La collina dei papaveri

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La collina dei papaveri

Yokohama, 1963. Umi è una liceale, orfana di padre, morto durante la guerra di Corea, la cui madre lavora come insegnante negli Stati Uniti. La ragazza vive con la nonna e i fratelli in una grande casa ricavata in un ex-ospedale, in cima a quella che viene chiamata la collina dei papaveri. Durante una manifestazione di protesta a scuola, Umi incontra e fa amicizia con il coetaneo Shun, adottato da bambino da un battelliere.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: コクリコ坂から
Attori principali: Masami NagasawaJunichi OkadaKeiko TakeshitaYuriko IshidaRumi HiiragiJun Fubuki, Takashi Naito, Shunsuke Kazama, Nao Omori, Teruyuki Kagawa, Haruka Shiraishi, Tsubasa Kobayashi, Aoi Teshima, Gorô Miyazaki
Regia: Gorô Miyazaki
Sceneggiatura/Autore: Hayao Miyazaki, Keiko Niwa
Colonna sonora: Satoshi Takebe
Produttore: Toshio Suzuki, Chizuru Takahashi, Tetsurô Sayama, Nobuo Kawakami
Produzione: Giappone
Genere: Orientale, Drammatico, Animazione
Durata: 91 minuti

Passabile… Ma non troppo… / 1 Febbraio 2016 in La collina dei papaveri

Non certo un grande film questa Collina dei Papaveri. Risulta un po’ troppo lento e non particolarmente coinvolgente.
Sicuramente di animazioni migliori ce ne sono…
Francamente non lo consiglierei.
Ad maiora…

30 Settembre 2014 in La collina dei papaveri

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Visto in un momento di non so quanto mia inutilmente forte emotività (come un vitello piansiiiii), il film di Goro, figlio maggiore di Hayao Miyacoso, che c’è ancora gente che giustamente si flagella da quando ha detto che non ne fa più. Umi è una ragazzina che fa due cose (no ma cosa avevate pensato? O_o ), va a scuola e a casa si fa un c**o così per prendersi cura della famiglia sua variamente allargata. Siamo in Jap, precisely a Yokohama nel ‘63. Che tutti abbiamo presente benissimo no? Il padre è morto in mare tra gli scarti delle guerre di Korea, la madre torna quando le capita perché è prof. A scuola conosce Shun. Shun difende il Quartier Latin, il Quartier Latin è un casone dove gli studenti fanno i vari club e sta per essere demolito. Umi aiuta Shun a rimettere a sbarluccichio il Quartier, e a non farlo demolire. Parallelamente, si innamora, ma… scoprono di essere fratelli! Tallà! Ma poi… non lo sono di nuovo più! Belin si scopa! No. Insomma, inevitabili sono i paragoni col padre (di Goro dico, non di Umi e Shun), che pure mette la firma alla sceneggiatura. Goro ha un che di nuovo e di swing (la scena del ripulisti del Quartier è una specie di Internazionale jazz – no, non lo so che ho detto, però mi fa molto ridere :/), ed è interessato a dipingere un contesto storico e una malinconia perduta di lotte e purezze studentesche. Non ha invece, o non gli interessa, il magico e la delicatezza del tocco e dei dettagli nascosti. O meglio si cura di altri dettagli, il porto della città a quell’epoca riprodotto a puntino e il rapporto candiderrimo tra Umi e Shun. Tutto ciò ne fa un film d’ambiente e contorno più che di trama e personaggi (antagonisti veri non ce ne sono. Manco persone antipatiche), di ricordi e toni delicati, lasciando le passioni relegate alla sfera collettiva. Non trascurabile il fatto che il film sia stato per gran parte prodotto nei mesi successivi allo tsunami del 2011, il che si riverbera inevitabilmente nel rimboccarsi le maniche e dai-che-insieme-ce-la-facciamo dei protagonisti.

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Di padre in figlio / 17 Dicembre 2013 in La collina dei papaveri

Animazioni ottime, anche se siamo lontani dagli ambienti fiabeschi che lasciavano a bocca aperta dei vari Ponyo Sulla Scogliera, La Città Incantata e via dicendo. Sebbene la storia ricordi, come detto durante il film da Shun il più “classico degli sceneggiati di terz’ordine”, l’atmosfera rilassante di quotidianità, l’ambientazione scolastica, gli intrecci tra i vari personaggi, e le caratterizzazioni di questi ultimi, rendono il film tutto sommato un ottimo prodotto. Aggiungeteci le musiche (qui non affidate al classico Joe Hisaishi bensì a Satoshi Takebe), che spaziano positivamente dallo strumentalismo del pianoforte al sax, passando poi per il clarinetto e la fisarmonica.
La collaborazione tra Gorou e Hayao, tra padre e figlio. Il vecchio e il nuovo che si fondono insieme. Il primo che dà la spinta al secondo per balzare in avanti. L’innovazione che arriva grazie all’esperienza del passato. La tematica più marcata nella pellicola, manco a farlo apposta.
La mancanza di molti dei canoni abituali dello studio, come ad esempio il rapporto con la natura, rendono La Collina Dei Papaveri uno di quei film meno vicini al collaudato “classicismo ghibliano”.
Ma non per questo lo rendono un pessimo film.

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11 Aprile 2013 in La collina dei papaveri

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mi sarei aspettata un lavoro così celebrativo del “tempo che fu” da Miyazaki padre o da Tanizaki: invece, è la nuova generazione dello Studio Ghibli, quella rappresentata da Goro, che rievoca con sentimentale nostalgia un’epoca lontana.

La resa grafica è stupefacente, ma quella narrativa lascia un po’ a desiderare, attorcigliandosi lacrimevolmente su sé stessa, tirando per i capelli un happy ending francamente superfluo.

Benché, poi, abbia apprezzato l’intersecarsi delle vicende personali dei protagonisti con quelle collettive dei loro compagni di studio, ho trovato abbastanza fastidiosa la celebrazione finale della massa che omaggia il leader di turno.

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Mi aspettavo di meglio / 18 Febbraio 2013 in La collina dei papaveri

Goro Miyazaki torna con un buon lavoro, decisamente meno deludente de “I racconti di Terramare”. Gli influssi del padre sono palesi, stile quasi identico ma a cui manca la magia con cui è capace di coinvolgerti Miyazaki senior.
Storia carina, semplice, ma poco dettagliata e troppo affrettata sul finale. Il rapporto tra i due ragazzi rimane incerto e per quanto mi riguarda non ho apprezzato il finale così aperto.
Buono il doppiaggio, la scelta delle voci, ma non mi sono trovata affatto d’accordo con alcune parti nella traduzione, troppo poco scorrevole e rigida.

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