Recensione su Confessions

/ 20107.5165 voti

27 Maggio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Inframmezzato da nuvole che corrono a volte, a volte camminano. In principio un’insegnante in una classe di pischelli japu parla, ma non la ascolta nessuno; è il suo ultimo giorno, e il suo parlare prende rapido le sembianze di una storia, la storia della figlia ammazzata da due studenti di quella classe. Toh, tutti l’ascoltano. Siccome giustizia non è stata fatta, la vendetta dell’insegnante deve percorrere altre strade. Troppe, da aver voglia di riepilogarle. Il regista matto di Kamikaze girls, “il film con le gothic lolita” o quel che era, si conferma matto e non necessariamente così pinkie, anzi, decolora questo matto mondo giapponese e malato, come a sottolineare le tenebre attraverso cui sta passando la sua società. La società giapponese è colpevole e deve morire: infatti non c’è nemmeno un bidello quando serve, quando stanno avvelenando il futuro del paese con sangue infetto all’AIDS, e genitori, ci sono tantissimi genitori. Tutti un totale fallimento, nel loro ruolo genitoriale, e lo sono come tutte le istituzioni. Da queste premesse non c’è da stupirsi che i figli crescano un po’ tocchi. Si parte dall’insegnante, vittima e carnefice, ma con il procedere della storia si moltiplicano e accavallano i punti di vista dei vari personaggi, che permettono di ricostruire la vicenda, a volte con più verità. I ragazzi compiono nefandezze di ogni tipo senza rendersene conto, perché troppo spessa è ormai la loro corazza di telefonini e solitudine, peut-etre. Il filone della vendetta sta benissimo, grazie, nello spensierato oriente. Categoria sick movies, pure questo, nella sostanza così come nella forma. Tetsuya Komesikiama infatti da pure troppo libero sfogo a mille e trentatre registico-virtuosismi, inquadrature, rallenty esasperato, in avanti, in indietro, (de)composizione della scena e delle persone, di tutto e di troppo. Un bel taglio alla parte centrale e PARECCHI rallenty in meno facevano solo che bene. Ciò detto, il racconto viaggia, colpi di scena estenuanti e a ripetizione, ricerca dell’estetizzazione spinta, due astropianeti più avanti nella ricerca di qualcosa di diverso e fuori dalle righe. Piaciuto molto, e trovato altrettanto japu, aspetto un film sick e ITA.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext