Recensione su The Wrestler

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26 marzo 2011

Wrestler negli anni del declino, Randy the ‘Ram’ non è mai riuscito a rinunciare al palco, al mettere in scena per il pubblico urlante lo spettacolo della sofferenza del suo corpo. Un ammasso di carne pompata, sfigurata, coperta di cicatrici reali frutto di battaglie sceneggiate. Ma quando quel corpo inizia a dare segni di cedimento, Randy si trova da solo ad affrontare ciò che rimane della sua vita . che non è tanto.
Il lottatore di Aronofsky è un uomo sconfitto, incapace di affrontare la vita al di fuori di quel ring che rappresenta tutto il suo mondo. La realtà per lui è lo show, le luci, gli incitamenti della folla, tutto il resto, malgrado i suoi sforzi , rimane al limite dell’ incompatibilità. Non a caso l’unica persona con la quale riesce a entrare in sintonia è la spogliarellista-madre, altro soggetto che fa del suo corpo spettacolo pubblico.
Questo esistere all’interno di una finzione, può essere visto come un infantilismo esibizionista che oggi si può trovare ovunque. Ma a prescindere da letture moraleggianti, the Wrestler è soprattutto un film sulla difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo.
Affermare che esista dell’empatia tra Mickey Rourke e Randy the Ram è usare un eufemismo, l’attore infatti è perfetto nel ruolo. Un film bellissimo e intenso, impreziosito da una colonna sonora frutto del solito ottimo lavoro di Clint Mansel.

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