È stata la mano di Dio

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È stata la mano di Dio

Napoli, anni Ottanta. La città è bella, intima, struggente. Maradona è il re di Napoli. Fabietto è un adolescente che coglie qualcosa di nuovo, doloroso e inaspettato, sotto la superficie della realtà.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: È stata la mano di Dio
Attori principali: Filippo ScottiFilippo ScottiToni ServilloToni ServilloTeresa SaponangeloTeresa SaponangeloLuisa RanieriLuisa RanierimaschioMarlon JoubertMassimiliano Gallo, Betti Pedrazzi, Renato Carpentieri, Enzo De Caro, Sofya Gershevich, Lino Musella, Biagio Manna, Ciro Capano, Alessandro Bressanello, Birte Berg, Dora Romano, Monica Nappo, Cristiana Dell'Anna, Alfonso Perugini, Marina Viro, Daniele Vicorito, Mostra tutti

Regia: Paolo SorrentinoPaolo Sorrentino
Sceneggiatura/Autore: Paolo Sorrentino
Colonna sonora: Lele Marchitelli
Fotografia: Daria D'Antonio
Costumi: Mariano Tufano
Produttore: Paolo Sorrentino, Riccardo Neri, Lorenzo Mieli, Elena Recchia
Produzione: Italia
Genere: Drammatico
Durata: 130 minuti

Dove vedere in streaming È stata la mano di Dio

Bello eh / 10 Gennaio 2022 in È stata la mano di Dio

Bello eh, il dialogo con Antonio Capuano/Ciro Capano vale da solo tutto il film. Ma le critiche mosse all’attricetta di teatro le rivolgerei a Sorrentino stesso.

Dolore, arte e perseveranza / 17 Dicembre 2021 in È stata la mano di Dio

Attraverso il dolore si può raccontare il mondo. E’ l’inchiostro ideale quando apparentemente non si ha nulla da dire.
Sorrentino, con la sua opera più profonda, sembra suggerirci questo. E come sempre lascia che la poesia scorra libera, anche nella sua più grottesca forma, perché in fondo la bellezza è solo un modo più ingenuo e trasognato di vedere le cose.
L’eterea Napoli degli anni ‘80, con uno dei suoi interpreti più iconici ( e storici ) , che ho vissuto solo inconsciamente, perché ero troppo piccolo per percepirne l’essenza, così smaliziata, eppure oltremodo sincera, pregna di contraddizioni, ma allo stesso tempo mai satura di speranza; è la cornice ideale per quello che è a conti fatti un monologo interiore del regista, solo che al silenzio si alternano parole, caricature, costrutti e immagini, che hanno principalmente il compito di sottendere la realtà, perché triste, perché noiosa, o semplicemente poco artistica.
Sorrentino realizza quasi due film. Il primo, in cui con la commedia si mescola al faceto, che rappresenta un po’ la quiete fanciullesca del regista. Non quella che si respira dopo una tempesta, ma quella che presagisce l’arrivo prepotente di un desiderio, anche se per riconoscerlo devi patire l’affanno, il patimento, il dolore. Dolore che nella seconda parte naufraga in una onirica ricerca di un’identità artistica.
Dopotutto dolore e arte hanno quasi la stessa forma mentis.

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Ma quant’è bella Napoli!!! / 17 Dicembre 2021 in È stata la mano di Dio

In questo film Sorrentino ne esalta le sue incongruenze, le sue follie, i suoi dolori e la sua leggerezza nel vivere la vita.
Fabietto è un adolescente con tanta confusione del suo futuro ma con una certezza: la sua famiglia pazza e unitissima.
Nello stesso periodo il Napoli acquista Maradona e questo fatto trasforma qualsiasi problema come secondario.
Ma un evento tragico porterà Fabietto a dover crescere e capire cosa vuole dalla sua vita.
Film diviso in due parti dove la prima è spassosissima mentre nella seconda si vive in pieno il dramma.
“La realtà non mi piace più. La realtà è scadente”
Perla finale: Napul’è di Pino Daniele.
Da vedere!
Ad maiora!
#filmaximo

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Il multiverso di Sorrentino / 16 Dicembre 2021 in È stata la mano di Dio

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Riflessioni sparse)

Può Sorrentino essere “nazionalpopolare”, nell’accezione positiva del termine? Sì, al netto dei ritmi narrativi, di certe derive metafisiche e delle scelte estetiche che lo contraddistinguono. Finora, nella sua filmografia, anche quella televisiva, ha sempre toccato temi “popolari”: calcio, politica, religione, sesso, famiglia. Finora, l’ha fatto con toni (ed esiti complessivi) diversi, attingendo a varie scale di un innato, a tratti scintillante, senso dell’ironia.
E, checché se ne possa pensare adagiandosi sulla superficie dei suoi lavori, nei momenti più felici della sua carriera, come questo, Sorrentino ha sempre adottato un linguaggio comprensibile: parla a tutti gli spettatori di cose che tutti conoscono e che tutti sono in grado di comprendere.

