The Witch

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The Witch

New England, 1630. William e Catherine sono una coppia di devoti cristiani con cinque figli. La nutrita famiglia vive nei selvaggi boschi della regione con non poche difficoltà. Ma le cose precipitano quando scompare il figlio più piccolo.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Witch
Attori principali: Anya Taylor-JoyAnya Taylor-JoyRalph InesonRalph InesonKate DickieKate DickieHarvey ScrimshawHarvey ScrimshawEllie GraingerEllie GraingerLucas Dawson, Bathsheba Garnett , Sarah Stephens, Julian Richings, Wahab Chaudhry, Axtun Henry Dube, Athan Conrad Dube, Vivien Moore, Karen Kaeja, Brandy Leary, R. Hope Terry, Carrie Eklund, Madlen Sopadzhiyan, Paul Kenworthy, Mark Millmna, Andy Volpe, Phillip Wynne, Annawon Weeden, Michael O'Hare, Chris Messier, Ron Young, Nora Messier, Bill Rudder, Grace Duffy, Sophie Bermudez, Corrine Manning, Heather Fisher, Mostra tutti
Regia: Robert EggersRobert Eggers
Sceneggiatura/Autore: Robert Eggers
Colonna sonora: Mark Korven
Fotografia: Jarin Blaschke
Costumi: Linda Muir
Produttore: Chris Columbus, Eleanor Columbus, Lars Knudsen, Jay Van Hoy, Alexandra Johnes, Thomas Benski, Lucas Ochoa, Rodrigo Teixeira, Jodi Redmond, Alex Sagalchik, Michael Sackler, Lourenço Sant'Anna, Daniel Bekerman, Jonathan Bronfman, Sophie Mas, Julia Godzinskaya
Produzione: Canada, Usa
Genere: Horror
Durata: 92 minuti

Dove vedere in streaming The Witch

Le streghe son tornate / 4 Marzo 2019 in The Witch

Horror dalla buona critica che però mi ha deluso un po’.
Siamo nel New England nel 1630. William e la sua famiglia (moglie e cinque figli) vengono cacciati dalla comunità puritana in cui vivono perché giudicati troppo estremisti nell’interpretazione della parola di Dio. Si recano nel bosco dove si adattano a vivere di agricoltura e allevamento; un giorno però il figlio più piccolo scompare misteriosamente e da allora le loro vite cambiano e la famiglia comincia a sfaldarsi con litigi e accuse continue.
Ritmo lento e scene con l’entità misteriosa che risultano un po’ confuse; la protagonista è la giovane Tomasin (l’ottima Anya Taylor-Joy, qui al suo debutto e vista poi in “Morgan” e soprattutto “Split”), additata dalla madre come colpevole della scomparsa del figlio più piccolo. Anche gli odiosi fratelli minori Mercy e Jonas l’accusano; l’unico che sembra dalla sua parte è il fratello Caleb che però sembra nutrire un attrazione verso di lei. Il padre è in continuo litigio con la moglie e cerca di far crescere il figlio maggiore. Il film si concentra maggiormente sulla disgregazione della famiglia che sulle streghe o presunte tali. I momenti di tensione sono limitati e il film è un po’ piatto raggiungendo a stento la sufficienza.

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Delirio o realtà? / 25 Agosto 2018 in The Witch

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film horror sulla stregoneria come non se ne vedevano da tempo, fuori dai canoni ai quali siamo stati finora abituati. Apprezzabili la ricostruzione storica e le atmosfere così come le interpretazioni attoriali.
Per tutto il film si assiste al lento e inesorabile declino di una famiglia bigotta e in basata senza sapere se ciò sia frutto della loro mente malata o sia tutto reale (e il finale ci aiuta a fare chiarezza sulla questione).
Un film oscuro e inquietante che attinge a tutte le tradizioni, credenze e superstizioni popolari sulla stregoneria.

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Uno dei peggiori film della mia vita / 24 Aprile 2018 in The Witch

dopo 40 minuti di nulla assoluto e alcunchè che alludesse a un film horror , ho abbandonato.
Anche perchè oltre al nulla cosmico i dialoghi sono incredilmente noiosi e ripetitivi.

20 Gennaio 2017 in The Witch

Famiglia di puritani, scacciati dalla comunità perché troppo integralisti (sic), si rifugiano in una casa vicino ad una foresta, popolata da streghe.
Molto evocativo, ottimi costumi e scenografie, tutto perfettamente adeguato all’epoca… peccato che il gioco di accuse reciproche e la progressiva discesa nella paranoia non sia in grado di tenere sveglia l’attenzione.
Il finale, per certi versi liberatorio, non riesce però a raggiungere il livello di climax che forse si era prefisso.

