No - I giorni dell'arcobaleno

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No - I giorni dell'arcobaleno

Nel 1988, le autorità cilene indicono un referendum per legittimare la dittatura di Pinochet. Le forze democratiche assumono un giovane pubblicitario, René Saavedra, per condurre la campagna del NO.
Anonimo ha scritto questa trama

Titolo Originale: No
Attori principali: Gael García Bernal, Alfredo Castro, Néstor Cantillana, Luis Gnecco, Antonia Zegers, Jaime Vadell, Diego Muñoz, Alejandro Goic, Marcial Tagle, Manuela Oyarzún, Elsa Poblete, Roberto Farías, Sergio Hernández, Paloma Moreno, César Caillet, Pablo Krögh, Amparo Noguera, Claudia Cabezas, Paulo Brunetti, Iñigo Urrutia, Pedro Peirano, Jaime de Aguirre, Carlos Caszely, Gabriela Medina, Malucha Pinto, Jorge Yáñez, Consuelo Holzapfel, Maricarmen Arrigorriaga, Shlomit Baytelman, Delfina Guzmán, María Elena Duvauchelle, Julio Jung, Pablo Ausensi, Andrés Gómez, Ana María Gazmuri, Hugo Vásquez, Marcela Medel, Jaime Celedón, Patricio Achurra, José Manuel Salcedo, Augusto Pinochet, Patricio Aylwin, Patricio Bañados, Tati Penna, Mostra tutti

Regia: Pablo Larraín
Sceneggiatura/Autore: Pedro Peirano
Colonna sonora: Carlos Cabezas
Fotografia: Sergio Armstrong
Costumi: Francisca Román
Produttore: Juan de Dios Larraín, Pablo Cruz, Pablo Larraín, Daniel Marc Dreifuss, Jonathan King, Mariane Hartard
Produzione: Cile, Francia, Usa
Genere: Drammatico, Storia
Durata: 118 minuti

Dove vedere in streaming No - I giorni dell'arcobaleno

24 Ottobre 2022 in No - I giorni dell'arcobaleno

Molto interessante il fatto che amalgama bene le trasmissioni televisive del tempo, con le parti recitate. Classico film per scoprire un fatto storico altrimenti poco conosciuto.

La rivoluzione dell’allegria / 24 Agosto 2017 in No - I giorni dell'arcobaleno

Il mio primo Larraín, un film che entra con forza nelle atmosfere dell’88, anno del grande plebiscito cileno che mise fine alla dittatura di Pinochet, grazie anche ad una immagine dai colori slavati, frutto non di qualche filtro vintage ma proprio dell’utilizzo di una cinepresa con pellicola dell’epoca. L’effetto è ovviamente di un retrò talmente autentico da essere eccessivo, intervallato da qualche lampo di luce, totalmente sbiancante, come a scuotere di tanto in tanto lo spettatore dalla sensazione visiva di assistere a una telenovela. Oltre a questo si affianca un curioso montaggio che sposta fisicamente i dialoghi da uno sfondo all’altro; una frase inizia all’ interno di una casa e finisce – senza interrompere la sua continuità logica – all’ esterno. Non so il motivo di questo stile narrativo volutamente irrealistico, forse evoca l’approssimazione cinematografica cilena di quegli anni che eseguiva l’editing senza badare troppo alla verosimiglianza. Un grandissimo Gael García Bernal, il cui volto ha la grazia di rappresentare davvero l’America Latina intera, può essere cileno messicano o argentino senza problema e può permettersi di recitare poco, cambiando raramente espressione. Un caso cinematografico raro e prezioso.
Infine: trovo molto interessante la filosofia di questo racconto di Skàrmeta, che è un po’ il controcanto di quella di Loach in Terra e libertà; qui il protagonista del cambiamento non è la purezza della ribellione (i duri e puri), anzi essi potevano essere paradossalmente un ostacolo, bensì l’avveduto utilizzo del mezzo pubblicitario a raccattare i voti della massa meno pensante. E stavolta a fin di bene.