Solo apparentemente meno circense rispetto ad altri episodi della produzione del regista napoletano, È stata la mano di Dio mi è sembrato il più felliniano dei film di Sorrentino, e non perché attinga alle vicende biografiche del regista e ne costituisca una specie di Amarcord, o perché Fellini sia stato esplicitamente inserito nella storia: in particolare, questo lavoro di Sorrentino mi ha ricordato I vitelloni, forse per via della scena finale, con la partenza in treno verso Roma, l’abbandono (con ritorno) dei luoghi natii, alla volta del miraggio romano, della trappola de La grande bellezza (o de La dolce vita, scegliete voi la definizione di Roma che preferite).

Il film di Sorrentino è diviso nettamente in due parti:
– la prima delinea i ruoli narrativi e i pregi e i difetti dei personaggi e, soprattutto, il lessico famigliare (secondo l’accezione Ginzburg-iana del concetto) degli Schisa. È una frazione volutamente molto pittoresca e divertente del film. Apparentemente, è quella più coinvolgente, perché, davanti a essa, sembra più semplice che altrove -per lo spettatore- ritrovarsi e riconoscere elementi comuni alla propria esperienza personale o, al contrario, assenti dalla propria vita;
– la seconda, quella più intima e più difficile da rappresentare (per il regista) e da interpretare (per il pubblico), mette in scena la caduta del velo di Maya dagli occhi di Fabi(ett)o (Filippo Scotti). A eccezione del finale, è la parte oscura e dolorosa della storia. Il dramma che affligge questo adolescente è imponderabile e (anche in questo caso uso tale avverbio) apparentemente meno coinvolgente, perché ciò che accade a lui e ai suoi fratelli sembra inconcepibile (“solo” perché la portata del dramma che li coinvolge è altissima). In questo modo assurdo, il ragazzo comprende che la realtà è diversa da quella che credeva di conoscere e prende coscienza di sé e della propria tridimensionalità in un mondo in cui si sono disintegrati tutti i codici che, fino a quel momento, aveva imparato a decifrare, grazie alla lingua imparata dai genitori. Dice, infine: “La realtà non mi piace più. La realtà è scadente”. Allora, le soluzioni per sottrarsi a questa condanna sono due, estreme entrambe: uccidersi o morire in maniera metaforica e, quindi, mutare (senza cambiare, cioè mantenendo la propria sensibilità) e creare nuoverealtà. Il medium cinematografico (in quanto mediatore, appunto) non sarà per il protagonista un semplice diversivo, un hobby: l’idea di fare cinema offre a Fabio la prospettiva di un multiverso manipolabile, alterabile e rinnovabile a suo piacimento.

Ottimo casting, molto buone le rese di tutti gli attori.
Napoli c’è, ma -qui- è una città che, diversamente che in altre occasioni cinematografiche, quasi sussurra (Sorrentino non prova neppure a mostrare la vera isteria generale suscitata dalla presenza di Maradona, tanto che, quando i fratelli Schisa apprendono dell’acquisto del calciatore da parte del Napoli, esultano, ma soffocando le grida): nel film, Napoli si vede quasi sempre dal mare e, a sua volta, sembra preferire guardare verso il mare, piuttosto che nel suo caratteristico ombelico. Credo che ci sia molto affetto per la città, in questa scelta, e l’uso del brano Napule è di Pino Daniele nella colonna sonora mi sembra quantomai corretto, dal punto di vista “filologico”.

(Sette stelline e mezza)

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È stata la mano di Sorrentino / 25 Novembre 2021 in È stata la mano di Dio

Una monografia estremamente suggestiva, più verosimile che vera. Un film sulla vita, sui ricordi e sulle ansie e paure del futuro, un film sulla ricerca del “se”; in una Napoli anni 80 quasi vuota (anche un po’ troppo). Sul piano tecnico essendo Sorrentino i livelli sono sempre altissimi, la prima parte è divertentissima (anche se un po’ troppo teatrale), la seconda parte è più “Conscious” e ho amato il discorso che si fa anche sul cinema. Non il miglior Sorrentino ma vale sempre la pena andare a vedere un suo film e andare a vederlo al cinema.

MIA BREVE VIDEO RECENSIONE QUI: https://youtu.be/T5goMHHFToM

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