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Recensione su Manta Ray

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Poche chiacchiere / 13 settembre 2018 in Manta Ray

Poche chiacchiere e ricercato design (la locandina è già indicativa di ciò). Una storia di amicizia virile che assomiglia però anche allo schema del “ragazzo e il suo cane”, dato che una delle due parti è muta e sembra dover imparare tutto quello che l’altra parte le mostra.
Come ho letto in un altro commento, questo film ha 12 finali. Il primo twist arriva a metà. Da quel momento in poi l’amicizia assume contorni leggermente perversi in un susseguirsi di colpi di scena e allegorie grafiche, con rimandi alla persecuzione dei Rhoingya (a cui il film è dedicato).

3 commenti

  1. paolodelventosoest / 13 settembre 2018

    Pensavamo che dopo Apichatpong Weerasethakul non avremmo avuto altri autori impronunciabili, e invece 😀

  2. Stefania / 14 settembre 2018

    12 finali (o quelli che sono…) in un film di soli 105 minuti: a pelle, questa abbondanza di narrazioni in un tempo abbastanza contenuto mi intriga molto 🙂

    • Francesco / 14 settembre 2018

      mmm… non la metterei in questi termini. La narrazione è lineare, e i personaggi sempre quei due/tre. Diciamo che sono pseudofinali, un’impressione, un menarci per il naso.

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