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Recensione su L'esorcista

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1 marzo 2017

Chi scrive è un appassionato di cinema horror, ma non un grande cultore dei film sul diavolo, sette sataniche e, soprattutto, possessioni demoniache. Non mi hanno mai attirato più di tanto. Ritengo che con L’Esorcista di Friedkin tutto quello che c’era da dire sull’argomento sia stato detto. Gli altri, nella maggior parte dei casi, ripropongono gli stessi stilemi.
Sono soprattutto tre i film che, se proprio non hanno dato origine, lo hanno perlomeno reso popolare: Rosemary’s baby (1968), L’esorcista (1973) e Il presagio (1976). La cosa curiosa e rimarchevole di questi film è che il Diavolo vero e proprio non si vede mai, se non per qualche fotogramma.
L’esorcista (The Exorcist) di William Friedkin è l’opera centrale del trittico.
E’ il film più viscerale, con delle scene fatte apposta per sconvolgere. Non ci sono ambiguità, tutto è abbastanza esplicito e chiaro. Il demone che possiede la piccola protagonista non è un simbolo o una metafora, ma proprio un demone. Polanski, ateo, usa la vicenda della setta satanica come metafora di altro, mentre William Peter Blatty, autore del romanzo da cui il film è tratto e della sceneggiatura de L’esorcista e fervente cattolico, realizza con Friedkin un bigino su quello che la chiesa cattolica intende per possessione demoniaca.
Per la realizzazione la produzione si avvalse anche di due preti gesuiti e del beneplacito della chiesa cattolica (che scrive ricorda anche il proprio insegnante di religione che ne consigliava la visione). il film fa passare i medici e gli psicologi che cercano di curare la bambina come personaggi negativi e gli esami medici come esperienze estremamente inquietanti in un modo che va al di la della funzionalità alla trama. La soluzione psicoanalitica non viene assolutamente contemplata, solo un esorcismo secondo il rituale cattolico può risolvere la situazione!
L’esorcista ebbe un successo incredibile per un film di genere sia perchè è effettivamente notevole nella realizzazione, sia per argomento di forte impatto emotivo della possessione demoniaca, particolarmente sentito in un paese cattolico come l’Italia.

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