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Recensione su Le conseguenze dell'amore

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8 marzo 2014

Vivere in eterna solitudine, sempre con gli stessi pensieri, compiendo sempre le stesse azioni, sperando che qualcosa o qualcuno ci salvi da questo limbo, che ci faccia tornare alla vita.
Quel qualcosa sono gli occhi di una persona a noi vicina, il suo contatto, il solo poterle parlare, anche solo per un istante…che bello poter avere di nuovo un contatto umano, che bello poter rivivere un emozione, sentirsi di nuovo vivi…e cosa non si farebbe per poter stare per sempre accanto a quella persona, per quel misero istante di felicità…
E’ il terzo film di Sorrentino che vedo(dopo “L’uomo in più” e “la grande bellezza”) e ancora una volta sono rimasta colpita dalla sua immensa profondità…il regista partenopeo ha dato vita a un noir di altissima classe che seduce lo spettatore già dal primo fotogramma con inquadrature che indugiano su sguardi, su occhiate timide, furtive e allo stesso tempo appassionate…in primo piano c’è sempre il volto di un uomo, sempre quello di Toni Servillo, il volto di un uomo al quale è stata rubata ogni gioia di vita, il volto di un uomo che vive meccanicamente sempre la solita esistenza, il volto di un uomo schiavo di una vita che non gli appartiene.
Il film di Sorrentino riesce a sorprenderti per la bellezza delle sue immagini, per la claustrofobia che circonda ogni situazione, per il susseguirsi di fotogrammi che ci raccontano la vita notturna di un uomo in perenne crisi d’insonnia che, pur di non pensare alla sua misera vita, compie indefessamente mille azioni, mille gesti…e poi c’è quella voce fuori campo, quella voce che ci racconta, che da spiegazioni e rassicurazioni più a noi stessi che al personaggio…meraviglioso.
Una sceneggiatura fatta di pochissime battute ma essenziali, di dialoghi talvolta buffi e ironici, ma totalmente inerenti alla condizione e allo stato d’animo del protagonista.
Le musiche sono perfette, completamente intimiste e ritmate, atte a rimarcare ogni istante i movimenti di una vita lenta, di una vita noiosa, di una vita sempre uguale, una sorta di prigione senza fine, senza via d’uscita.
Un film inconsueto e bellissimo, un film interamente costruito sull’introspezione di un uomo fragile, con le sue paure che sono le stesse che albergano in ognuno di noi, un uomo con il quale è fin troppo facile immedesimarsi.
C’è solo l’amore che può salvarci, solo l’amore è in grado di salvare un uomo, di riportarlo alla vita…ecco che gli splendidi occhi verdi di una giovane barista, ecco che l’amore silenzioso sconvolge tutto un intero equilibrio, riporta l’uomo alla vita, anche se per brevissimo tempo.
Non ho parole adatte per descrivere la bravura di Toni Servillo, nella freddezza delle sue espressioni del viso(sempre corrucciato, sempre cupo, sempre composto) , dimostra tutto il dolore di chi è stato condannato dalla vita a un intera esistenza fatta solo di solitudine.
Dietro tutto questo c’è la bravura di Sorrentino, c’è il suo stile curatissimo nei minimi particolari, c’è la sua introspezione, c’è il suo talento onirico e surreale.
Sarà un’altra frase fatta e banale, ma anche in questo caso ci troviamo davanti a un film non per tutti…ti lascia dentro un vuoto e un amarezza che facilmente si riescono a dimenticare…
Uno dei film italiani più belli degli ultimi anni, figlio di uno dei più grandi talenti degli ultimi anni.
Bellissimo e immensamente triste.

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