2017

Chiamami col tuo nome

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Chiamami col tuo nome
Chiamami col tuo nome

Dall'omonimo romanzo di di André Aciman. Estate 1983. Elio è un diciassettenne particolarmente colto e sensibile che, come ogni estate, trascorre le vacanze nella villa di famiglia, dove il padre, un professore universitario, ospita annualmente uno dei suoi studenti impegnati nella tesi di dottorato. Questa è la volta di Oliver, uno studente americano che con la sua bellezza e personalità cattura subito l'attenzione di Elio, facendolo presto innamorare di sé.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Call Me by Your Name
Attori principali: Timothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois, Vanda Capriolo, Antonio Rimoldi, Elena Bucci, Marco Sgrosso, André Aciman, Peter Spears, Xhuliano Ujka
Regia: Luca Guadagnino
Sceneggiatura/Autore: James Ivory
Fotografia: Sayombhu Mukdeeprom
Costumi: Giulia Piersanti
Produttore: Rodrigo Teixeira, Peter Spears, Luca Guadagnino, Emilie Georges, Marco Morabito, Naima Abed, Margarethe Baillou, Tom Dolby, James Ivory, Sophie Mas, Howard Rosenman, Lourenço Sant'Anna
Produzione: Italia, Francia, Brasile, Usa
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 132 minuti

. / 16 Luglio 2018 in Chiamami col tuo nome

Mi ci è voluto molto tempo per riuscire a scrivere una recensione su questo film. Innanzitutto è il mio primissimo di Guadagnino, lo conoscevo di nome, ma non mi è mai venuta la curiosità di andare a sbirciare la sua filmografia.
La prima volta che ho visto Call me by your name è stata quando era appena uscito (non in Italia) e l'ho guardato in... continua a leggere » lingua originale.
Il fatto che si parlasse più di una lingua l'ho trovato esaltante. Mea culpa, non aveva ancora letto il libro, che merita tanto rispetto quanto il film. Personalmente credo che l'adattamento sia fatto alla perfezione, è proprio il caso di dire che le due opere, quella cartacea e quella cinematografica, si equiparano magistralmente.
Ogni personaggio è caratterizzato benissimo, ha una sua storia, la si può percepire anche solo dalle immagini, perché alla fine Call me by your name è un film che parla per immagini, i dialoghi sono solo la ciliegina sulla torta. La vera scoperta per me è stata Timothée Chalamet. L'avevo visto in altri film, non sapendo chi fosse, era passato totalmente inosservato ai miei occhi - probabilmente perché non aveva mai avuto molto spazio per esprimere il suo talento.
Quel ragazzino, in questo film, è erotismo puro. Incarna una sensualità senza genere, penso che abbia fatto un lavoro eccellente nell'interpretare Elio, un personaggio per nulla facile.
Armie Hammer lo conoscevo già, mi piaciucchiava, ma penso che questo film gli abbia reso davvero giustizia. Ad ogni modo, il successo della pellicola è completamente meritato, tutto il cast è fantastico, dalla più piccola comparsa. Un'armonia perfetta.
Inutile dire che alla fine ho pianto come una cretina. Le inquadrature, i colori, la scelta dei luoghi, i dialoghi, è tutto pura arte. Per non parlare della scelta delle musiche.
Era da tempo che non mi ritrovavo ad esaltarmi tanto per un film.

Una celebrazione dell’eros / 27 Giugno 2018 in Chiamami col tuo nome

Questo film non ha tanto lo scopo di raccontare una storia – la trama di per sé ammonta a ben poco – quanto quello di colpire i sensi dello spettatore, di inebriarlo, per così dire, attraverso un accumulo di immagini e di situazioni sensuali: la bellezza vagamente sfatta della villa; la piatta campagna padana; il caldo estivo; la disinvoltura dei modi... continua a leggere » borghesi; la seduzione, praticata con studiata indifferenza o con impulsiva sfacciataggine; e naturalmente i giovani corpi di entrambi i sessi.

È un film che celebra l’eros, senza nessuna morbosità, senza escludere i sentimenti – che con l’eros non sono affatto incompatibili, ma che qui ne condividono in parte la fugacità. È dunque – fatalmente – una celebrazione della giovinezza. Per la coppia anziana di omosessuali c’è un misto di ironia e compassione; e si pensi al discorso del padre, alla fine, sul corpo che a un certo punto nessuno più guarda. Tutto il resto passa in secondo piano: l’amicizia sembra un premio di consolazione.

Quanto all’omosessualità, penso che paradossalmente non sia davvero il tema centrale del film. Se al posto di Elio ci fosse stata Chiara la natura del film non ne sarebbe stata stravolta. Il rapporto omosessuale qui è del tutto normalizzato, pur con le limitazioni dell’epoca in cui la vicenda è ambientata: non ci sono né sensi di colpa né punizioni del fato per protagonisti belli e dannati; tutto è naturalizzato, ed è appunto non essenzialmente diverso da un amore eterosessuale, se non che questo ci sarebbe apparso più banale.

