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Recensione su Avatar

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4 marzo 2011

Penso che fra 2 o 3 anni non ne sentiremo più parlare.
Non mi riferisco solo alla storia, non c’è, ma al digitale stesso, perfettibile e non così straordinario da colmare altre pecche, una delle quali, enorme: per chi ha giocato un po’ con il computer Avatar non è nulla di nuovo, è solo uscito dal tuo pc.
Divertente e da puro intrattenimento, quindi asolutamente vedibile, ma niente di più. Tre ore che ad un certo punto ti domandi : ” sì occhei, concludiamo?”
Non mi aspettavo poi lo sparatutto finale alla District 9, perchè una gran fetta del film è uno spartutto, peccato, il film si squilibra molto rispetto alla scoperta della vita su Pandora.
Il montaggio in alcune parti è da pura mannaia, certo terribile quello che ha tagliato la pseudo scena di sesso, Cameron non doveva rinunciarci perchè quando il promesso sposo della bella dice a tutti che lei si è unita a l’altro ti dici: dove? come? quando? e l’effetto del film è un po’ codice hayes anni 50 in cui i due entravano in camera da letto e poi nella scena seguente c’era la culla.

Pandora è un nostro oceano con tanto di luminescenza della flora e della fauna. Quello che secondo me è un problema non è tanto l’assenza della trama e dei dialoghi, perchè davvero nessuno si aspettava certo qualcosa in questo senso da parte di Cameron, ma il fatto che il mezzo tecnologico non venga utilizzato a fine narrativo: per fare un esempio in terminator 2 il robot ipertecnologico è utilizzato per muovere a paura, proprio il suo essere tecnologicamente oltre ha un suo senso narrativo. Qui invece il 3 d, bello sì, ma non così starordinario, non ha un senso narrativo, mai, o quasi, la macchina da presa utilizza la profondità a fini narrativi, descrive e basta.

Mi dispiace perchè all’inizio ciò che mi sembrava interessante era il tema del doppio, due Sully, i gemelli e il doppio necessario in Pandora con gli Avatar, mi sembrava interessante l’idea del doppio come doppia natura/carattere/tempra, ma il tema non si sviluppa gran che. E invece sarebbe stato interessante riflettere sul doppio di sè e sulla identità/diversità che ne consegue

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