Recensione su Cosmopolis

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L’imprevedibilità dell’esistenza / 4 Maggio 2013 in Cosmopolis

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Qualcuno mi aveva detto di non andare a vederlo in caso avessi ore di sonno arretrate, perché mi sarei addormentata di sicuro. Ed infatti è proprio quello che è successo la prima volta che l’ho visto, il che me lo ha fatto valutare negativamente – è raro che io mi addormenti durante la visione di un film, mi è successo con pochi.
Comunque, devo dire che sono partita prevenuta anche per la presenza di Pattinson. Non è malaccio (in Remember Me mi è sembrato discretamente bravo), ma deve ancora lavorare sull’espressività.
In ogni caso, il film l’ho rivisto, questa notte, e mi è sembrato migliore di quanto ricordassi.

Packer è un miliardario che decide di aggiustare il taglio, così si ritrova a dover attraversare Manhattan per raggiungere il suo barbiere di fiducia, a bordo di una limousine che è praticamente come una casa per lui – addirittura fa un check-up medico al giorno, in quella stessa auto super-tecnologica.
Non è il giorno migliore per attraversare la città a causa di una visita del Presidente, la morte di un rapper e delle “manifestazioni” violente.
Durante il viaggio accadono molte cose, fin troppe, e alla fine del film il miliardario si ritrova a dover fare i conti con una grave perdita ed un suo ex dipendente.

E’ chiaro – mia modesta opinione, mi tocca sempre precisarlo – che il film indichi una sorta di declino del personaggio. Parte ricco e si ritrova povero, parte in una limousine bianca ed immacolata che si ritrova a fare i conti con la protesta che impazza nel mondo, uscendone macchiata ed ammaccata. Parte dal lusso di Manhattan e si ritrova nel bronx, in un complesso di appartamenti inabitati, nella casa di un poveraccio disperato.
Durante il viaggio riflette su molte cose e ne discute con dipendenti e consulenti vari. Incontra più volte sua moglie – unita a lui in una sorta di matrimonio combinato – che non sembra intenzionata ad andare a letto con lui, poiché ritiene sia uno spreco di energie per lei che è una scrittrice ed una poetessa.
Insomma, non è un film in ascesa, ma in discesa, nonostante il personaggio si renda conto solo alla fine di quello che realmente è accaduto alle sue finanze ed in cosa si è trasformata la sua esistenza.
Il suo matrimonio finisce, proprio per questo.
Insomma, il miliardario non ha più la sua pistola tecnologica, non ha più una scorta, non ha più una bella macchina, non ha più un soldo. Il suo intero mondo è andato distrutto e la colpa è esclusivamente sua. Lui stesso ha gettato via la pistola, lui ha ucciso la propria guardia del corpo, lui ha voluto affrontare quel viaggio – pur sapendo delle proteste e degli ingorghi creati dagli avvenimenti sopracitati -, lui ha sbagliato i calcoli basandosi su un’armonia ed una simmetria che nel mondo non esistono realmente.
Questo film è la metafora dell’imprevedibilità dell’esistenza.

In sostanza, l’ho apprezzato, ma continuo a pensare che Pattinson non sia ancora pronto per un film del genere. L’ho trovato monocorde e poco espressivo – magari l’intento di Cronenberg era proprio quello, chi può dirlo.
Ho letto che inizialmente la parte era stata assegnata a Colin Farrell e, onestamente, lo avrei trovato molto più adatto al ruolo, chissà perché poi hanno deciso di scegliere Pattinson.

Non è il solito Cronenberg, comunque, e non credo che questo film sia del tutto riuscito. Però, obiettivamente, è davvero un bel film, con una bella fotografia e dei bei dialoghi contorti.
Consiglio la visione, se avete abbastanza pazienza e se vi piacciono i film complessi da decifrare.

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