Recensione su Alice in Wonderland

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Avevo pagato il biglietto per vedere un film di Tim Burton. / 13 Marzo 2011 in Alice in Wonderland

Invece ho assistito a 1) la solita, funambolica, ma stranamente irrigidita interpretazione di Johnny Depp: un po’ sotto le righe, a dire la verità, perché in mezzo a tutto quel trucco fai fatica persino a riconoscerlo. 2) un caleidoscopio di scenografie coloratissime ma decisamente troppo bucoliche. 3) l’ennesima dimostrazione che gli effetti speciali non hanno ormai più alcun limite se non l’immaginazione. Tim Burton rilegge la favola di Lewis Carrol ispirato al contratto appena firmato con la Walt Disney Pictures. Che errore. Persino il cartone animato (1951) era più burtoniano di quest’ultimo, sfibrato viaggio nel paese delle meraviglie. Non tutto va buttato via, in verità: il Ciciarampa, il Grafobrancio, il Cappellaio Matto che è un chiaro omaggio a Beetlejuice (incluso il balletto finale), la Regina Rossa col capoccione irresistibile di Helena Bonham Carter e uno Stregatto che è probabilmente il miglior stregatto della storia di Alice. Il resto è una strada diritta senza sussulti, senza deviazioni. Tim Burton ci aveva abituato a non avere paura del buio, a rivalutare l’oscurità e la malinconia, a dare una chance ai reietti, ai disadattati, ai personaggi borderline. Ci aveva trasmesso l’amore per il diverso: la sua poetica, sempre anticonvenzionale e fortemente visionaria, comunica una costante diffidenza nei confronti della retta via. La scelta più facile da prendere è guardata sempre con circospezione: il presentimento che la cosa giusta sia, tutto sommato, meno allettante di quella sbagliata è una costante di ogni suo capolavoro. Il problema di Alice in Wonderland sta tutto qui: nessun bivio, nessuna opzione. Alice, anziché esitare di fronte alla prassi, ne è irresistibilmente attratta. Il cartone animato la risucchiava in un vortice psichedelico di freak maliziosamente e astutamente cordiali, sovraeccitati, quasi affatto minacciosi. I personaggi del paese delle meraviglie burtoniano, invece, sono mansueti e obbedienti, incredibilmente simpatici e caritatevoli. Persino la Regina Rossa (già “di Cuori”) appare come una vera filantropa. Il suo “tagliatele la testa!”, vero incubo disneyano dalla carica sanguinaria, è adesso uno smorzato e umile brusio sussurrato senza alcun carisma, ma con una certa bizzarrìa comica da avanspettacolo per bambini.

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