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Confessions

/ 20107.6159 voti

Capolavoro? / 6 Luglio 2016 in Confessions

Capolavoro? L’ ho appena visto e se avessi guardato un video anni 90 degli smashing pumpkins o dei radiohead , sarebbe stata la stessa cosa, anzi in certi momenti forse pure meglio. Come rovinare una bellissima storia , con delle immagini cosi banalizzanti. 3 min dico 3 min ad inquadrare una tazza di the . Perché perché perché. ..

12 Giugno 2015 in Confessions

…Non sbaglio se vi dico che Confessions è un vero e proprio capolavoro. Chi segue la 21st sa quanto io usi poco poco questa parola ma qui tutti i discorsi sul come “per parlare di capolavoro occorre che trascorrano anni” saltano.
Diretto da Tetsuya Nakashima, Confessions è semplicemente la storia di una vendetta. Dico semplicemente perché oggi è sempre più difficile fare un film che nella sua semplicità scuota il pubblico.. perché di fronte a Confessions è impossibile restare impassibili. Dark all’inverosimile, cattivo come pochi, pur essendo diretto da un uomo Confessions è il ritratto della vendetta secondo una donna prima e secondo una mamma poi. A me personalmente ha abbastanza inquietato e vorrei che prendeste nota di questa pellicola, nella quale la vendetta è proposta da un punto di vista femminile: il sovraccarico di rabbia, odio e violenza della protagonista si trasforma in veleno che le trasforma l’anima in una terra arida. La protagonista è Yuko Moriguchi, una giovane maestra delle scuole medie, e giunge alla conclusione di dover traformare quel veleno in una rabbia più aggraziata, un odio raffinato che dura e va avanti negli anni. In poche parole signore (e quando si parla di Confessions si dovrebbe parlare prima alle signore) e signori la sua è una violenza delicata, raffinata, elegante. Ma cosa è successo alla giovane insegnante? Mentre annuncia la sua intenzione di ritirarsi dall’insegnamento, mentre con freddezza e distacco dice addio alla classe, la donna cerca di dare una lezione sul valore della vita spiegando di come è venuta a conoscenza del fatto che due studenti di quella sezione, chiamati “studente A” e “studente B”, sono stati gli assassini della sua unica figlia Manami. In questa fase abbiamo un paio di battute che rivelano come il codice penale giapponese abbia una deficienza: la punizione per i giovani killer non è la sedia elettrica ma la detenzione in una specie di riformatorio (un po’ come qui da noi). Senza approdare sul pianeta moralismo ma forse con un pizzico di retorica Tetsuya Nakashima cerca di mettersi nei panni di chi ha perso un caro e di chi pretende giustizia. La cosa bella però è la consapevolezza da parte della protagonista della fallacità della pena di morte. Lei non vuole solo uccidere la coppia di studenti: l’insegnante infatti ha contagiato il latte che questi due alunni hanno appena ingerito con del sangue infetto dal virus dell’HIV del suo compagno.
Qusto è quello che intendo quando parlo di una violenza delicata, una vendetta raffinata ed elegante. Una vendetta che ti porta al manicomio, una violenza che si propaga negli anni. In una parola, femminile. Ma il film non finisce così, questi sonon solo i primi venti minuti. Il film continua e la vendetta continua, i mesi passano e la maestra mostrerà al pubblico spettatore e ai due colpevoli (in un certo senso diventano addirittura meno colpevoli della classe stessa visto che la classe si mette sullo stesso piano del duo pianificando delle punizioni giornaliere distribuite nell’anno scolastico) che non ha dimenticato quello che è avvenuto e che il latte contaminato è solo un gradino della lunga scala che porterà gli studenti A e B alla pazzia. Confessions è sinonimo di vendetta, una vendetta effettuata da una persona che cerca di ricordare un innocente ucciso in modo sadico. Se qualcuno mi chiedesse che cosa è per te Confessions, io gli risponderei semplicemente che è un film “cattivo” e nella classifica dei miei film “cattivoS” Confessions io lo metterei fra Un tranquillo week end di paura di Boorman, Un borghese piccolo piccolo di Monicelli, Cane di paglia di Peckinpah, Lady Vendetta di Park Chan-wook
Perché Confessions è questo, un film “stronz*” come pochi, un film cattivo fino al midollo, cult instantaneo.

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Pop! / 13 Marzo 2014 in Confessions

Elegantissimo, un po’ troppo autocompiaciuto, forse, ma sicuramente ipnotico proprio per via del plasticismo quasi pittorico delle forme messe in scena.

