Recensione su Foxcatcher - Una storia americana

/ 20146.9126 voti

26 aprile 2015

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Quello era Steve Carell!
Mi ricompongo, scusa. A me manco fa ridere Steve Carell. L’essere irriconoscibile e con un nasone posticcio helps. Una storia americana, recita il sottotitolo ITA. E in effetti è un’americanata, ma nel senso di una storia con personaggi così dumb come solo ammerigani sanno.
Sclerotizzazione del sogno americano: Mark è un patatone, e un campione olimpico – storia circa vera basata su autobiografia – di lotta libera. Ci sono film sulla lotta libera, pazzesco, è già il secondo, ricordi quello con quei ragazzini? Io no:/ Ha un fratello maggiore, Dave, pure campione olimpico ma normo-intelligente, più tozzo e tutto dinoccolato. Mark viene fatto su da John du Pont (S. C.!!!), un miliardario che se lo porta nella sua tenuta e gli da un sacco di soldi per allenarsi e vincere, tenere alta la bandiera, e i valori, degli USA. Questo miliardario è onnipotente e solo, vorrebbe essere un ganzo, un mentore, in mancanza d’altro compra la stima delle persone. Il rapporto tra Mark e John, dapprima padre ricco-cane fedele, si ribalta nel suo opposto, il primo è troppo stupido per vincere senza i consigli tecnici del fratello e il secondo non sa fare altro che pippare coca e farsi chiamare “golden eagle” da servi compiacenti. Dave raggiunge il fratello, nel corso di tutta questa storia Mark riesce ancora a vincere un titolo mondiale e a fare un epic fail a Seul 88. Muore la madre di John, Mark se ne va, epilogo tragico.
Lo stupido che soffre. Nessuno metta in dubbio i buoni sentimenti di questi americani dumb, che ci credono ma non ci arrivano. Mark è un carattere introverso e solo (manco gli paga una prostituta, golden eagle – ci sono due donne due in tutto il film), destinato a casuali vittorie nella sua disciplina quanto ai rovesci di cui la sua inerzia lo rende vittima. Lo psicopatico. Ma il vero personaggio(ne) è John, ultimo rampollo di una famiglia che ha fornito munizioni per ammazzare se stessi e gli altri a tutte le guerre americane, e se ne vanta, e cumulo enciclopedico di psicossessioni, in ebollizione e procinto di deflagrare. Pure lui vittima, dell’educazione e del peso della famiglia (basti pensare che come secondo nome gli hanno messo ELEUTERIO!), che lo ha reso poco meno che un mostro, anche se con davvero un bel salotto. Niente niente male. Il suo sguardo vuoto sublima e trasmette l’amore non ricambiato da/per la madre, in un richiamo, apertissimo, a Psyco. La differenza è che qui la morte della madre non fossilizza un equilibrio da difendere ma innesca una fine a precipizio. A morire sono i meno dumb. Gli altri scrivono autobiografie.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext