Un lupo mannaro americano a Londra

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Un lupo mannaro americano a Londra

Jack e David, due ragazzi americani in vacanza nella brughiera inglese vengono attaccati da un lupo mannaro; Jack muore mentre David rimane ferito. Mentre è ricoverato in ospedale gli appare però il fantasma dell'amico, che lo avverte: anche lui diventerà come il mostro che li ha attaccati...
Lily_Chan ha scritto questa trama

Titolo Originale: An American Werewolf in London
Attori principali: David NaughtonJenny AgutterGriffin DunneJohn WoodvineBrian GloverLila Kaye, David Schofield, Paul Kember, Frank Oz, Don McKillop, Joe Belcher, Rik Mayall, Sean Baker, Paddy Ryan, Anne-Marie Davies, Colin Fernandes, Albert Moses, Jim Henson, Michele Brisigotti, Mark Fisher, Gordon Sterne, Paula Jacobs, Claudine Bowyer, Johanna Crayden, Nina Carter, Geoffrey Burridge, Brenda Cavendish, Christopher Scoular, Mary Tempest, Cynthia Powell, Sydney Bromley, Frank Singuineau, Will Leighton, Michael Carter, Elizabeth Bradley, Rufus Deakin, Lesley Ward, George Hilsdon, Gerry Lewis, Denis Fraser, Alan Ford, Peter Ellis, Denise Stephens, Christine Hargreaves, Linzi Drew, Lucien Morgan, Dave Cooper, Susan Spencer, Bob Babenia, Ken Sicklen, John Salthouse, John Altman, Keith Hodiak, John Owens, Roger Rowland
Regia: John Landis
Sceneggiatura/Autore: John Landis
Colonna sonora: Elmer Bernstein
Fotografia: Robert Paynter
Costumi: Deborah Nadoolman
Produttore: George Folsey Jr.
Produzione: Gran Bretagna, Usa
Genere: Drammatico, Thriller, Commedia, Horror
Durata: 97 minuti

Appunti su un cult / 25 Ottobre 2017 in Un lupo mannaro americano a Londra

Cosa dire di questa mitica horror comedy? Per me è semplicemente un cult e come tale è oggetto di amore sconsiderato, per cui risulta difficile ricorrere alle argomentazioni oggettive. Provo comunque a fare qualche appunto al di là dell’istinto belluino che anima i nostri innamoramenti cinefili.
La sequenza iniziale: tanto semplice quanto efficace, gli scorci di una brughiera desolata con la struggente Blue Moon in sottofondo. Tanto basta per farci entrare nel mood di questo film.
Due amici zaino in spalla in questa desolazione che cazzeggiano, parlano di ragazze, poi la locanda, i paesani guardinghi, i presagi. Ti trovi in una brughiera circondata da bruma e oscurità con il cuore in mano. Il primo ululato è semplicemente agghiacciante, uno strepitoso indovinatissimo effetto sonoro.
Che altro poi. Beh direi l’ingrediente immancabile del cinema di Landis, la carnalità vivace, la nudità, il rossore delle guance, l’appetito sessuale. Una scena bella intensa tra il protagonista e l’ infermiera.
Il make-up che ancora oggi fa la sua bella figura. L’amico sbranato che ricompare coi suoi bei brandelli penduli, l’accurata sequenza di trasformazione dell’uomo lupo, il bel bestione peloso che appare in brevi shot con quegli occhiacci gialli da gufo allucinato.
La sequenza dentro al cinema a luci rosse, mentre danno See you next wednesday (gag ricorrente nel cinema di Landis), capolavoro del grottesco in cui sospiri orgasmici si alternano a una fantastica chiacchierata tra il protagonista, l’amico sempre più lacero e un gruppo di non-morti freschi di giornata.
Il cast? Niente di speciale davvero, eppure sono uno più perfetto dell’altro.

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Auuuuuuuuuhh… / 13 Aprile 2013 in Un lupo mannaro americano a Londra

