Foxcatcher - Una storia americana

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Foxcatcher - Una storia americana

Basato sulla storia vera di Mark Schultz, un lottatore olimpico il cui rapporto con il mentore John du Pont e il fratello Dave Schultz ha portato a circostanze spiacevoli.
Andrea ha scritto questa trama

Titolo Originale: Foxcatcher
Attori principali: Steve CarellChanning TatumMark RuffaloSienna MillerVanessa RedgraveAnthony Michael Hall, Guy Boyd, Brett Rice, Jackson Frazer, Samara Lee, Francis J. Murphy III, Jane Mowder, David Bennett, Lee Perkins, Robert Haramia, Daniel Hilt, Bryan Cook, David Zabriskie, Zach Rey, Reece Humphrey, J.D. Bergman, Corey Jantzen, Frederick Feeney, Mark Schultz, Lee Kemp, Jake Herbert, Donald Modrick, Gabrielle Burton, Kevin Cooke, Richard E. Chapla Jr., Bill Ehrin, Roger Callard, Dan Anders, Barry Vlanich, Sam Brehm, Stan Dziedzic, David Miller, Brian Baumgartner, Joe Russo, Ken Williams, Gene Mills, John C. Baxter, Rick Steigerwald, Marc Snider, Jaz Securo, Corey Walker, Alan Oppenheimer, Joe Fishel
Regia: Bennett Miller
Sceneggiatura/Autore: Dan Futterman, E. Max Frye
Colonna sonora: Rob Simonsen
Fotografia: Greig Fraser
Costumi: Kasia Walicka-Maimone, Darcie Buterbaugh
Produttore: Anthony Bregman, Jon Kilik, Bennett Miller, Ron Schmidt, Chelsea Barnard, Tom Heller, Megan Ellison, Mark Bakshi, Michael Coleman, John P. Giura
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Sport, Biografico
Durata: 134 minuti

Gran film / 21 Marzo 2016 in Foxcatcher - Una storia americana

Thriller sportivo ambientato nel mondo del wrestling non professionistico girato in modo sublime. La storia riesce a prendere abbastanza, soprattutto se si considera poi che si tratta di personaggi realmente esistiti. Molto belle le scene di lotta, che comunque non sono il fulcro del film. Forse il ritmo a tratti è un po’ lento, però, visto il tipo di film, direi che ci può stare, e non disturba in modo particolare. Plauso agli attori, a partire da uno Steve Carell quasi irriconoscibile, che dimostra di saper sia recitare in ruoli comici che drammatici, a Mark Ruffalo, una sicurezza, a Channing Tatum, calato nel ruolo in modo molto buono.

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Biopic in serie / 6 Luglio 2015 in Foxcatcher - Una storia americana

Concessi tra i pregi una regia quadrata e un casting sicuramente azzeccato, non graviamo di ulteriori meriti questo biopic sportivo di stampo classico, con poche sbavature, ma anche avaro di qualdirsivoglia sorpresa.

26 Aprile 2015 in Foxcatcher - Una storia americana

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Quello era Steve Carell!
Mi ricompongo, scusa. A me manco fa ridere Steve Carell. L’essere irriconoscibile e con un nasone posticcio helps. Una storia americana, recita il sottotitolo ITA. E in effetti è un’americanata, ma nel senso di una storia con personaggi così dumb come solo ammerigani sanno.
Sclerotizzazione del sogno americano: Mark è un patatone, e un campione olimpico – storia circa vera basata su autobiografia – di lotta libera. Ci sono film sulla lotta libera, pazzesco, è già il secondo, ricordi quello con quei ragazzini? Io no:/ Ha un fratello maggiore, Dave, pure campione olimpico ma normo-intelligente, più tozzo e tutto dinoccolato. Mark viene fatto su da John du Pont (S. C.!!!), un miliardario che se lo porta nella sua tenuta e gli da un sacco di soldi per allenarsi e vincere, tenere alta la bandiera, e i valori, degli USA. Questo miliardario è onnipotente e solo, vorrebbe essere un ganzo, un mentore, in mancanza d’altro compra la stima delle persone. Il rapporto tra Mark e John, dapprima padre ricco-cane fedele, si ribalta nel suo opposto, il primo è troppo stupido per vincere senza i consigli tecnici del fratello e il secondo non sa fare altro che pippare coca e farsi chiamare “golden eagle” da servi compiacenti. Dave raggiunge il fratello, nel corso di tutta questa storia Mark riesce ancora a vincere un titolo mondiale e a fare un epic fail a Seul 88. Muore la madre di John, Mark se ne va, epilogo tragico.
Lo stupido che soffre. Nessuno metta in dubbio i buoni sentimenti di questi americani dumb, che ci credono ma non ci arrivano. Mark è un carattere introverso e solo (manco gli paga una prostituta, golden eagle – ci sono due donne due in tutto il film), destinato a casuali vittorie nella sua disciplina quanto ai rovesci di cui la sua inerzia lo rende vittima. Lo psicopatico. Ma il vero personaggio(ne) è John, ultimo rampollo di una famiglia che ha fornito munizioni per ammazzare se stessi e gli altri a tutte le guerre americane, e se ne vanta, e cumulo enciclopedico di psicossessioni, in ebollizione e procinto di deflagrare. Pure lui vittima, dell’educazione e del peso della famiglia (basti pensare che come secondo nome gli hanno messo ELEUTERIO!), che lo ha reso poco meno che un mostro, anche se con davvero un bel salotto. Niente niente male. Il suo sguardo vuoto sublima e trasmette l’amore non ricambiato da/per la madre, in un richiamo, apertissimo, a Psyco. La differenza è che qui la morte della madre non fossilizza un equilibrio da difendere ma innesca una fine a precipizio. A morire sono i meno dumb. Gli altri scrivono autobiografie.

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Il lato oscura dell’america / 28 Marzo 2015 in Foxcatcher - Una storia americana

Il voto dato al film, non è per gli attori(i protagonisti sono bravi), per la regia(che è curata ed inquietante), per la fotografia(che ti porta dentro al clima che c’è nel film), ecc, ecc
No in questo film senza accorgersi di niente, passa un messaggio, un’immagine di un’ America oscura, una sfaccettatura di essa. Indipendentemente dal protagonista(figlio ricco di una dinastia antica come la stessa America), malato di un nazionalismo narciso e deviato, qui Freud potrebbe perdersi e Nietzsche troverebbe casa.
Dove la contraddizione umana è tale da portare alla tragedia, Se in The Sniper l’America trova una ragione e compassione in The Foxcatcher mette la polvere sotto il tappeto.

Mrs. Pignon

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22 Febbraio 2015 in Foxcatcher - Una storia americana

Completamente all’oscuro della storia narrata, Foxcatcher mi ha piacevolmente colpita, perchè mai avrei immaginato di osservare lo svilupparsi di un così inquietante rapporto a 3. Il fatto che le vicende narrate siano vere e che questo venga reso chiaro fin dall’incipit dona al film un ulteriore patina cupa, ben resa dalla fotografia spenta e grigia e benissimo rappresentata dal volto trasformato di Steve Carrell. Il film, molto silenzioso e parco di informazioni nella prima metà, procede calmo verso il suo epilogo, offrendo a Ruffalo, Tatum e Carrell la possibilità di sfoggiare buone prove, misurate e d’effetto. Storia assurda, almeno per quello spettatore che va percependo la sottile insanità insita nei comportamenti del personaggio di Carrell, che ancora una volta viene confezionata a dovere da Bennett Miller, che già mi era piaciuto con Moneyball, e che mi ha reso interessante, di nuovo, uno sport lontano anni luce da me.

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