Recensione su Maleficent

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Maleficiente (riassunto-recensione) / 7 novembre 2014 in Maleficent

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

C’erano una volta due regni vicini… solo che uno dei due, la Brughiera, non aveva sovrani, quindi tecnicamente non era un regno. In questo posto verde, luminoso e allegro vige senza motivi l’armonia: tutti si fidano di tutti e tutti sono buoni. Uno degli abitanti della Brughiera, privo della benché minima importanza, è una bambina col rossetto da p*****a, due grandi ali uncinate, corna e occhi vitrei. Costei, ci dice la voce narrante, è una fata. Una cosa dolcissima. Ci sono altre fate, nella Brughiera, ma sono tutte piccole, sceme, brutte e con insignificanti ali da insetto, mentre la nostra protagonista è grossa come un umano, molto più intelligente delle sue simili, graziosa e con un’apertura alare di ventidue metri. Non si fa il minimo accenno all’esistenza di due diverse varietà di fate, né pare ce ne siano di simili alla succitata bambina, che sembra quindi essere l’unica semiumana di tutto il posto, quella ok.
La nostra truccatissima protagonista fa la botanica, e passa le giornate a costruirsi bamboline fatte di foglie e a riparare rami spezzati. Conosciuta e amata, comprende alla perfezione la lingua degli altri abitanti della Brughiera, ma resta comunque una del mucchio, senza particolari virtù. Nonostante questo, la tenera e piccola arpia si mette subito in mostra sventando un furto: un umano, dal regno accanto, è entrato e ha sgraffignato una pietra preziosa. L’improvvisata poliziotta comincia subito a dare ordini al ladruncolo, che restituisce il prezioso. Lei getta la pietra in acqua, perché, dice, veniva da lì.
Il ladruncolo (un contadinello) doveva dunque sapere come e dove trovare pietre preziose, saper nuotare, immergersi per poter poi tornare in superficie quantomeno fradicio. Invece riemerge asciutto e tranquillo, rendendo il maltolto e facendosi amica la bambina-aquila.
Bella, scaltra, poliglotta, autoritaria, volante, amatissima e Giusta, la deliziosa protagonista porta l’incantevole nome Malefica, apparentemente perché sì e per amore dello spoiler.
(Non è ancora ufficiale, ma nel sequel il ruolo di protagonista sarà affidato alla figlia di Malefica, che si chiamerà Str***a, e tutti la ameranno. Siamo in attesa di conferma.)
Certo, con quell’aspetto non potevano chiamarla ‘Bianchina’, ma pure un illetterato dovrebbe rendersi conto che ‘Malefica’, essendo più aggettivo che nome proprio, anticipa tutto il film.

In effetti esisteva su Amazon, fino a poco tempo fa, un libro intitolato Maleficent, uscito poco prima del film. L’autore si firma Antonio Antico, e il libro non è altro che la favola della Bella Addormentata raccontata da Malefica, la quale, prima di diventare cattiva, si chiamava però Odessa. Il libro è una scemenza breve che non doveva proprio essere messa in commercio, ma comunque l’autore ha dimostrato di saper gestire i personaggi meglio della Disney.
Ma torniamo al film.

Gli anni passano.
Malefica e Stefano, ex ladruncolo e ora raffinato amante, se la intendono occasionalmente fino al compimento dei sedici anni di lei.
Dopodiché, una volta cresciuto, lui decide che è il momento di piantarla di fare il contadino s***afatine e, sempre in ossequio alla Regola del Perché Sì, scarica Malefica, fa fagotto, va al castello del suo sovrano, re Enrico, e comincia pure a fare carriera come dignitario, ovvero accendendo le candele nella stanza del re in cambio di vitto e alloggio a corte. Mica scemo.
Nel mentre, Malefica asseconda le sue inclinazioni da poliziotta e diventa ufficialmente la “protettrice” della Brughiera.
Ma re Enrico, venuto a sapere del crescente potere di Malefica, ed essendone spaventato per via della Regola (bisogna starci attenti, alla Regola), si sveglia una mattina e le manda contro il proprio esercito, anche se gli abitanti della Brughiera non gli hanno fatto assolutamente niente.
Ma la battaglia è a sfavore di re Enrico, che viene sconfitto e malmenato insieme ai suoi uomini. Tiè. Umiliato e morente, sceglie la soluzione drastica, e dice ai suoi più fidi: “Fate fuori la fata-aquila. Chi ci riesce, sarà re”. Sottinteso: a prescindere dall’eventuale grado di parentela e nobiltà. (Piantatela di chiedervi il perché delle cose, è ancora in vigore la Regola.)
Stefano coglie la palla al balzo. Fingendosi ancora interessato alle sorti dell’ex amante, torna da lei e la avverte dell’imminente arrivo di un sacco di cacciatori. Lei perdona la sua lunga assenza e la sua ambizione, lui ne approfitta per offrirle da bere, e lei non fa domande. Appartengono a due specie diverse, chissà se davvero possono bere le stesse cose? Ma in fondo parlano pure la stessa lingua, dunque vige la Regola (ve lo dicevo)! Lei beve e crolla addormentata.
Tragedia delle tragedie! Esatto. Stefano, il piccolo Stefano, che le ha rubato in casa, l’ha baciata, coccolata, le ha promesso amore e forse se l’è pure bombata per poi sparire… sì, proprio l’innocente Stefano l’ha infine anche drogata! Ma una cosa così non si poteva sospettare minimamente, ci fidavamo tutti di Stefano! Il caro, perfido, infido, ingannatore e intelligente Stefano diventa così senza preavviso il personaggio più interessante di tutto il film.
Ma tanto, essendo roba Disney, non si dà la giusta importanza al vero cattivo.
Stefano non riesce a far fuori Malefica, si limita a tagliarle le ali (forse ammazzarla sarebbe stato meno cruento). Prese le prove, le consegna a re Enrico, che, siccome è tardo, dà per scontato che la sua nemica immaginaria sia morta, e per logica conseguenza nomina Stefano suo successore (!).
Intanto Malefica si risveglia dolorante, tradita e sconvolta. Incazz**e abbestia, diventa cattiva (per finta). Si procura un servo, un trono e qualche nuvolaccia nera. Soddisfatta e autoproclamatasi, cambia mestiere e si mette a fare la regina della Brughiera.

