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La dolce vita

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La dolce vita
La dolce vita

Roma, primi anni Sessanta. Il bel Marcello è un aspirante scrittore che, per sbarcare il lunario, lavora per un giornale scandalistico: si apposta fuori dai locali frequentati da attori e starlette straniere.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: La dolce vita
Attori principali: Marcello MastroianniAnita EkbergAnouk AiméeYvonne FurneauxMagali NoëlAlain Cuny, Annibale Ninchi, Walter Santesso, Valeria Ciangottini, Riccardo Garrone, Ida Galli, Lex Barker, Nadia Gray, Adriano Celentano, Jacques Sernas, Polidor, Enrico Glori, Laura Betti, Nico, Enzo Cerusico, Alain Dijon, Oretta Fiume, Harriet Medin, Liana Orfei, Giò Stajano
Regia: Federico Fellini
Sceneggiatura/Autore: Federico Fellini, Ennio Flaiano, Pier Paolo Pasolini, Tullio Pinelli, Brunello Rondi
Colonna sonora: Nino Rota
Fotografia: Otello Martelli
Costumi: Piero Gherardi
Produttore: Giuseppe Amato, Franco Magli, Angelo Rizzoli
Produzione: Francia, Italia
Genere: Drammatico, Commedia
Durata: 176 minuti

La dolce / 31 Gennaio 2018 in La dolce vita

Bellissimo film

Con Fellini non c’è mai un easy feeling / 20 Febbraio 2013 in La dolce vita

Un filmone lungo, pesante e per certi versi difficile, non fosse altro che per la ricerca compulsiva di simboli. Detta così, vi suonerà come un’asserzione fatta per affossare un’opera; ma in questo modo di fatto tolgo l’unico sassolino nella scarpa, tiro i miei pugni sul muro di quel greve monocorde simbolismo felliniano, quella persistenza artistica che lo porta a frequentare fino all’usura certi luoghi dell’immaginario. Il cinema di Fellini porta lo spettatore all’amore rabbioso, morboso e disperato di Emma per Marcello. Non può (non deve?) esserci del facile feeling.
C’è la Roma borgatara e la Roma snob, c’è la prostituta e la signora annoiata, c’è la superstizione miracolistica popolana e l’esoterismo vip, c’è l’Eva fragile, isterica, elegante e felina e l’Adamo dandy, gonnaiolo, accidioso e sopraffattore. C’è una dicotomia assillante, sì, e c’è pure una esibizione continua di gesti d’arte gratuita e orgogliosamente fine a sè stessa, vezzi e sbaffi dell’élite mondana, come l’immersione sacralizzata della prosperosa Eckberg nella Fontana di Trevi, i balli sfrenati, le orchestrine e i ballerini rigorosamente esotici. Fellini, un po’ come Welles, si impossessa della camera e ci pigia dentro tutto, con grandeur consapevolissimamente kitsch, in un crescendo erotico e visionario, verso un finale che spezza i fili logici, arrabbiato, ancestrale, molle come un mostro marino arenato sulla spiaggia.

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