Bella prova del protagonista, Timothée Chalamet, che rende perfettamente i manierismi di un adolescente. Bravi quasi tutti gli altri, ma peccato per la macchiettistica coppia italiana. Minuziosa la ricostruzione d’epoca, mentre la resa dell’ambiente erudito tradisce qualche ingenuità (un giovane studioso avrebbe davvero bisogno di una lezioncina su chi era Prassitele?). Con venti minuti in meno il film sarebbe stato più gradevole.

Ogni buco è trincea / 29 Marzo 2018 in Chiamami col tuo nome

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ancora l'Italia idilliaca. Ancora l'Italia elegante di Fellini, Visconti e il contemporaneo Sorrentino. Chiamami col tuo nome non è il ritratto critico di un'alta borghesia sempre più degradata nei costumi e nella morale, pur essendo ambientato negli anni corrotti di Craxi. Vicino a Morte a Venezia (1971) nella tematica del desiderio omosessuale tra... continua a leggere » l'uomo maturo e l'efebo, lontano nella profondità d'analisi. Mentre Visconti associava alla bellezza innocente e proibita una dannata fatalità, Guadagnino accenna ad un presagio di morte ma nei riguardi dell'efebo e senza giustificarlo. Tutto si risolve con estrema facilità, come la statua intera che emerge dal Garda senza la coordinazione di una squadra archeologica o di sommozzatori, rivelandosi in tutta la sua bellezza. Così i nostri protagonisti non fanno i conti con nessuno per soddisfare i propri desideri, la fidanzata chiede a Elio (l'efebo) di non farla soffrire, ma lui poco dopo la tradisce, mentre questa presenza femminile ingombrante viene fatta sparire dalla sceneggiatura. Nemmeno nel confronto con i genitori c'è difficoltà, il figlio adolescente fa sesso con il ben più maturo Oliver, allievo ospitato gentilmente dal padre, nessuna sorpresa. A quanto pare nell'annuncio lavorativo c'era scritto: "offro vitto, figlio e alloggio". Anche perché quella tra i due protagonisti è solo un'avventura sessuale. Ancora più comico è quando il padre ammette la propria omosessualità repressa e vede nell'avventura del figlio una sorta di rivincita, ma scusate... in tutto questo la moglie-madre dov'è?! la famiglia che ha costruito è un incidente di percorso?! La madre è come sempre a curare il giardino e se prova ad intervenire nelle conversazioni tra uomini, questi cambiano discorso! Sfondo di tutto questo è Crema, paese che conosco bene dato che abito nelle vicinanze. Per questo mi sorgono spontanee altre domande: Dov'è questa natura cosmopolita?! Dov'è questo scambio tra tradizione provinciale e la più alta cultura mondiale?! Dov'è questa vita di corte?! Un archeologo come fa a mantenerla?! Forse dobbiamo sacrificare il realismo a beneficio della poesia. Quale poesia in un bacio romantico subito dopo aver vomitato o nel masturbarsi con una pesca (per la serie, ogni buco è trincea), per poi assaggiarla. La poesia è forse nei vaneggiamenti privi di testa e di coda dei protagonisti, nel citare Bach, Bunuel e Prassitele tra una chiavata e l'altra. Ma sempre con il ritegno di non far mai vedere il sesso, perché quello sì che è vergogna. Un film per niente azzardato ma anzi timoroso del buon senso dell'alta borghesia che qui si celebra da sola in un rapporto autoerotico. Perché la frase dice: "Chiamami col tuo nome che io ti chiamerò col mio". Ora immaginate una coppia che fa sesso, dove ognuno chiama l'altro con il proprio nome. Tutto questo non vi suona egocentrico, individualista, malsano, deviato?!

pesca / 3 Marzo 2018 in Chiamami col tuo nome

PESCA

. / 22 Febbraio 2018 in Chiamami col tuo nome

Tripudio dei sensi e dell'immagine, l'ultimo film di Luca Guadagnino è un bellissimo ritratto di una storia sentimentale nata sotto il sole del nord Italia, atemporale (anni '80 sulla carta ma conta veramente poco il contesto storico e l'accenno a Craxi è inutile), intenso e passionale come i sono i primi amori. Splendidamente fotografato, il film è un... continua a leggere » inno al senso estetico, potendo contare su montagne di scene congelabili nella loro bellezza e su uno sviluppo tutto sommato prevedibile che lascia modo all'occhio di chi guarda di scorrere ammirato sui dettagli più minuti, curati e graziosi. Non vedo nulla di rivoluzionario nella storia in sè, che può benissimo essere slegata dalle tematiche LGBT, visto come corre via liscia e "normale", ma in definitiva un film fatto bene, narrato con eleganza e tenerezza, più interessato a rendere su schermo la sensazione che non il raziocinio dietro lo sviluppo della vicenda (se si può parlare di raziocinio dietro l'amore... Comunque il personaggio di Oliver soffre un minimo della mancanza d'approfondimento introspettivo). Molto evocativa la colonna sonora e grande occhio per le location. Verso l'epilogo, se quanto mostrato in precedenza è stato bastevole, si stringe il cuore per la fine di questa bellezza dorata, salvo tornare poi (un po' cinicamente) coi piedi per terra grazie al finale dilatato e "meteorologicamente" freddo e più cupo (ma con la viva fiamma del caminetto a segnalare che ci saranno, perchè no, tempi d'oro lungo il corso di una vita ancora da vivere).