2010

Another Year

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Another Year
Another Year

Gerri e Tom sono una coppia di coniugi di mezza età la cui vita scorre abbastanza tranquillamente, in compagnia del figlio trentenne, indipendente economicamente ma alla ricerca della stabilità sentimentale, e di alcuni amici che gravitano intorno alla loro casa.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Another Year
Attori principali: Jim BroadbentLesley ManvilleRuth SheenOliver MaltmanPeter WightDavid Bradley, Martin Savage, Karina Fernandez, Michele Austin, Phil Davis, Imelda Staunton, Stuart McQuarrie, Ralph Ineson, Eileen Davies, Mary Jo Randle, Edna Doré
Regia: Mike Leigh
Sceneggiatura/Autore: Mike Leigh
Colonna sonora: Gary Yershon
Fotografia: Dick Pope
Costumi: Jacqueline Durran
Produttore: Georgina Lowe, Gail Egan, Tessa Ross
Produzione: Gran Bretagna
Genere: Drammatico, Commedia, Romantico
Durata: 129 minuti

Il fascino discreto della normalità. / 5 Novembre 2013 in Another Year

Al termine della visione di questo film, mi sono sentita divisa intimamente: da una parte, ho compreso ed apprezzato la linearità dei comportamenti dei protagonisti, placidi, saggi e, soprattutto, misurati; dall’altra, ho mal sopportato gli stessi atteggiamenti, perché praticamente impermeabili a ciò che accade loro intorno, in una maniera così realistica e riconoscibile da far male.
Come dire: degli “altri” è difficile amare ciò che notiamo appartenere (negativamente) anche a noi.

La vita di Gerri e Tom, i loro atteggiamenti nei confronti dell’esterno, di ciò che esula dal nido famigliare, nella loro semplicità, suscitano invidia, desiderio e sentimento di emulazione.
Per preservare questa struttura idilliaca, i protagonisti hanno costruito un velo impalpabile, ma percepibile, che respinge i fattori di disturbo. E’ un atteggiamento comune pressoché a tutti. Ed è perciò che la sua rappresentazione sconcerta lo spettatore.

Il dolore che avvolge come un’aura gli amici della coppia presentati nel film non è loro estraneo, poiché lo percepiscono, lo affrontano e lo assecondano, ma riescono a mantenersene lucidamente distanti, essendo consapevoli del fatto che solo chi ne è afflitto può liberarsene.

Leigh mostra una sensibilità non comune nel rappresentare questo sottile, quasi chirurgico approccio alla vita, tanto comune, ma difficilmente messo in scena con tale dolorosa sincerità.

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19 Luglio 2013 in Another Year

Sono due ore di comune, banale e un po’ grigia quotidianità, inaugurate dai problemi d’insonnia di una depressa Imelda Staunton affidata alle cure di Ruth Sheen, qui nei panni di una psicologa sessantenne dalla vita matrimoniale felice. E subito un interrogativo ti assale, facendosi sempre più pressante mentre l’anno del titolo scorre inesorabile verso la fine: può una persona felice comprendere davvero l’infelicità e la solitudine di un’altra?
No, perché tutto ciò che davvero i due (quasi) protagonisti fanno è limitarsi a guardare dall’alto della loro felice routine quel piccolo esercito di infelici che, quasi come fossero due calamite, sembrerebbero attirare. Chinano la testa sconsolati dinnanzi al tracollo fisico ed emotivo dell’amico Mike, guardano con tirata e borghese accondiscendenza al comportamento poco educato di un nipote che, non a torto, non fa mistero di disprezzare il padre, e, soprattutto, non trovano di meglio da fare che compatire l’amica Mary (una bravissima Lesley Manville) per poi metterla alla porta non appena osa inclinare il loro felice quadretto familiare con qualche battuta brusca e stizzita; pronti però a riaccoglierla dietro tacita promessa di un ripristino dello status quo.
Una reazione più attiva la coppia la produce invece al momento di aiutare il fratello di lui, ma, anche qui, è un fatto più dovuto che realmente sentito, uno dei tanti doveri del normale ed educato vivere. E non è forse un caso se gli unici accenni di sorriso il vecchio Ronnie li avrà solo in compagnia di Mary.
Insomma, una coppietta da Mulino Bianco stantio con la quale non sono andato molto d’accordo, no.

