Il talento del calabrone

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Il talento del calabrone

Milano. Mentre il popolare Dj Steph sta per concludere una puntata del suo famoso programma notturno in radio, la redazione viene raggiunta dalla telefonata di un uomo che, dopo essersi fatto mandare in diretta, annuncia di volersi uccidere in pieno centro città. Ma la minaccia è solo il primo tassello di un piano molto ben congegnato.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Il talento del calabrone
Attori principali: Sergio CastellittoSergio CastellittoLorenzo RichelmyLorenzo RichelmyAnna FogliettaAnna FogliettaMarina OcchioneroMarina OcchioneroCristina MarinoCristina MarinoGuglielmo Favilla, Gabriele Greggio, David Coco, Gianluca Gobbi, Bianca Friscelli, Viola Sartoretto, Massimo Triggiani, Viviana Colais, Alessio Di Domenicantonio, Cyro Rossi, Mostra tutti

Regia: maschioGiacomo Cimini
Sceneggiatura/Autore: Giacomo Cimini, Lorenzo Collalti
Fotografia: Maurizio Calvesi
Produttore: Arturo Paglia, Isabella Cocuzza
Produzione: Italia
Genere: Drammatico, Thriller, Poliziesco

Dove vedere in streaming Il talento del calabrone

Scam per il fu Giorgio Faletti / 25 Novembre 2020 in Il talento del calabrone

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Allora ci tengo a precisare che non sono una di quelle persone che giudica i film in base ai libri da cui sono tratti ma qui il problema è a monte perché quello che dispiace è che non è stato dichiarato da nessuna parte(o almeno io non l’ho trovato scritto) che il film fosse ispirato, almeno liberamente, al romanzo Io Uccido di buon anima di Giorgio Faletti. E seppur trovi la rivisitazione anche originale a modo suo, soprattutto nel finale(molto intelligente il marchingegno ideato), ci sono troppi elementi copiati dal romanzo:

ATTENZIONE SPOILER DEL ROMANZO
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– l’ipotetico assassino che chiama in radio confessando che commetterà un crimine a causa di un palese trauma che ha subito, e va bene;
– il profondo attaccamento dell’assassino alla musica classica ricercata, e va bene;
– la scritta gigante On Air inquadrata più volte(chi ha letto il libro capirà), e va bene;
– lo speaker di successo che è legato indissolubilmente alla crisi che si è generata, e va bene;
“l’assassino” (se cosi possiamo chiamarlo) non telefonava mai da chissà dove ma dalla sede delle radio;
– il detective che qui è un colonnello dei carabinieri ha un approccio rude come il detective Frank Morelli del libro, specie quando sbatte al muro quel poveraccio di speaker che voleva andarsene(e voglio ben vedere) e lo minaccia di “fargli saltare il cervello”(?).Ma cosa? Ma dove? Detta da un carabiniere è esilarante.
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FINE SPOILER

Quando gli sceneggiatori capiranno che certe battute non possono essere dette in italia, da determinai attori diretti da determinati registi in determinati contesti? Se rido in un film dove non c’è nulla da ridere mi sorgono dei dubbi.
Comunque il film si lascia vedere tutto sommato, nulla di cosi scadente, ma il non sapere se sia un mezzo latrocinio per non comprare i diritti o una rivisitazione del romanzo mi lascia molto perplesso perché non vedo il valore aggiunto.

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Bel lavoro! / 21 Novembre 2020 in Il talento del calabrone

Un film solido e riflessivo!
Anche se non amo molto Castellitto, in questo ruolo mi è piaciuto molto. Anche la prova di Richelmy nei panni del DJ Steph è molto incisiva, a differenza della Foglietta sclerotica e instabile, troppo caricata.
A metà film avevo gia intuito dove andava a parare, ma non dei dettagli molto rilevanti: nonostante ció il film, in partenza lento, si anima e si concentra emotivamente dalla metà in poi su tasselli che si collegano man mano fino al finale.
Un film italiano che, una volta tanto, colpisce!
7/10.

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Traballante / 19 Novembre 2020 in Il talento del calabrone

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sulla carta, Il talento del calabrone è uno di quei film che aspetto come una manna dal cielo, perché è uno di quei film italiani che -spiego meglio- osano muoversi in territori quasi inesplorati dalle produzioni nazionali contemporanee, attingendo a immaginari battuti altrove, pur tentando di inserire nella costruzione della trama una serie di peculiarità tutte locali.
Insomma, complice anche lo slittamento dalle sale ad Amazon Prime Video a causa del COVID-19 (del film, era prevista una distribuzione al cinema a marzo e, poi, il titolo è stato pubblicato sulla piattaforma a novembre), ho confidato a lungo nel secondo lungometraggio di Giacomo Cimini (già pratico di quel cinema di genere italiano così raro), co-sceneggiato con l’esordiente Lorenzo Collalti.
Ma ne sono rimasta molto delusa.

Sull’apparato tecnico e sulla padronanza del tema del ricatto (telefonico), c’è poco da dire. Gli effetti visivi sono ottimi e tutti i cliché del genere, tipici del cinema action/thriller statunitense (fare un elenco dei film e dei telefilm in cui compare la contrattazione a mezzo telefonico sarebbe inutile), sono sciorinati con meticolosità. A supportare la credibilità degli strumenti usati dall’attentatore, ci sono anche precisi riferimenti tecnici e super esperti informatici in collegamento video con le forze dell’ordine.
Quel che traballa drammaticamente è la caratterizzazione d’ambiente e dei personaggi.
Se, pure, il ritmo della prima parte del film sia eccellente e il Carlo di Sergio Castellitto possa intrigare anche lo spettatore più scafato, a fronte di stereotipi triti (la passione per la musica classica, in primis), di questo film non salvo molto altro.

La critica alla cultura massmediologica è blanda (l’apporto narrativo dell’elemento “pubblico del programma radiofonico”, al di là del reiterato peso affidato al fattore numerico che lo denota, è nullo, non si comprende neppure se la passività degli ascoltatori di fronte agli eventi sia una precisa reazione ai fatti in scena o sia un problema di script), il Dj Steph di Lorenzo Richelmy è un coacervo di mediocrità privo di mordente e fascino, le figure di contorno (regista, redattrice, ecc.) sono impalpabili. Non mi è piaciuta affatto la Rosa Amedei di Anna Foglietta: alla ricerca dell’icona eroistica al femminile, il suo personaggio è completamente vuoto, la Foglietta (purtroppo) non riesce a cavarne niente che vada oltre qualche sguardo da dura e battute (povere) dette in maniera poco plausibile, perciò a poco è valso piazzarle addosso un abito elegante di raso abbinato a fondina e pistola, tentando di renderla l’Atomica Bionda de noartri.

Nonostante tutto, però, vista la precisa volontà di mescolare topoi d’oltreoceano con caratteri tutti italiani e apprezzata la padronanza di reparti tecnici come fotografia, scenografia ed effetti visivi, confido in un nuovo film di Cimini, sicuramente più solido nella sceneggiatura (ma… la storia dei bitcoin, poi?).

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