Recensione su Le vacanze di Monsieur Hulot

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20 ottobre 2014

Tati aveva una dote rara, non solo tra i comici ma tra i registi in senso assoluto. Aveva quello sguardo d’insieme, quel senso organico dell’opera che faceva sì che una scena divertente fosse una SCENA e non una scenetta, che lo portava a curare la coesione di ambienti e atmosfere, che trasformava una partita di pingpong in un ballo, la confusione in uno stralunato meccanismo a orologeria e gli imbarazzi in occasioni per reinventare il mondo.
Tutto ruota attorno al candido e altissimo monsieur Hulot, sempre troppo titubante, troppo sbadato, troppo fuori tempo rispetto ai ritmi di chi ha attorno. Anche in un’occasione di riposo e svago quale dovrebbe essere una vacanza al mare in una pensioncina della costa bretone. Hulot parla poco e in maniera buffa, sembra quasi uscito da un film muto (e certo là ha parenti) ma è in realtà chiaramente zittito dall’impeto e dal vociare dei vacanzieri, nonché dal suo impaccio nel muoversi tra i suddetti. Ogni occasione di festa o di socializzazione lo trova inadatto, goffo o distratto ma non lo lascia indietro, lo trascina invece in avventure catastrofiche da cui lui riesce sempre ad uscire per vie traverse con invenzioni geniali, casuali, divine. È un mondo in continuo movimento quello di Hulot ma non è caos. Ha salde leggi di rotazione e rivoluzione che fan perno su di lui e mantengono una gradevole e incantata atmosfera a dispetto di tutto. I bersagli delle gag sono tanto i compagni vacanzieri quanto Hulot stesso e non c’è sentore di aggressiva rivendicazione mirata alle abitudini estive di questo o quel ceto sociale nè prevale la malinconia dell’ escluso. Quello di Tati è un mondo e tutti fanni la propria parte, onguno è importante per far girare la giostra, per far ballare i pianeti prima che ritornino al loro posto di lavoro.
Non si può non amare questo personaggio fatto di tutti gli imbarazzi che l’età adulta vorrebbe risparmiarsi. Si finisce per sentire con lui tutte le goffaggini, le complicazioni e i disagi (persino quello causato dlla pasta di zucchero che sta per cadere). E questo è merito del regista Tati, che ci mette al centro di un ambiente visivo e sonoro coinvolgente, che gioca a catturare la nostra attenzione senza spingere, a volte facendoci seguire un rumore e a volte portandoci a particolari in secondo piano che un altro comico/ regista ci avrebbe sbattuto in faccia. Queste vacanze sono quel luminoso ricordo che le vacanze migliori sono sempre. Sono un quadretto delicato che visto da vicino brulica di vita. Sono un’orchestra intera che fischietta una grande sinfonia. Le vacanze di monsieur Hulot, facciamo a capirci, è una di quelle rare commedie con cui si ride spesso ma si sorride sempre, anche a ricordarla.

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