Recensione su Draquila - L'Italia che trema

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4 marzo 2011

Ciò che mi colpisce non è la ruberia, non sono le cifre, non è la distruzione della cosa pubblica, purtroppo siamo abituati a tutto ciò. Insomma quando c’è un lavoro di edilizia pubblica e ci dicono che costerà 100, noi non pensiamo che costerà 100, ma calcoliamo di già lo spreco, ossia minimo sappiamo che costerà 130. Quando scopriamo che è costato 130 alziamo le spalle per quella consapevolezza, malata, che è andata, male, come pensavamo andasse.
Al furto legalizzato siamo abituati (brutto, ma vero).
Il film invece parte da un altro punto di vista e inquadra il terremoto come l’occasione per effettuare una prova generale per un modello che possa essere adoperato su larga scala e in altre occasioni. In questo modello non c’è solo il dittatoriale governo delle ordinanze che gestisce in emrgenza, ossia fuori dalle regole, l’economia di un paese, ma che gestisce tutto il paese. Nei campi dell’Aquila hanno rinchiuso le persone controllandole, le hanno plagiate, alcune volte, molte volte le hanno forzate ad effettuare comportamenti che non volevano, hanno minacciato, gerarchizzato, imposto regole nuove e tutto facendo leva sul bisogno. Il disorientamento dato dall’evento del terremoto, il bisogno totale di queste persone è stato utilizzato per “controllare” e controllare tutto, non solo i soldi, ma i movimenti, le opinioni, i modi di vita delle persone. Ed è spaventoso. Spaventoso perchè vedi l’impotenza delle persone e la forza di 4 funzionari che non ammettono la passeggiata,come l’esposizione di manifesti, come il bere il caffè (ebbene sì), la presenza del dissenso, come il semplice no, ossia incidono in libertà terra terra, ma proprio terra terra con una facilità imprevedibile, almeno per me.

E questo modello, mi domando, a cosa serve in pratica? Insomma ti arriva uno in casa e ti dice che devi andare via, gli dici di no, questo dopo un po’ minaccia, non c’è ragione, magari ha ragione, ma è l’intolleranza al dissenso che è spaventosa.
Sembra che gli psicologhi che lavoravano nelle tendopoli e che ci rimanevano solo 1 settimana, il che è strano, al momento di andar via dovessero redigere una sorta di documento in cui dovevano riferire tutto ciò che avevano visto nei campi, il che è inquietante.

Il film è un documentario alla Mooore: tesi, svolgimento. Partigiano? Ovviamente sì e non lo nega, ha una idea forte e la vuole spiegare. Parte dal fatto che c’è il bisogno di utilizzare mediaticamente il disastro da aprte di Silvio, il vuoto dell’opposizione, il bisogno da parte di Berlusconi di dover sempre, con i suoi atti istituzionali “pagare” qualcosa o qualcuno, servire a qualcosa o qualcuno: insomma è un film che vuole corroborare la tesi che il nostro presidente del consiglio sia orientabile e sempre sotto ricatto.
La guzzanti utilizza materiale di ogni tipo, inserti dalle tv, da altri documentari, interviste, nel silenzio del banco degli accusati che non vogliono parlare, descrivendo un sistema, quello della Protezione civile nazionale (ben diversa sia dai volontari, che dalle protezioni civili regionali) che è un sistema di fatto autoritario che si allarga su tutto il territorio nazionale (la giornata del raduno delle famiglie numerose sono uno dei grandi eventi emergenziali diretti da Bertolaso) con una certa cura degli affari Vaticani, oltre il 50% delle emergenze cadute sotto il dominio della Protezione sono di natura Religiosa.

Credo che la Guzzanti rischi su alcuni punti, senza la controprova passata in giudicato, perchè in fondo è un film che vuole rappresentare anche lo spirito delle cose, in un certo qual modo suggerisce il senso del tempo adeguandosi ad un momento, quello che viviamo, in cui tutta la politica, ma anche il viver civile, non pondera razionalmente, ma si muove di pancia in un sistema che mira a far parlare gli istinti delle persone.
Inoltre credo che sia un prodotto “polemico”, ossia anche provocatorio perchè riflette la Guzzanti stessa, senza dimenticare che per lei il suo film è “informazione”: la notizia non gira come dovrebbe attraverso i canali tradizionali? Io lo faccio vedere perchè è stato detto, perchè è accaduto.
E’ la sua cosa migliore: Zapatero era inappagante e sgangherato, a volte anche tedioso, l’Aragosta vive di una difficoltà nel trovare una strada fra documentario e film di finzione, qui lei trova la cifra giusta sia per i contenuti che per la forma.

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