Confessions sfrutta un paio dei temi cari alla narrativa giapponese (cinematografica, teatrale, manga), come la vendetta ed il bullismo, inserendoli in un paio di cornici anch’essi ricorrenti (scuola, casa, sia tradizionale che all’occidentale), usando, però, un formalismo ed un senso estetico notevoli: gli sfondi sono tali, passivi, gli attori sono solo vagamente espressivi. Si tratta di vero e proprio teatro delle marionette, bunraku, in cui i manovratori si sovrastano, si scoprono e si sostituiscono di livello in livello, mano a mano che la storia procede, come se tutti fossero parte di una gigantesca matrioska il cui involucro esterno è rappresentato solo apparentemente dalla prof.ssa Moriguchi, ma che è costituito, ovviamente, dal vero deus ex machina, il regista Nakashima: Manami è un vero e proprio pupazzo tra le braccia di Naoki, che è un fantoccio tra le mani di Shuya, che è destabilizzato e controllato dal complesso edipico nei confronti della madre, ecc.
A ribadire questo concetto, ho trovato molto bella la sequenza in cui Shuya e Mizuki si muovono controluce: dei loro corpi si vede, nettissima, la sola silhouette, come in teatro d’ombre. I personaggi cosa sono, in questo caso, se non proiezioni (ombre, proprie e portate, appunto) dell’autore?

Un po’ diluito sul finale, ma comunque apprezzabilissimo.

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25 Settembre 2013 in Confessions

I film più recenti ambientati nel mondo dell’insegnamento e che mi hanno colpito sono stati Monsierur Lazhar e The Detachment. Confessions per qualche verso si infila nel gruppo, senza farne parte veramente.
In questo film il disagio giovanile è il punto di partenza del racconto ma le articolazioni della sceneggiatura spingono il film in diverse direzioni: sembra un pò un’ameba la cui struttura si riformula sempre ad ogni tentativo di muoversi. Il paragone è un pò tirato per i capelli ma l’impressione che il film dà allo spettatore è questa, dal momento che si tocca anche la tematica della giustizia inetta e limitata, incapace di far luce su un caso relativamente semplice e di perseguire un colpevole estremamente pericoloso. L’autore del libro tenta di entrare nella mente di questi giovani e inutili ragazzetti che non danno alcun valore alla vita e si porta in mezzo a loro, esplorando le loro storie personali senza giustificare ma sottolinenando la vacuità dei loro pensieri e il regista ripropone con un certo cinismo la stessa idea, abbattendo il loro delirio di onnipotenza (che nel film sin traduce nell’invenzione di bombe e aggeggi apparentemente rivoluzionari come il giochino che dà la scarica) e la loro pretesa di sapere tutto della vita prima ancora di affrontare la pubertà.
Ma la sferzante critica di autore e regista si abbatte anche sul corpo docenti spesso inadatto, volutamente moderno, “amico”, ma al contempo superficiale e sui genitori egoisti e ignoranti che giustificano i loro figli anche di fronte ad azioni impietose e si rifiutano di condannarne i comportamenti più abietti.
Infine, il discorso della vendetta che è prima di tutto psicologica. Nonostante qualche schizzo di sangue qua e là e nonostante si voglia apparentemente indurre alla riflessione, il meccanismo della vendetta diventa parte di chi guarda. Non ci si può esimere dal dare ragione alla professoressa e a sostenerla quasi con rabbia.
La storia esagera in alcuni passaggi ma il parossismo è funzionale ad un discorso più ampio. Meno funzionale al racconto è il manierismo stilistico del regista, anche se da un punto di vista estetico il film è davvero ben realizzato.
Ottima la colonna sonora.

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È un 8,5 / 26 Agosto 2013 in Confessions

Un film davvero ben fatto, sembra che non esista il tempo chronos e questo lo rende già bellissimo. A questo si aggiunge un ottimo approfondimento della psicologia dei personaggi. Bello, davvero molto bello.

Vendetta all’orientale / 28 Maggio 2013 in Confessions

Le confessioni del titolo sono quelle estorte ad alcuni studenti di un liceo grazie alle quali un’insegnante riesce a fare luce sulla misteriosa morte della propria figlioletta di quattro anni .
Un film inquietante realizzato con grande stile , con una fotografia stupenda ed una dosata colonna sonora a sottolinearne i momenti più drammatici (quel sottofondo che sembra un ritmo cardiaco nella prima parte è formidabile) , che con la sua totale mancanza di pietà trasmette un notevole senso di fastidio proprio perché mette in risalto un tema serio e preoccupante come quello del disagio , se non proprio degrado morale , e della solitudine dei giovani che , quando unito ad una folle genialità in un mondo sempre più tecnologico , può alterare il valore stesso della vita nei soggetti più deboli amplificandone così un crescente isolamento affettivo .
E poi , quando entrano in gioco vendette raffinatissime , si sa che i giapponesi sono insuperabili .
Potente quanto agghiacciante , da vedere .