“Another year” è una pellicola cruda nella sua banalità di vita quotidiana.
Tutti i personaggi portati in scena da Leigh (eccezion fatta per la ‘diabolica coppietta’) sono immersi nella propria solitudine, un male di vivere che naviga sui continui primi piani dei personaggi e sulla fotografia perennemente nebbiosa di una Londra periferica che appare essere il perfetto sfondo per una simile vicenda.
Dalla solitudine, ahimè, non c’è scampo. Certo si può tentare di scapparne, un po’ come il giovane Joe (la cui fidanzata, almeno per quanto mi riguarda, sembrerebbe più che altro essere, nella sua improvvisa discesa in campo, una mera reazione alle aspettative dei genitori), ma riuscire nell’impresa, il film quasi suggerisce, potrebbe essere piuttosto difficile. Perché il più delle volte, chiarissima l’inquadrature finale, si è soli anche quando circondati da gente.

E la Staunton?
Secondo me è ancora sveglia.

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Leigh! / 8 Gennaio 2013 in Another Year

Ancora una volta mi annoio e innervosisco davanti ad un film di Leigh. Sono convinta che non sia facile fare del buon realismo al cinema, ma non è quello che cerco davanti allo schermo!!!

22 Dicembre 2012 in Another Year

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Yeah, cinema coi veeeeechi, ormai glielo dico proprio così, alle persone, perché spero sempre che ci sia qualcuno abbastanza idiota da dire “bih, un film coi vecchi, che schifo”.
Ma quanto incommensurabilmente sei idiota, come se un film fosse bello o brutto a seconda che ci fossero nipoti o nonni. Queste son le reazioni degli altri che mi fan cascar le braccia, indeed! A una persona che offre ragionamenti del genere non dico sia da sparare subito però si delinea il campo d’azione, di sicuro.
Commedia seria di personaggi (veeeecchi), i protagonisti principali si chiamano Tom e Gerri (ahah), geologo e psicologa, gli altri sono la loro famiglia e cerchia di amici. Un anno della loro vita inglese, nei suburbs di Londra, scandito dallo scorrere delle stagioni nell’orto che lavorano, passa sullo schermo, sempre uguale e diverso, con tutte quelle piccolezze quotidiane e quei dolori abnormi e normali che la vita ti porta. E se non adesso sarà tra un po’. Il loro è un amore invidiabile, tutti gli altri amici di famiglia hanno una qualche solitudine o depressione che può esplodere da un momento all’altro, e a cui Tom e Gerri (ahah) cercano di porre rimedio. La segretaria mezza scema e sola, amica loro, ha tra l’altro la stessa Corsa vecchia che avevamo noi. La morte di un familiare arriverà a chiudere il cerchio di un altro anno, alla fine del quale nulla sostanzialmente sarà cambiato pur essendo successe un casino di cose. Ricorda nulla?
Da dire che Gerri quando s’offende è davvero stronza e, sempre, sembra una vecchia oca. Però sia loro due che la loro casa hanno una impressionante somiglianza con i miei zii in Belgio :/ soprattutto l’ingresso, era casa dei miei zii O_o

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Sentirsi soli in mezzo alla gente / 4 Maggio 2012 in Another Year

Mike Leigh ha raccontato un anno di una coppia felicemente sposata con un figlio che lavora fuori e di una loro amica (collega di lei) con grandi problemi sentimentali. Dolcissima, nevrotica e a volte imbarazzante quando in certe scene cerca di agganciare dei contatti ma che alla fine si trova sola anche se in mezzo alla gente. La scena finale della cena ne è una esempio incredibile.
Sentirsi soli in mezzo alla gente come se non contassi nulla. Bruttissima sensazione di frustrazione e indifferenza. Soprattutto se subita da persone a te care. Grande delusione.
Commedia molto amara e triste ma molto reale e ben fatta.
Anche se un po’ lento, ma a volte delle freddure sono delle perle.

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