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Recensione su Paranoid Park

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1 gennaio 2013

Gus Van Sant torna a parlare del disagio giovanile, o meglio, delle problematiche esistenziali dei giovani americani. Apatia, problematiche nei rapporti sentimentali -da non confondere con le storie di cuori infranti che riempiono il cinema classico per teenager- mancanza di ideali e di punti di riferimento negli adulti. Il regista cerca di mostrare uno spaccato di vita senza spingere ad una critica e senza cercare una soluzione: vuole solo mostrare quello che accade nella mente di un ragazzo.
Interessante la narrazione non lineare -che non è certo una novità- anche se a mio parere è troppo frammentario e a tratti rende difficile la lettura. Nonostante nel film venga esposta solo la visione del protagonista, il distacco con il quale viene raccontata la storia non aiuta certo lo spettatore ad immedesimarsi nella vita del giovane, si potrebbe quasi definire una visione documentaristica interiore.
Come al solito per i lavori di questo regista, i ritmi della narrazione sono piuttosto lenti ma sempre ben godibili, grazie anche ad una ineccepibile fotografia.

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