Recensione su Strada a doppia corsia

/ 19717.915 voti

Un road-movie imperdibile / 23 Marzo 2016 in Strada a doppia corsia

Un road-movie tanto anomalo quanto bellissimo, una sorta di On the Road di Kerouac in salsa competitiva. O forse no?
La scommessa che i due ragazzi fanno con GTO verrà presto a noia un po’ a tutti, come se non ci fosse alcuna via di fuga da una condizione vuota come quella dei protagonisti, come se non si volesse mettere fine a quella gara che è ormai diventata un pretesto per riempire un’esistenza vuota.
I personaggi sono tutti senza nome, come a volerne generalizzare la condizione.
I due protagonisti (il pilota e il meccanico, interpretati dal cantautore James Taylor e dal batterista dei Beach Boys Dennis Wilson) sono apatici ai limiti della catatonia, emblemi di un nichilismo giovanile che affligge ineluttabilmente le nuove generazioni. Gli unici argomenti che riescono a trattare nei loro rari discorsi sono quelli relativi ai motori, i progetti (a breve termine) che riescono a formulare nascono e si spengono in modo del tutto effimero.
La ragazza cambia l’auto con la stessa facilità con cui cambierebbe il letto, aggregandosi ai primi venuti.
GTO, che prende il nome dalla sua Pontiac, è l’emblema dell’uomo che non è riuscito a combinare un granché dalla vita e che fugge da qualunque tentativo di affrontare un’esistenza “normale”, raccontando favole che servono soprattutto a illudere se stesso.
C’è spazio anche per qualche scorcio di ironia, come quando GTO dà un passaggio ad una nonnetta con la nipote: una scena subito ricondotta sui binari del pessimismo da una sceneggiatura che sembra non voler lasciare alcuna via di salvezza.
La sequenza finale è eccezionale e inattesa, di sicuro non originale (l’espediente meta-cinematografico della pellicola che brucia era già stato utilizzato da Bergman in Persona), ma riuscitissimo e molto significativo nell’illustrare metaforicamente la condizione irrecuperabile di una generazione che non vuole fare i conti con il proprio futuro.
Un road-movie che sebbene richiami in qualche punto l’antesignano per eccellenza del genere (la scena della tavola calda, la direzione da ovest ad est del viaggio), è per altri versi assai diverso da Easy Rider, del quale costituisce un’evoluzione in chiave nichilista.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext