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Recensione su Headshot

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Sottosopra / 28 febbraio 2013 in Headshot

Pen-Ek Ratanaruang è uno strano regista. Oscilla tra il dramma intimista e il thriller anfetaminico, tarantiniano.
Headshot è un thriller cupo, disilluso, che mostra un paese marcescente, minato alla base da una corruzione inestirpabile.
A suo modo atipico, pur rientrando nei canoni del crime-movie, può vantare una splendida fotografia e delle scene mirabili, come la sparatoria nel bosco, davvero inquietante.
Ma non è sicuramente il classico film d’azione, troppo intimista, a suo modo raffinato e complesso. Nessuno è quello che sembra, i ruoli si invertono, è un mondo sottosopra. poliziotti assassini e puttane sante. Non tutto è spiegato, ma forse è meglio così. Come in Nymph il fascino sta proprio nel non detto, nell’inspiegabile.
È una via di mezzo tra l’introspezione, la laconicità di Ploy e l’azione, i colpi di scena di Ruang talok 69.
Pen-ek Ratanaruang è un regista che deve ancora trovare la sua strada. Con Headshot sembra essere sulla buona strada.

9 commenti

  1. yorick / 28 febbraio 2013

    Ho visto giusto oggi “Last life in the universe”, e l’ho trovato fin troppo intimo. Sicuramete interessante, ma fondamentalmente mi interessa relativamente di un depresso cronico (voglio dire, okay, può starci – ma il tipo in quel film il tema del suicidio mi sembrava svolto in maniera fin troppo “autoreferenziale”). Questo par già più per me.

  2. lithops / 28 febbraio 2013

    Allora lascia perdere decisamente Ploy, altra storia fin troppo intimista, e dai una chance a questo Headshot e Ruang talok 69, un film sicuramente meno raffinato, ma coinvolgente e pieno di colpi di scena.
    Potrebbe anche interessanti Nymph, un horror alla “thailandese”, inquietante e misterioso. Anche se, come dire, “incompiuto”, non un horror classico.

  3. io dopo quaranta minuti ho mollato il colpo con questo headshot, ma forse non era la serata giusta 🙁

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