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Recensione su 1303: La paura ha inizio

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27 giugno 2015

Ormai gli americani ci hanno preso gusto a copiare i giapponesi, ecco l’ennesimo remake di un horror nipponico con elementi visti e stravisti(bambine demoniache con tanto di capelli appiccicati davanti agli occhi che escono fuori dall’acqua che ormai, diciamocelo francamente, hanno fatto il loro tempo), con una sceneggiatura che definire imbarazzante è un eufemismo(un vero insulto all’intelligenza dello spettatore).
La prima parte tutto sommato è anche guardabile, a parte i soliti cliché familiari(figlie ribelli, madri alcolizzate che non si preoccupano di loro, padre assente), ma dopo il primo assassinio il film perde completamente di interesse tra apparizioni al limite del ridicolo(/la Sadako che sembra lavata nella candeggina…oh mio Dio) e momenti in cui ci dovrebbe essere tensione e invece c’è solo noia.
Il finale poi è la ciliegina sulla torta, frettoloso e gestito malissimo. Anche il cast è insulso, a partire da una Rebecca de Mornay nei panni di una ex diva alcolizzata(personaggio inutile il suo), al poliziotto(l’attore che lo interpreta ricorda vagamente Colin Farrell) figo e macho fino ad arrivare a una Mischa Barton che alla fine interpreta sempre lo stesso ruolo, quello della figlia ribelle e complessata.
Come scritto sopra il classico polpettone ghost-horror che non ha capito nulla del pensiero e della filosofia nipponica. Evitatelo, se potete.

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