Colpa delle stelle

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Colpa delle stelle

Hazel e Gus sono giovani, intelligenti, innamorati ed ammalati di cancro. Si sono conosciuti proprio durante una seduta di sostegno.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Fault in Our Stars
Attori principali: Shailene WoodleyAnsel ElgortNat WolffLaura DernSam TrammellWillem Dafoe, Lotte Verbeek, Mike Birbiglia, Ana Dela Cruz, Randy Kovitz, Emily Peachey, David Whalen, Milica Govich, Allegra Carpenter, Toni Saladna, Emily Bach, Tim Hartman, Bethany Leo, Alexis Hodges, Jean Brassard, Carly Otte, Lily Kenna, Silvio Wolf Busch, Viviana Cardenas, Jordan Drexel, PJ Rossotto, Tanner Boatwright, Cheyenne Hurley, Jennifer Kline, Carol Weyers, Lauren Blumenthal, Nikki Lipinski, Sebastian Dean, Alexander Murph, Taylor Dettore, Josh Potter, Steven Edmonds, Cindy Zeng, C.J. Evans, Daniel Booko, Jacqueline Pinol, Sitara Attaie, Jim Pirri, Jean Gilpin, Joey Richter, Nicholas Guest, Danielle Hartnett, Matthew Wolf, Dina Morrone, Joe Fishel, Richard C. Fishel
Regia: Josh Boone
Sceneggiatura/Autore: Scott Neustadter, Michael H. Weber
Colonna sonora: Nate Walcott, Mike Mogis
Fotografia: Ben Richardson
Costumi: Mary Claire Hannan, Alette Kraan, Diane Collins
Produttore: Wyck Godfrey, Marty Bowen, Michelle Imperato
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 125 minuti

commovente / 7 Marzo 2018 in Colpa delle stelle

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Cosa si può aggiungere a un film che parla da solo? Un film che mi ha scosso, commosso, divertito e che ho amato dalla prima scena. Ci si affeziona presto ai personaggi e alle loro problematiche. Quando vado a vedere questo genere di film mi aspetto sempre che scada in qualcosa di lagnoso e diventi un drammatico di dimensioni apocalittiche. Ebbene nonostante la storia sia triste dal primo all’ultimo fotogramma non risulta per nulla opprimente. Fa piangere e anche tanto, ma i momenti tristi sono alternati da altri più distensivi che quasi (ma quasi) ci si dimentica delle condizioni di salute di Hazel o del fatto che Augustus sia senza una gamba. Riesci a entrare perfettamente in contatto con i due ragazzi, vorresti essere loro amico, parlarci insieme e leggere “un’imperiale afflizione”, il libro più volte citato nel film (chè però non esiste). Hazel, o meglio XX, è un’attrice sorprendente, incarna perfettamente i panni della ragazza malata e cinica, ma il suo viso dolce, e i suoi occhioni cerbiattosi non fanno altro che renderla ancora più adorabile. La trasposizione è perfettamente riuscita, gli attori sono adatti ed efficaci, riescono a trasmettere tutti i sentimenti racchiusi in questa storia incedibilmente dolce.

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Da non vedere come Antidepressivo / 12 Dicembre 2016 in Colpa delle stelle

Se siete un pò depressi, questo non è un film che fa per voi; tratto dal romanzo di John Green (anche autore di “Città di carta”).
Preparate i fazzoletti, si alternano momenti più allegri e spensierati ad altri decisamente più tristi e un pò lacrimevoli.
Hazel Grace (la bravissima Shaileen Woodley, vista nella saga Divergent) è una sedicenne malata di cancro; costretta dai suoi genitori a frequentare un gruppo di supporto; qui conosce Augustus (Ansel Elgort, anche lui proveniente dalla stessa saga di Divergent). I due si frequentano, e nonostante i problemi di salute dei due la storia d’amore sboccia, cresce ed appassiona.
Hazel Grace ha l’obiettivo di conoscere l’autore del suo romanzo preferito, il burbero Van Houten (Willem Dafoe) per porgli alcune domande lasciate in sospeso dal libro.
Una splendida storia d’amore che attraversa mille difficoltà, nasce come un’amicizia ma cerca di essere più forte di tutti i problemi. Bel film anche se un pò troppo commovente; simpatico il personaggio di Isaac (Nat Wolff, protagonista di “Città di carta”).
Nel resto del cast da citare Laura Dern nei panni della mamma di Hazel Grace.

