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Recensione su Aliens – Scontro finale

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Degno sequel / 19 febbraio 2017 in Aliens – Scontro finale

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Aliens – Scontro finale apparve sugli schermi nel 1986 e già dal titolo scelto, al plurale, si capisce che sarà un film dall’impostazione molto diversa del precedente, più muscolare e giocato sulla moltiplicazione degli alieni.
La capsula di salvataggio, dove Ripley alla fine del precedente film si era messa in sonno criogenico, viene raccolta e tratta in salvo dagli uomini della Compagnia dopo 57 anni di vagabondaggio nello spazio. L’ufficiale viene risvegliata e in pratica processata per aver distrutto la Nostromo con tutto il suo carico. La storia sull’alieno che lei racconta, in mancanza di prove, non viene creduta e viene quindi licenziata. Il pianeta dove tutto era iniziato (denominato nel primo film LV-426) è stato nel frattempo colonizzato e ribattezzato Acheron.
Giorni dopo un uomo della Compagnia informa Ripley che dal pianeta non si ricevono più notizie e la invita a partecipare a una missione di ricognizione insieme a una squadra di Marines Spaziali. Giunti sul pianeta scoprono che tutti gli abitanti sono stati uccisi e inseminati dagli xenomorfi guidati da una regina madre. Unica sopravvissuta una bambina, Newt, che Ripley prende sotto la sua ala protettrice.
Anche questa volta i membri della spedizione iniziano a morire. Ripley riesce a salvarsi e a salvare Newt, distruggendo tutte le uova delle creature e giungendo alla resa dei conti con la regina, uscendone vincitrice. Nel finale Ripley e Newt fuggono su una capsula di salvataggio, ponendosi nuovamente sotto sonno criogenico, in attesa di essere salvate.
Scott aveva dato al precedente film un’atmosfera a metà strada tra cinema d’autore ed estetica pubblicitaria (mondo dal quale proveniva, prima di lanciarsi nel cinema). Cameron, invece, dà al suo un’impostazione bellica e high tech. Non più un horror gotico delle profondità dello spazio, ma un rutilante film d’azione. L’alieno non è più un individuo singolo, ma un intero alveare corredato di Regina. In pratica realizza un film di guerra, col classico tema della squadra inviata in territorio nemico, sull’esempio di film tipo Quella sporca dozzina (The Dirty Dozen, Robert Aldrich, 1967). I Marines Spaziali ricordano molto da vicino i Fanti Spaziali del romanzo di Robert A. Heinlein Fanteria dello Spazio (1959). L’aspetto marziale è quindi predominante e non solo per la presenza di un corpo militare. Ripley è ormai diventata una guerriera e la sua determinazione è accentuata dal pensiero predominante di salvare la piccola Newt.
A questo si riallaccia la scena dello scontro finale: la Regina, madre di tutti gli alieni, e Ripley, madre acquisita della bambina, si scontrano in una lotta per la sopravvivenza della rispettiva progenie.

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