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Recensione su Rushmore

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5 settembre 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Max Fisher è un eccentrico personaggio molto cigliato di una scuola per ricchetti americani. Fonda i circoli di tutto, organizza, petiziona e protesta. Diventa amico di Bill Murray, ex-studente/sostenitore della scuola, e si innamora di una maestrina. Pure Bill, che si chiama Hermann, della stessa si innamora. Partono a cantare Too many dicks on the floor. No questo non è vero.
Parte una guerra d’amore, di crescita e di bassi colpi, senza che ne risultino vincitori e vinti. Anderson&Wilson sceneggiatori crescono piano. Più rigoroso nello stile che appena sbozzato appariva nel lungometraggio precedente, qui se ne notano la definizione e l’assestamento; ed è già quasi maniera. Le liste bizzarre, le pause e i momenti, la fotografia che comincia a impastellarsi, le musiche, i personaggi e la loro recitazione e personalità pacata e soffusa. Eppure nessuno di loro ho trovato verosimigliante o meritevole di soffrirci insieme, che è un po’ come ci si affeziona. A Paperino, e tutti gli altri.
Max mi è simpa all’incirca come i teens di The Bling Ring, fai tu.

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