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Stupendo / 1 Settembre 2016 in Colpa delle stelle

Come il libro. Sono davvero rimasta felice, che sia così fedele.

. / 28 Giugno 2015 in Colpa delle stelle

Tratto dal bestseller young adult di John Green e girato piattamente da un tizio al suo secondo film, The Fault In Our Stars è l’eccessivamente lunga storia di un amore adolescenziale, tra due disgraziati baciati dalla cattiva sorte in fatto di salute. La cosa migliore del film sono gli attori principali, in particolare la Woodley, che regge tutto il film e pare abbastanza coinvolta e intesa quando richiesto; gli adulti sono molto di contorno e William Dafoe è la sorpresa straniante, seppur gradita. Per metà film è tutto molto estatico: ci sono sorrisi a 32 denti, madri che volano subito ad Amsterdam e spariscono opportunamente quando la figlia è impegnata in faccende amorose, abbracci, divertimenti e dimostrazioni di gratitudine un tantino eccessivi. Quando poi avviene la rivelazione che svolta il film, le lacrime sono normale amministrazione e ovviamente tutto il resto della storia è congegnata per strappare a chi guarda anche solo una piccola lacrima, scavalcando il limite del buon gusto, dato che sul finale gli aforismi e i momenti pieni di pathos si sprecano. Di tanto in tanto si arriva proprio al patetismo e una certa scena al museo di Anne Frank è sinceramente ridicola. Del film, quasi più della storia, si ricordano tantissimi momenti musicali, di cui pochi davvero necessari e belli e tante lacrime superflue; per quel che mi riguarda se ho voglia di piangere delle belle lacrime sentite preferisco vedermi un Atonement.

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25 Novembre 2014 in Colpa delle stelle

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

A un gruppo di sostegno per cancerogeni Hazel e Augustus si conoscono e cascano in amore. Un film d’amori adolescenzial-oncologici, con i due che fanno a gara nel darsi forza a vicenda e contro tutti e contro tutto e nonostante. Perché moriremo tutti, ma loro prima. Tratto da un libro che mi hanno detto essere altrettanto una bomba, è improbabile a volta nostra non cascare amorosi di questi due personaggi cui invero, al di là della troppa perfezione nelle loro paure e certezze, non si saprebbe che rimproverare (e se non vi capita, imho siete ingegneri. Sì, anche se non lo siete). Lui è spaccone e scemo e idolo di tutti, e lei è timida e indifesa. E poi sognano un sacco, che volere è volare e non il contrario, e le emozioni come banderuole li scuotono. Contesto: la concezione americana della vita, le macchine grosse, la vacanza in Europa a vedere le cose da grassi americani, il ristorante di lusso con una cameriera di Playboy fichissima che ti accoglie, e che invece del menù tiene in mano un ipad, e poi arriva un cameriere e ti dice “prego, lo champagne è offerto”, e comincia a raccontare storielle argute e frasi fatte. Da cartolina, tutto da cartolina. Per il resto, la sceneggiatura si avvale della raffinata tecnica dello sbadabam. Tecnica narrativa abbastanza consolidata nel tempo, consiste nel mostrare la felicità e poi sbadabam! Ma poi si riprende, e allora felicifelicifelici e SBADABAM! And so on. Sul cervello umano, questi saliscendi è dimostrato abbiano più o meno l’effetto dell’autoerotismo U_U (il sesso non saprei) lo dice uno studio inglese (l’università di Sbadabamford). Perché poi il diavolo è nei dettagli. Qui sono curatissimi, e ce ne sono infiniti: dai personaggi di contorni (che alluci stralunghissimi ha la madre? O_O) a particolari insignificanti da soli ma originali e buffi e curiosi, che dei due protagonisti sono difetti, peculiarità, fissazioni e idiosincrasie, i quali contribuiscono insieme a dar loro una concretezza e vitalità tali da superare la morte che hanno dentro. C’è pure William Defoe con un personaggio che gli permette di gigioneggiare alquanto.
Oh, io pianto abbastanza, temevo peggio.
Sese caz**te, tanto è solo un film.

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