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Recensione su Sciopero

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Sciopero / 11 marzo 2011 in Sciopero

Sciopero è innanzitutto un film stratificato in cui confluiscono opzioni innovative diverse. In primo luogo Ejzenstejn cerca di porsi al di là della dialettica tra film a soggetto e film senza soggetto per affermare l’idea di un cinema di situazioni collettive e non di intrecci individuali in cui è protagonista non in singolo ma la massa degli operai. Insieme costruisce situazioni di scontro sociale violento, ma ricorre anche alle maschere e alle procedure del burlesque per delineare un tessuto sociale disgregato, soggetto ai ricatti dei padroni. Le attrazioni scelte risentono dell’eccentrismo teatrale e del circo e disegnano un tessuto di contrasti e di eterogeneità di indubbia presa sullo spettatore. Il finale del film costruisce poi attraverso la tecnica del montaggio alternato l’esempio più aggressivo e più efficace di montaggio delle attrazioni, mediante il coordinamento della serie di inquadrature del massacro della polizia zarista con le immagini del macello dei buoi. La forza espressiva e di denuncia delle immagini è assicurata dal montaggio analogico e attrazionale.

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