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23 Febbraio 2015 in No - I giorni dell'arcobaleno

Sarà che non è il mio genere di film… ma l’ho trovato abbastanza noioso.

2 Settembre 2013 in No - I giorni dell'arcobaleno

Dal punto di vista stilistico è un film davvero ben realizzato che integra filmati orginali e scene girate in studio con grande armonia, sfruttando una fotografia che richiama alla mente toni e sfocature da anni ’80.
Gael Garcia Bernal si conferma un attore completo ed evocativo, ma quello che colpisce di più di questo film è la storia. Una storia incredibilmente vera, quella della fine ironica di una dittatura.
La pubblicità e tutto il suo significato si fonde con la storia nel suo dramma e diventa una pagina di storia difficile da dimenticare. Un referendum promosso da un regime dittatoriale e uno sapzio di 15 minuti regolarmente concessi all’opposizione, oltre che una campagna elettorale senza brogli danno un’dea chiara della sicurezza che aleggiava intorno a Pinochet.
E’ incredibile da pensare (soprattutto se oggi si guarda all’Egitto) ma certe rivoluzioni possono essere condotte senza violenza (anche se di orrore il Cile ne ha avuto anche fin troppo e il film non si esenta dal metterlo in chiaro).
Peccato che oggi quell’arcobaleno venga utilizzato a spoposito, privato dei suoi significati, per legittimare la violenza e l’odio.

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30 Maggio 2013 in No - I giorni dell'arcobaleno

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Oh ma guarda che è vero! Storia di come, nel 1988, in Cile il generale Pinochet (simpatica birba) abbia indetto un referendum su se stesso per attenuare le pressioni internazionali. Durante il mese precedente il voto anche alle opposizioni fu concesso, per la prima volta dal colpo di stato, di andare in tv. E il nostro, René, anche se non quello di Boris, fu il giovane pubblicitario ingaggiato per curare la campagna comunicativa della altrimenti triste e depressa opposizione. Voi di sinistra siete tutti tristi U_U dice. Allora René, aiutato da un amico uguale a Epifanio, shakera tutte le carte in tavola e, anziché una serie di spot che ricordano i crimini del fasciogoverno, punta tutto su di un messaggio di arcobaleno e luce e sorrisi e speranza per il futuro. Tra le poche pubblicità che sono servite a qualcosa perché, tra la sorpresa di tutti (e in particolar modo di quella birba, che salutiamo), il NO alla dittatura vince. Il regista Pablo Larrain mantiene il focus sul periodo nero della dittatura cilena, come nei film precedenti. Ma lo fa attraverso un tema e un attore principale all’apparenza più spensierati. René è Gael coso, il tipo per cui un sacco di ragazze continuano a dire spagnolo nano tutto tano (no ok, non è spagnolo, non ricordo ma non me ne può fregare di meno di dove sia. Sai cosa? É uguale!). A sua volta il problema di Gael è che, ca**o, sembra sempre che abbia 18 anni. É basso. E lo fanno pure andare in giro in skate -.- non so, potevano dargli anche uno yoyo già che c’erano, perché non uno yoyo? Da un lato è il nuovo e giovane che con nuove (e giovani) strategie riesce letteralmente a ribaltare un paese, servendosi delle tecniche che di solito vengono definite armi di distrazione di massa. Dall’altra ha una famiglia, sconquassata ma ci si vuol bene, e insomma, questi fasci che ti aspettano fuori dalla porta non mettono di buonumore. Il tutto è girato con una camera degli anni quelli, di modo che è impossibile vedere la differenza tra il girato nuovo e i molti spezzoni dell’epoca, e anche gli spot, di cui molti si possono trovare sul tubo. Un film sui e con i giusti, fermo restando che dargli un oscar non stava né in cielo né in terra, escono una trentina di film altrettanto giusti l’anno :/

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