Recensione su La collina dei papaveri

/ 20117.2157 voti

30 settembre 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Visto in un momento di non so quanto mia inutilmente forte emotività (come un vitello piansiiiii), il film di Goro, figlio maggiore di Hayao Miyacoso, che c’è ancora gente che giustamente si flagella da quando ha detto che non ne fa più. Umi è una ragazzina che fa due cose (no ma cosa avevate pensato? O_o ), va a scuola e a casa si fa un c**o così per prendersi cura della famiglia sua variamente allargata. Siamo in Jap, precisely a Yokohama nel ‘63. Che tutti abbiamo presente benissimo no? Il padre è morto in mare tra gli scarti delle guerre di Korea, la madre torna quando le capita perché è prof. A scuola conosce Shun. Shun difende il Quartier Latin, il Quartier Latin è un casone dove gli studenti fanno i vari club e sta per essere demolito. Umi aiuta Shun a rimettere a sbarluccichio il Quartier, e a non farlo demolire. Parallelamente, si innamora, ma… scoprono di essere fratelli! Tallà! Ma poi… non lo sono di nuovo più! Belin si scopa! No. Insomma, inevitabili sono i paragoni col padre (di Goro dico, non di Umi e Shun), che pure mette la firma alla sceneggiatura. Goro ha un che di nuovo e di swing (la scena del ripulisti del Quartier è una specie di Internazionale jazz – no, non lo so che ho detto, però mi fa molto ridere :/), ed è interessato a dipingere un contesto storico e una malinconia perduta di lotte e purezze studentesche. Non ha invece, o non gli interessa, il magico e la delicatezza del tocco e dei dettagli nascosti. O meglio si cura di altri dettagli, il porto della città a quell’epoca riprodotto a puntino e il rapporto candiderrimo tra Umi e Shun. Tutto ciò ne fa un film d’ambiente e contorno più che di trama e personaggi (antagonisti veri non ce ne sono. Manco persone antipatiche), di ricordi e toni delicati, lasciando le passioni relegate alla sfera collettiva. Non trascurabile il fatto che il film sia stato per gran parte prodotto nei mesi successivi allo tsunami del 2011, il che si riverbera inevitabilmente nel rimboccarsi le maniche e dai-che-insieme-ce-la-facciamo dei protagonisti.

2 commenti

  1. laschizzacervelli / 30 settembre 2014

    Se hai pianto per questo posso solo immaginare quante sedute dall’analista ti possa essere costato ‘Una tomba per le lucciole’, se l’hai visto 🙂

  2. tragicomix / 1 ottobre 2014

    Una tomba per lucciole mi è capitato di vederlo in una retrospettiva al cinema e sono uscito sotto shock 😀 e poi ricordo che pensavo che se fossi stato un bambino e mi avessero fatto vedere quella cosa lì mi si sarebbe bloccata la crescita :/ era devastante :””””””””””””””'(

Lascia un commento

jfb_p_buttontext