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Recensione su No - I giorni dell'arcobaleno

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5 marzo 2013

Le due anime della transizione cilena alla democrazia: da una parte il desiderio di voltare pagina, di guardare ad un futuro più luminoso e “allegro”, dall’altra il bisogno di fare i conti con un passato di terrore e soprusi. Impossibile tagliare con l’accetta le due tendenze; desiderio di giustizia o oblio di quel che fu?
La campagna pubblicitaria per il “no” fu a suo modo geniale, innovativa, grazie alla sua insistenza su temi di speranza e cambiamento, e si rivelò vincente: un passo fondamentale per la storia del Paese – però nel frattempo le schermate con statistiche e numeri sui casi di morti, torturati e scomparsi erano state messe da parte perché inadeguate (una questione simbolicamente d’impatto). Il sentimento di paura deve essere superato: fino a che punto è giusto spingersi per infondere nuovo coraggio e gioia nella popolazione?
L’ombra di Pinochet ha continuato a gravare a lungo sul Paese, ben oltre il 1989. Portando con sé contraddizioni e lacerazioni di non poco conto in seno alla (fratturata) società cilena.

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