Recensione su Vampires

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Il western di Carpenter / 1 aprile 2017 in Vampires

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Jack Crow (James Wood) è un cacciatore di vampiri. Con la sua squadra di mercenari, al soldo del Vaticano, gira l’America per stanare ed eliminare queste creature della notte. Vampiri che temono la luce solare, ma non l’aglio, non vanno in giro ben vestiti, non si trasformano in pipistrelli, non dormono in delle bare e su di loro le croci non hanno nessun effetto, come lo stesso Jack ci fa sapere in una didascalica scena, messa lì a beneficio degli spettatori. Durante i festeggiamenti per l’ultima missione portata a termine in quel del New Mexico, la squadra è sterminata dal Maestro Valek (Thomas Ian Griffith), potente vampiro che si rivelerà essere addirittura il primo, colui che ha dato origine alla stirpe. Solo Jack, il suo amico Montoya (Daniel Baldwin) e la prostituta Katrina (Sheryl Lee), morsa e infettata dal vampiro, riescono a sfuggire alla mattanza. Valek è alla ricerca di una reliquia, la Croce Nera, per completare un rituale che gli permetterebbe di uscire allo scoperto anche di giorno. Con l’aiuto di padre Adam (Tim Guinee) e di un Montoya nel frattempo infettato anche lui, e nonostante il tradimento del suo superiore diretto, il cardinale Alba (Maximilian Schell), Jack cercherà in ogni modo di impedirglielo. Con questo film Carpenter realizza finalmente la pellicola che più si avvicina al tanto agognato western, almeno per ambientazione, musiche e rapporti virili tra i personaggi, mescolandolo con l’horror vampiresco, navigando così dalle parti di film come Il buio si avvicina (1987). Quello che ne viene fuori è un dichiarato omaggio al cinema di Hawks, Peckinpah e Leone, numi ispiratori di tutto il cinema del regista. La sceneggiatura adatta molto liberamente il romanzo di John Steakley, per certi versi semplificandone la trama, soprattutto per quanto concerne il numero di personaggi della squadra, ridotti a solo tre nel film, per altri complicandola, aggiungendovi tutta la parte dell’origine dell’infezione vampiresca. Nel romanzo Jack è un mercenario a tutti gli effetti e non è un orfano addestrato dalla chiesa, come nel film. Quello che fa, come il resto della sua squadra, lo fa per soldi (da qui il simbolo del dollaro nel titolo originale, Vampire$). Dal film, tra le altre cose, scompare l’interessante figura di Felix, dapprima recalcitrante novizio all’interno del gruppo, poi destinato a diventare il successore di Jack. Per il resto il libro procede per strappi. A passaggi di pura azione seguono momenti più introspettivi, ma alla lunga tende a ripetersi provocando nel lettore un fastidioso effetto ridondanza. Il romanzo, peraltro, non presenta un villain fisso per tutta la storia, se non nel finale, quando salta fuori in pratica dal nulla ed è presentato come nemesi del protagonista. Di contro i personaggi rappresentati da Carpenter non hanno sfumature, i buoni sono buoni, anche se duri e sboccati, mentre i cattivi lo sono in maniera quasi paradigmatica. Jack, ben interpretato da James Wood (anche se la sceneggiatura spesso gli mette in bocca delle battute pietose) è chiaramente un’ulteriore versione dell’eroe carpenteriano che, dal primigenio Napoleone Wilson di Distretto 13 – Le brigate della morte, è apparso in varie forme in tanti film del regista. In definitiva un film d’azione on the road con buone, ma non eccessive, dosi di sangue. Un divertissement per Carpenter, lontano dai suoi film più politici, ma che intrattiene quanto basta. Il film ha avuto un paio di inutili sequel: Il cacciatore delle tenebre (2002) e Vampires 3 (2005).

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