Recensione su La dolce vita

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M / 24 Gennaio 2020 in La dolce vita

Nella prima celeberrima scena del film un simbolo divino viene trasportato fuori dalla comunità.
La comunità vive un’esistenza senza dio.
Gli individui della comunità sono un po’ malinconici, ma in fondo non gli interessa.
Si brinda “all’annullamento di tutto!”

Tutto è già stato detto su La dolce vita, non resta che riassumerlo in maniera stravagante per far finta di essere originali.

Volevo solo dire che c’è una scena, dopo circa due ore di film, quando Marcello è ospite nel castello fuori Roma, in cui rincontra Maddalena e questa lo lascia solo in una stanza ma senza che i due smettano di dialogare tramite un gioco di echi: è un topos, lui può parlare ma non può vedere l’interlocutrice, come sul divano dello psicologo o nel confessionale: allo stesso tempo seduta psicanalitica, penitenza cattolica e dichiarazione d’amore fra i due, i tre atti vengono bruscamente interrotti dall’arrivo di un altro spasimante di Maddalena, che smette di rispondere per baciare il nuovo venuto, lasciando Marcello solo nel silenzio chiedendosi che fine abbia fatto la sua amata.
Ecco, quella cosa lì è la perfezione.

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