Recensione su Elephant

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Ridi, buffone, per scaramanzia. Così la morte va via. / 25 Giugno 2012 in Elephant

n tanti hanno provato,sempre,a descrivere il dolore.Sia nel cinema,sia nella letteratura,sia nell’arte,sia nella musica.Ma pochi hanno cercato di descrivere il disagio.Van Sant,regista indipendentemente puro nel suo gioco di sguardi,riflette sul linguaggio della modernità sotto forma di follia.”Elephant” non è la cronaca di un avvenimento,la strage nella Columbine High Scholl,ma è la cronaca di un mondo estraneo al mondo reale,in cui la costruzione degli eventi avviene sotto forma di lento e inesorabile canto di liberazione,in stile “Patetique”.La summa del miglior cinema americano delle origini,che torna a pensare in grande,nella sua fiera indipendenza da major,diventa un pacato cinema purgatorio.Non è rapido e indolore,come un brutale omicidio,”Elephant”:Tutto è lento e gli 81 minuti sembrano ore ed ore.Da notare il fatto che per la prima ora vediamo una scuola normale,composta da adolescenti normali,con problemi normali[che spaziano dalla droga,all’omosessualità(Che non è un vero problema,ma è solo un problema per gli altri ragazzi,che ignorano forme d’amore oltre a quello che dovrebbe essere normale,e lo dice un eterosessuale),i problemi familiari e varie],una mattinata normalissima raccontata da più punti di vista che si incontrano nella tragedia.Un’impietosa esplosione di follia pura,che non permette scansioni e attimi di sollievo.Perchè se due ragazzi entrano nella loro classe e massacrano i compagni/amici(amici?),la colpa va sul sistema che li ha resi schiavi e boiate varie.Il luogo comune che gira attorno ad ogni minima vicenda di questo genere è ormai troppo elevato,per essere sciolto nella nuvola di cenere da cui è nato.Ma non inquadra il luogo comune Van Sant e non si schiera.Schierarsi sarebbe stato sbagliato e avrebbe probabilmente nuociuto all’ambizione massima dello splendido lungometraggio.”Elephant” non è solo un capolavoro di arte cinematografica,ma è anche un capolavoro che sembra teatrale,musicale,letterario.Ci sono gli stessi ragazzi,dai capelli lunghi e gli sguardi distorti di “Paranoid Park”,i ribelli di “Belli e Dannati” e i deliri di “Last Days”.Parte dalla cronaca e arriva all’antologia,Van Sant.Una mattina raccontata non come un fatto di cronaca,ma come un romanzo,che si apre con un’apparente tranquillità,incarnata da un cielo blu,con qualche nuvola a minacciare l’apparente stato di tranquillità.Non c’è patetismo in una vera e propria ballata di anime prave,che si scambiano i ruoli,gli odori,i sapori.Perchè c’è più di quello che sembra in “Elephant”.Il tono colorito della vicenda,la mescolanza dei colori,i continui richiami a Kubrick e Murnau,l’andatura lenta e disastrosa della vicenda.Wow! Siamo davanti ad un capolavoro assoluto,fuori dagli stereotipi e fuori dalla massa,dentro la migliore tradizione della complessità prolissa della narrazione,in uno schema preciso che non ammette vittime.Se volete schierarvi comunque,però,riflettete.Come ho letto di recente nel terzo numero dell’interessante saga a fumetti “Dr.Morgue”:”Io sto dalla parte di chi muore”.Probabilmente,il mondo,dovrebbe fare lo stesso.

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