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La carne, la morte e il diavolo / 31 Agosto 2016 in The Witch

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Agli inizi del XVII secolo, nel New England, il religiosissimo William viene espulso dalla colonia puritana di cui fa parte, assieme alla sua famiglia altrettanto devota. Senza perdersi d’animo, con caparbietà, e abbandonandosi al destino che Dio pare riservargli, egli decide di trasferirsi altrove, e mette su una piccola fattoria, con un modesto campo di granoturco, una stalla per le capre, un cavallo e un cane che lo accompagni durante la caccia. Tuttavia la terra riserva raccolti malati; la selvaggina nei boschi scarseggia; e in più, all’improvviso, ecco svanire nel nulla l’ultimo figlio nato, di appena pochi mesi, la cui sparizione fa ricadere il sospetto sulla sorella Thomasin, accusata di stregoneria. Da allora l’intera vicenda non fa che peggiorare, in una torbida spirale di angoscia e raccapriccio. Dove si nasconde il diavolo? Vaga nei meandri oscuri della foresta, o sorge dal cuore degli stessi personaggi?
Al suo esordio, il regista Robert Eggers, anche autore della sceneggiatura, riesce a fare centro. “The Witch” è infatti un film (av)vincente, sotto ogni punto di vista, premiato al Sundance Film Festival per la miglior regia.
La Fotografia, per lo più livida e spettrale, ma anche sanguigna e accesa, alle volte intrappola paesaggi brumosi, offuscati da un’aria malsana e complice; altre volte consegna visioni febbrili, ravvivate dal fuoco, ed ombre in cui si agitano cose che non vorremmo vedere. La ricercatezza estetica appare quanto mai elegante, con notevoli riferimenti all’arte pittorica, specie a quella fiamminga; la macchina da presa, a sua volta, sosta o si muove sempre nel modo migliore, esitando o incalzando, morbida o decisa.
Grandissima attenzione viene prestata alla ricostruzione storica, ad esempio degli abiti, realizzati a mano dalla costumista Linda Muir; sino ad arrivare al linguaggio arcaico, vicino all’Early Modern English, adoperato nei dialoghi.
Un plauso particolare va rivolto, poi, alla colonna sonora, a dir poco Ligetiana: il compositore Mark Korven valorizza i silenzi, lascia ticchettare gli archi, fa esplodere cori grandiosi e dissonanti.
Tutti gli interpreti sono di ottimo livello: il britannico Ralph Ineson delinea un William apparentemente granitico nella sua fede, ma con una maschera bigotta percorsa da numerose crepe; la bellissima Anya Taylor-Joy, nel ruolo di Thomasin, serba una magnetica miscela di candore e voluttà, perfetta per il ruolo d’una adolescente che scopre se stessa attraverso i rancori, i dubbi, le pulsioni e le repulsioni; Kate Dickie ben impersona una madre, e dunque una donna, tipica del secolo in cui vive: i suoi slanci mistici si rivolgono tanto verso Dio quanto verso il marito, ed entrambi gli idoli mutano altresì in bersagli, quando su di essi convergono i tentennamenti, le paure e le affezioni da cui è attraversata Katherine; il giovanissimo Harvey Scrimshaw offre un ragazzino diviso tra la devozione filiale, e le energie remote (e inibite) della sessualità; e i due piccoli gemelli, ad ogni comparsa, si rivelano non solo fastidiosi, ma anche inquietantissimi.
Eggers provoca lo spettatore, lo confonde e lo turba, costruendo un horror fondato sulla pura intuizione del Male. Chi ha ragione, e chi ha torto? Esiste una lettura univoca? Il diavolo possiede una sua realtà tangibile, e allora Thomasin appare condannata sin dall’inizio a divenire un’adepta stregonesca; o forse si tratta di un’inevitabile degenerazione scaturita da diverse cause psicologiche, le quali puntualmente fraintendono i gesti, distorcono i fatti, e alla fine si autodistruggono? E pur accettando l’esistenza luciferina, non si può comunque supporre che il demonio non interferisca davvero col mondo, ed anzi si limiti a cogliere i frutti dell’agire umano quando essi si guastino da sé?
Dal punto di vista cinematografico, inoltre, non è lo stesso spettatore a cedere alla banalità della superstizione, nel caso in cui ritenga autentica la manifestazione conclusiva? Poiché, se invece riflettiamo in termini illuministici, ci è dato ipotizzare che laddove già covi un qualsiasi eccesso, ossia una forma di allontanamento dalla concordia della civiltà e della ragione, lì l’orrore possa facilmente sollevarsi, imprimendo una spinta esigua, e con essa riesca ad abbattere un equilibrio ormai da tempo corroso. In questo senso, il Male non è affatto esterno, per così dire metafisico, ma giace sepolto nella nostra parte irrazionale; e allontanarsi da Dio, significa allontanarsi dalla lucidità dell’intelletto, e quindi dall’umanità.
Eggers, con abile saggezza, non fornisce una risposta chiusa, e lascia gli spettatori a battibeccare tra loro nella sala, a luci accese, su quale sia il senso assoluto della storia. Come ogni vero autore, sin dalla prima opera, è capace di fare.

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