Questo film del 1981, diretto dal mattacchione di The Blues Brothers John Landis, è una black comedy godibile e ben realizzata, diventata giustamente un cult. Ragionando a posteriori il grosso merito della pellicola è di aver contribuito a dare dignità alla folkloristica figura dell’uomo lupo, una dignità che verrà poi persa alla grande nella versione moderna della bestia. A differenza infatti del restyling dovuto a ragazzine arrapate (beate loro) che vedono nel licantropo un maschione palestrato, depilato e allergico alle t-shirt, questo mostro sacro dei mostri (perdonare il gioco di parole) è stato uno dei cardini non solo della mitologia medievale, ma anche dello stesso cinema in bianco e nero. Negli anni ’30 e ’40 del 1900, infatti, il cinema ha offerto molto spazio alle creature della notte, a partire da Dracula e Frankenstein (entrambi trasposti sullo schermo nel 1931) fino ad arrivare a L’uomo lupo del 1941 e continuando con il mostro della laguna nera, nato a metà anni ’50. Ciò ha contribuito alla nascita di stelle come Bela Lugosi, Boris Karloff e Lon Chaney jr, che può essere ricordato come “quello bravo il cui nome finisce con jr”, e che ha indossato i panni e i peli della lunatica creatura. Ma torniamo a noi. Uno dei grossi pregi del film è la resa delle atmosfere, sia per quanto riguarda la bucolica country inglese, che evidentemente non è popolata solo da giovani zitelle orgogliose da maritare a nobili che nutrono pregiudizi nei loro confronti, sia per la giungla d’asfalto metropolitana, con una Londra in cui si intrecciano vita e morte, grandi viali brulicanti di persone e vicoli oscuri. Ottimo il trucco (considerato l’anno di realizzazione del film) con il leggendario Rick Baker che vinse il primo dei suoi 7 Oscar, uno dei quali con il pessimo remake del 2010 dell’originale del 1941, che neanche Hopkins e Del Toro riescono a salvare. In generale in Un lupo mannaro americano a Londra si possono riscontrare una buona regia con un efficace uso delle inquadrature, una sceneggiatura pimpante e non lasciata al caso (con sequenze diventate iconiche) e degli attori bene in parte che purtroppo si sono un po’ persi per strada. Divertente e da riscoprire.

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Lontano dalla brughiera. / 19 Giugno 2012 in Un lupo mannaro americano a Londra

John Landis è un autore straordinario. Un tizio capace di reinventare la commedia americana, che a volte riesce a sfociare in altri generi. Cosa succede quando il regista di Animal House si cimenta nell’horror? Cosa ne esce? Un cult, of course. Un lupo mannaro americano a Londra non è solo un capolavoro unico nella ventina di film lupeschi ad Hollywood, ma è anche un particolare miscuglio tra puro humour, anche nero, e grande horror che guarda al passato. La trama non è complicata: Due ragazzi americani in gita a Londra vengono buttati fuori da una locanda malfamata e si ritrovano a vagare nella brughiera. Sentono dei ruggiti e dei grugniti, ma non ci fanno tanto caso. Quando vengono attaccati da una bestia dalla forza incredibile uno dei due muore e l’altro comincia un lento processo di mutazione. Il lupo, non solo nel cinema ma anche nella letteratura ha sempre avuto un ruolo di primo piano, dovuto al rispetto che gli antichi portavano per questa figura così terrorizzante. E in effetti, la figura del lupo, è esattamente quella che ogni horror sognerebbe di avere: Un uomo che appena vede la luce della luna si trasforma in una belva assetata di sangue. Landis, che è un grande regista, sfrutta al meglio gli effetti speciali e il make up organizzato dal leggendario Rick Baker e, servendosi di una colonna sonora loquace e di una fotografia sgargiante, costruisce il perfetto film di lupi mannari. Insieme a L’ululato di Joe Dante(con cui esce quasi in contemporanea), Landis disegna un modello di cinema sulla licantropia che troverà molti artefici in futuro. La mutazione da uomo a lupo avviene quasi in stile cronenberghiano. L’uomo comincia un lento percorso di mutazione psicosomatica, in cui di lui rimarrà ben poco. Sarà la bestia ad uscire fuori e a fari beffe di sé stessa. Se pensiamo che il film sia diventato un cult “solo” per le sue esagerazioni. Un lupo mannaro americano a Londra si fa portavoce di un tipo di horror che non vuole sottostare alle regole delle major, né dare spaventi a buon mercato, né regalare happy end, come son soliti fare gli horror di quel periodo. Ma Landis è soprattutto un regista comico. L’ironia(mai fine a se stessa), nel film c’è, eccome. Già nel prologo in cui i due amici parlano della loro vita privata si comincia ad intravedere una certa grande ironia. Nella scena della locanda sembra realmente di rivedere il Landis di The Blues Brothers. E invece si viene sopraffatti dalla pellicola, pellicola che riserva brutte sorprese. A differenza del suo scontato sequel, Un lupo mannaro americano a Londra è un capolavoro di suspance e mistero, che ci trasporta nei meandri della brughiera londinese, in cui la belva si mostra e comincia a mietere le sue vittime. Figlio di Landis più che mai, vive del make up stratosferico di Baker più degli altri film a cui ha collaborato Rick e si pone come modello principale anche per successivi film con al centro il tema della mutazione. E ricordate “Rimanete sulla strada e state lontani dalla brughiera”. O avrete grandi spaventi targati Landis.

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