Passa ancora qualche anno.
Stefano prende moglie e la mette incinta.
Piccolo stacchetto-plagio: saputa la notizia della gravidanza, Malefica, già fan de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, decide di emulare la scena in cui da Minas Morgul escono i soldati diretti a Osgiliath: una colonna di magia verde dritta verso il cielo e tiriamo a campare.
Qualche tempo dopo nasce Aurora, bambina che fino al momento del battesimo, poveraccia, aveva ancora qualche speranza di crescere normale e sana. Al ricevimento, tre fatine di quelle brutte e sceme fanno dei regali alla piccola, tra cui l’augurio di “essere felice ogni giorno della tua vita”. Ma un po’ d’attenzione no?
Brusca interruzione della festa. Senza invito ma con un abitino in leather niente male, si presenta una scaltra e vendicativa Malefica, che maledice Aurora con la storia del sonno-fino-al-bacio-del-vero-amore. Per Malefica è un giorno speciale: scopre infatti che quel completino le dona proprio tanto, e non lo toglierà più fino alla scena conclusiva del film.
Re Stefano manda Aurora a vivere con le tre fatine rincogli**ite in mezzo a una foresta e fa requisire tutti gli arcolai del proprio regno, ma, siccome è di intelligenza subnormale, ne brucia pochi e male, altri si limita a romperli e nasconderli nei sotterranei. Inizia la sua discesa verso la follia.
Nel mentre, assistiamo alla più totale incompetenza delle tre fatine nel crescere Aurora, la quale non mangia, non beve, gioca da sola e rischia anche di precipitare dalle rupi, se non fosse per i continui interventi di Malefica, che la salva ogni volta perché… è la Regola, diavolaccio! La protagonista si affeziona ad Aurora, sì!
La piccola cresce, non tanto sana. Si diverte a seppellirsi da sola sotto le foglie autunnali, parla con gli animali, ride, ride, ride… È consapevole della costante presenza di Malefica, di cui non conosce il nome. Le due si incontrano, e Aurora, tutta contenta, la chiama “fata madrina”. Certamente, no? Alta, occhi verde-limone, vestita di pelle, orecchie a punta, cornuta, temuta da tutti e seguita da un corvo mutaforma… che altro può essere, se non una fata madrina? La ragazza è la degna figlia del proprio padre.
Per molte notti, le due parlano, giocano e fanno amicizia.
Malefica si pente del suo maleficio e prova a spezzarlo, ma senza successo.
Infine, Aurora viene a sapere di essere figlia del re e vittima di una fata malvagia. Corre da Malefica, le urla contro che è tanto cattiva e che con lei non ci gioca più, e poi se ne va al castello.
Il maleficio è valido ancora per un solo giorno, e re Stefano corre ai ripari… circa. Fa chiudere la ritrovata figlia nelle sue stanze, dove non ci sono arcolai. Ricordiamo però che re Stefano è matto come un cavallo. Nella stanza di Aurora, dietro un arazzo, c’è una porta. La ragazza bussa, una serva le apre violando tutti gli ordini del re, e lei si mette a vagare per il castello, attirata nei sotterranei dal potere del sortilegio. Siccome là sotto è pieno zeppo di arcolai, Aurora si punge e si schianta a terra dal sonno. Io avrei concluso il film qua con la scritta “Ben ti sta, cretina”.
Il piccolo principe Filippo, da un regno confinante, prova a baciare la principessa, già incontrata una volta in passato, ma lei non si sveglia.
Malefica la osserva dormire, si pente più di prima e giura di proteggerla per sempre, poi la bacia sulla fronte. E Aurora (gasp!) si sveglia. Il bacio del vero amore era quindi un bacio pedolesbo della “fata madrina”.
Non contento, per via della Regola, re Stefano costringe Malefica a combattere, e qui arriva una nuova perla. Dopo il crossover con Il Signore degli Anelli, tocca ora a Catwoman. Priva del suo consueto mantello e sfiancata dalla lotta, Malefica è ridotta a uno scheletro rivestito di leather a quattro zampe sulle scale. Una frusta avrebbe completato il quadretto.
Aurora vuole aiutare Malefica. Recupera le sue ali, perfettamente integre e funzionanti nonostante gli anni (nel mondo in cui questa storia si svolge non esiste la decomposizione) e le restituisce alla proprietaria, che riesce così a sconfiggere re Stefano.
Fine della guerra.
Re Stefano è andato, qualche tempo prima anche la moglie, quindi Aurora è la legittima sovrana. Il suo regno e la Brughiera vengono fusi e riappacificati, Malefica è di nuovo buona (ma in realtà non aveva mai smesso di esserlo, era solo il vestito) e Aurora se la farà col giovane Filippo.

Fine.
Mado’.

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