La dolce vita

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La dolce vita

Roma, primi anni Sessanta. Il bel Marcello è un aspirante scrittore che, per sbarcare il lunario, lavora per un giornale scandalistico: si apposta fuori dai locali frequentati da attori e starlette straniere.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: La dolce vita
Attori principali: Marcello MastroianniMarcello MastroianniAnita EkbergAnita EkbergAnouk AiméeAnouk AiméeYvonne FurneauxYvonne FurneauxMagali NoëlMagali NoëlAlain Cuny, Annibale Ninchi, Walter Santesso, Valeria Ciangottini, Riccardo Garrone, Ida Galli, Lex Barker, Nadia Gray, Jacques Sernas, Polidor, Laura Betti, Nico, Alain Dijon, Audrey McDonald, Mino Doro, Giulio Girola, Domino, Carlo Musto, Enzo Cerusico, Giulio Paradisi, Enzo Doria, Enrico Glori, Adriana Moneta, Massimo Busetti, Gabriella Andreini, Oretta Fiume, Harriet Medin, Cesarino Miceli Picardi, Gianfranco Mingozzi, Umberto Orsini, Adriano Celentano, Franca Pasut, Archie Savage, Giò Stajano, Liana Orfei, Maria Teresa Vianello, Alberto Plebani
Regia: Federico FelliniFederico Fellini
Sceneggiatura/Autore: Federico Fellini, Tullio Pinelli, Ennio Flaiano, Brunello Rondi, Pier Paolo Pasolini
Colonna sonora: Nino Rota
Fotografia: Otello Martelli
Costumi: Piero Gherardi
Produttore: Giuseppe Amato, Angelo Rizzoli, Franco Magli
Produzione: Francia, Italia
Genere: Drammatico, Commedia
Durata: 176 minuti

M / 24 Gennaio 2020 in La dolce vita

Nella prima celeberrima scena del film un simbolo divino viene trasportato fuori dalla comunità.
La comunità vive un’esistenza senza dio.
Gli individui della comunità sono un po’ malinconici, ma in fondo non gli interessa.
Si brinda “all’annullamento di tutto!”

Tutto è già stato detto su La dolce vita, non resta che riassumerlo in maniera stravagante per far finta di essere originali.

Volevo solo dire che c’è una scena, dopo circa due ore di film, quando Marcello è ospite nel castello fuori Roma, in cui rincontra Maddalena e questa lo lascia solo in una stanza ma senza che i due smettano di dialogare tramite un gioco di echi: è un topos, lui può parlare ma non può vedere l’interlocutrice, come sul divano dello psicologo o nel confessionale: allo stesso tempo seduta psicanalitica, penitenza cattolica e dichiarazione d’amore fra i due, i tre atti vengono bruscamente interrotti dall’arrivo di un altro spasimante di Maddalena, che smette di rispondere per baciare il nuovo venuto, lasciando Marcello solo nel silenzio chiedendosi che fine abbia fatto la sua amata.
Ecco, quella cosa lì è la perfezione.

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La dolce / 31 Gennaio 2018 in La dolce vita

Bellissimo film

Con Fellini non c’è mai un easy feeling / 20 Febbraio 2013 in La dolce vita

Un filmone lungo, pesante e per certi versi difficile, non fosse altro che per la ricerca compulsiva di simboli. Detta così, vi suonerà come un’asserzione fatta per affossare un’opera; ma in questo modo di fatto tolgo l’unico sassolino nella scarpa, tiro i miei pugni sul muro di quel greve monocorde simbolismo felliniano, quella persistenza artistica che lo porta a frequentare fino all’usura certi luoghi dell’immaginario. Il cinema di Fellini porta lo spettatore all’amore rabbioso, morboso e disperato di Emma per Marcello. Non può (non deve?) esserci del facile feeling.
C’è la Roma borgatara e la Roma snob, c’è la prostituta e la signora annoiata, c’è la superstizione miracolistica popolana e l’esoterismo vip, c’è l’Eva fragile, isterica, elegante e felina e l’Adamo dandy, gonnaiolo, accidioso e sopraffattore. C’è una dicotomia assillante, sì, e c’è pure una esibizione continua di gesti d’arte gratuita e orgogliosamente fine a sè stessa, vezzi e sbaffi dell’élite mondana, come l’immersione sacralizzata della prosperosa Eckberg nella Fontana di Trevi, i balli sfrenati, le orchestrine e i ballerini rigorosamente esotici. Fellini, un po’ come Welles, si impossessa della camera e ci pigia dentro tutto, con grandeur consapevolissimamente kitsch, in un crescendo erotico e visionario, verso un finale che spezza i fili logici, arrabbiato, ancestrale, molle come un mostro marino arenato sulla spiaggia.

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