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27 Maggio 2013 in Confessions

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Inframmezzato da nuvole che corrono a volte, a volte camminano. In principio un’insegnante in una classe di pischelli japu parla, ma non la ascolta nessuno; è il suo ultimo giorno, e il suo parlare prende rapido le sembianze di una storia, la storia della figlia ammazzata da due studenti di quella classe. Toh, tutti l’ascoltano. Siccome giustizia non è stata fatta, la vendetta dell’insegnante deve percorrere altre strade. Troppe, da aver voglia di riepilogarle. Il regista matto di Kamikaze girls, “il film con le gothic lolita” o quel che era, si conferma matto e non necessariamente così pinkie, anzi, decolora questo matto mondo giapponese e malato, come a sottolineare le tenebre attraverso cui sta passando la sua società. La società giapponese è colpevole e deve morire: infatti non c’è nemmeno un bidello quando serve, quando stanno avvelenando il futuro del paese con sangue infetto all’AIDS, e genitori, ci sono tantissimi genitori. Tutti un totale fallimento, nel loro ruolo genitoriale, e lo sono come tutte le istituzioni. Da queste premesse non c’è da stupirsi che i figli crescano un po’ tocchi. Si parte dall’insegnante, vittima e carnefice, ma con il procedere della storia si moltiplicano e accavallano i punti di vista dei vari personaggi, che permettono di ricostruire la vicenda, a volte con più verità. I ragazzi compiono nefandezze di ogni tipo senza rendersene conto, perché troppo spessa è ormai la loro corazza di telefonini e solitudine, peut-etre. Il filone della vendetta sta benissimo, grazie, nello spensierato oriente. Categoria sick movies, pure questo, nella sostanza così come nella forma. Tetsuya Komesikiama infatti da pure troppo libero sfogo a mille e trentatre registico-virtuosismi, inquadrature, rallenty esasperato, in avanti, in indietro, (de)composizione della scena e delle persone, di tutto e di troppo. Un bel taglio alla parte centrale e PARECCHI rallenty in meno facevano solo che bene. Ciò detto, il racconto viaggia, colpi di scena estenuanti e a ripetizione, ricerca dell’estetizzazione spinta, due astropianeti più avanti nella ricerca di qualcosa di diverso e fuori dalle righe. Piaciuto molto, e trovato altrettanto japu, aspetto un film sick e ITA.

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sei e mezzo / 14 Maggio 2013 in Confessions

IL film è bello in tutta la parte visiva (anche la colonna sonora mi è piaciuta), ci sono particolari davvero esaltanti, l’effetto complessivo però è alla lunga stancante: sezioni, inquadrature slow motion spettacolari che si sviluppano una dietro l’altra con un effetto a volte pittorico (tutto ciò che prevedo la presenza dell’acqua è ripreso in una maniera materica impressionante), ma l’insieme alla fine provoca nello spettatore quasi la sola attesa della prossima inquadratura/scena ben costruita che esula da ciò che si narra.
Il tema del film si risolve sull’idea della morte e dell’adolescenza con quel misto di disagio, disturbo, bisogno di affetto, le logiche del branco e del bullismo, la disintegrazione della famiglia. Sono sorpresa dall’importanza del sangue, dalla fobia collettiva che sembra avere nella società giapponese.
Il disagio giovanile è tratteggiato molto bene, le scene nell’aula sono alienanti, confuse, caotiche come sono nella realtà, ma la costruzione a posteriori della storia risulta meccanica, quasi inceppata su se stessa: cosa c’è da scoprire? I nomi dei colpevoli? Il perchè del loro gesto iniziale e di quelli che verranno dopo? Il reale meccanismo di vendetta? Posto che a me ha dato l’impressione di disinteresse nei confronti del contenuto data la pervasiva imponenza della costruzione formale, che ritengo sia una cosa soggettiva, è la costruzione formale stessa che a mio parere rende ingessata il proseguire della storia. Non amo le voci off, almeno nel caso in cui siano invadenti e qui, oltre che imperanti, sono pure inespressive, forse causa di un doppiaggio poco oculato. La voce off si impone su quello che vediamo, la voce off si amalgama malamente, la voce off è una presenza disturbante ad un certo punto, fa l’effetto dello spiegone.
Se c’è un tratto caratteristico del film è lo spleen, plumbeo come il cielo inquadrato per tutta la prima parte, quasi uno specchio dell’animo dei ragazzi.
Riflettendo sul fatto che noi occidentali guardiamo alla società giapponese come al nostro futuro prossimo venturo c’è davvero da preoccuparsi: la sterilizzazione dei rapporti sociali e affettivi; la sparizione della malattia (lo scrittore si annulla dietro alla malattia, il bambino è isolato in casa); il disequilibrio fra ossessiva attenzione riposta nei figli e totale mancanza di questa; l’istinto adolescenziale alla sopraffazione, all’autoannullamento, l’egoismo esasperato che nessuna istituzione riesce ad imbrigliare; il rapporto malato con la celebrità, i mass media.
In linea generale molto lontano dal capolavoro

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30 Aprile 2013 in Confessions

Un trhiller psicologico veramente intenso e macchiavellico.
Ben fatto e per interpretato.
Direi tragicamente geniale!!!
Da vedere!
Ad maiora!

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