesantezza dello stream of consciousness, ho percepito la stessa fragilità umana e la sofferenza raccontate in questo film.
Oltre all’Oscar Nicole Kidman, meritatissimo (e all’ottimo lavoro delle truccatrici), che dire?
Un film che può essere capito solo da chi ha sofferto di depressione o che altrimenti capisco possa apparire noioso.
Deve morire qualcuno perché gli altri diano più valore alla vita.
E’ il contrasto.

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22 Marzo 2015 in The Hours

Uno dei miei preferiti in assoluto, rea la mia passione per la Virginiona Woolf.
Daldry ci narra un contrappunto di vite, legate a doppio filo dalla celeberrima figura letteraria di Mrs Dalloway, creatura appunto della Woolf: l’autrice (anni ’20), una sua lettrice che vive una vita familiare deludente (anni ’50) e una donna che organizza una festa per un amico scrittore, vincitore di un imponente premio letterario ma ormai devastato dall’AIDS (fine anni ’90). “L’intera vita di una donna, in un giorno, un solo giorno; e in quel giorno tutta la sua vita.”: qui le vite sono tre, ma tutte così strettamente vicine che Daldry le confonde, le mescola l’una all’altra.
Le tre protagoniste sono, manco a dirlo, straordinarie: lasciamo perdere Meryl che è sempre bravissima, anche quando non appare in scena, anche se la facessero vedere con le dita nel naso; Julianne ovviamente ogni parte lacrimosa che fa la fa superbamente (ma ha mai fatto parti vagamente ottimiste?); Nicole qui mi è piaciuta decisamente, molto più del solito – meno monotona, sarà stato il naso nuovo.
Non ho capito bene quale sia il tema centrale del film. Credo sia in parte lo stesso tema centrale del libro (almeno secondo me), ossia una solida rivendicazione della volontà di vivere (“Non si può trovare pace sottraendosi alla vita”); ma è altrettanto centrale il tema del rapporto tra l’uomo e la letteratura, soprattutto quando l’uomo è artista. “La morte di qualcuno dà la possibilità agli altri di apprezzare la vita. È il contrasto.” e più tardi, in una rivelazione che permetterà alla Woolf di concludere finalmente la sua storia, dirà che è l’artista a dover morire, il visionario – quella che del resto fu la sorte della stessa scrittrice.

Insomma, per concludere con eleganza: estica***!

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30 Gennaio 2013 in The Hours

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un film emozionante e rarefatto, più poetico che esplicativo, per questo a tratti anche frammentario, nella sua pretesa di rappresentare con immagini le sensazioni di vita-amore-morte-noia che scuotono e opprimono i personaggi. Non si tratta semplicemente della vita di tre donne, ma della vita di tre anime di donna legate a quel romanzo di Virginia Woolf che Nicole Kidman cerca di scrivere, su cui Meryl Streep fantastica e che Julianne Moore vede come chiave di libertà: “Mrs Dalloway”. Ogni vita che compare nel film appare legata a Virginia Woolf, all’esistenza e ai dolori di questa donna-scrittrice che vaga inquieta, nella sua casa come nella sua mente, alla ricerca di un senso: l’acqua nel suicidio mancato di Juliane Moore (infatti Virginia Woolf si suicidò annegando in in fiume), l’omosessualità (è nota la relazione della Woolf con la poetessa Vita Sackville-West) e la morte. La Woolf nel suo romanzo deve far morire qualcuno: è Septimius, il veterano di guerra affetto da problemi psichici che si suicida perché oppresso dal dolore e dalla realtà di quello che ha vissuto; il regista nel suo film farà morire ancora colui, che, malato, preferisce troncare la sua esistenza piuttosto che vivere negli stenti: Richard, lo scrittore, che si getta, tra l’altro, dalla finestra, come il Septimius di “Mrs Dalloway”. È dunque il poeta, il visionario, che deve porre fine alla sua vita, come farà la stessa Virginia Woolf, anche lei malata e incatenata da una realtà che non riusciva più a comprendere. Accanto alla ricerca del senso della vita e della morte (ricordo ancora, a questo proposito, la scena della morte dell’uccellino, dove dagli occhi di Nicole Kidman si comprende che Virginia Woolf sta cercando e forse trovando una bellezza anche nella fine della vita), un altro tema che si sviluppa nel film è la ricerca di significato nella donna, in quanto essere poetico e spirituale, che non può svilupparsi tra barriere che non le appartengono. Ovviamente anche questo tema era molto caro a Virginia Woolf che scrisse, tra le altre cose, un saggio intitolato “Una stanza tutta per sé”, tratto da alcune conferenze da lei stessa tenute. In questo libretto, con linguaggio franco ed elegante, viene spiegato che ad una scrittrice – e mi sentirei di aggiungere, ad una donna in generale -, per scrivere un’opera davvero compiuta, occorre avere la mentre sgombra da qualsiasi preoccupazione economica e sociale, ossia avere una stanza tutta per sé dove poter esprimersi senza dover dipendere da un uomo, dalla morale comune o da atteggiamenti compiacenti. In “The hours” le donne cercano la loro emancipazione e, tra lacrime, baci e fughe dalle prigioni, sembra che siano sulla strada buona per trovarla.

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Capolavoro / 20 Maggio 2012 in The Hours

Manifesto femminista cinematografico ben riuscito: tre storie difficili, complesse, vissute. Magistrali le performances delle tre protagoniste, frasi struggenti ed inquadrature incredibili. Ho dato 6 stelline ma è perchè sono stretta di manica.