Recensione su The Reader

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22 Ottobre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La derivazione letteraria è evidente, ignobili i libri scritti in inglese e i protagonisti che scrivono in inglese, è una superficialità che rovina tutta l’ambientazione.
Il film riesce a veicolare diversi temi senza banalizzarli, centrale è la lettura, l’alfabetizzazione, l’istruzione, e poi la memoria individuale e collettiva, l’amore e la giustizia.

Hanna entra nelle SS perchè si vergogna del suo analfabetismo e per nasconderlo di fronte ad una promozione sceglie un lavoro più semplice, , questa vergogna segnerà tutta la sua vita, è la molla che le fa abbadonare il ragazzo, è la molla che la porta all’ergastolo. L’analfabestismo come humus dell’obbedienza cieca, dell’annullamneto individuale che rende manipolabili fino in fondo.
Il melò centrale vincola il ragazzo segnandolo per la vita, non certo lei. Mi colpisce della parte processuale la decisione di lui di tacere che è una decisone derivata dal sentimento, dal legame intimo con lei che lo imprigiona, che lo porta a rispettare l’ostinazione della bugia di Hanna e che non rende giustizia, ma non ad Hanna stessa, non rende giustizia alla collettività, perchè concede una condanna più lieve alle altre imputate. Ed è una scelta molto poco da servitore della legge, il privato si mangia la sfera pubblica.

Gli attori non sono male, mi è piaciuta la Winslet e Daldry si mette al servizio della storia, con buone inquadrature, confeziona un film d’altri tempi quasi, ma la sua regia non spicca mai il volo

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